Donne nude sui depliant, azienda di Santarcangelo fuori da fiera spagnola. Arriva anche il biasimo dell'assessora
Angela Garattoni: "Utilizzare il corpo femminile come richiamo commerciale, riducendolo a oggetto e scollegandolo dal prodotto, non è una scelta neutra"
Un'azienda di Santarcangelo ha creato scalpore tra i media spagnoli locali, dopo la sua partecipazione al Conxemar, evento fieristico ospitato da Vigo, in Galizia, dedicato al mercato dei prodotti del mare surgelati. Si tratta de La Selvaggia, che è stata costretta a rimuovere il proprio stand, dopo che l'ente organizzatore aveva messo nel mirino i depliant della ditta, nei quali i prodotti messi in vendita venivano accostati a immagini di donne nude. "Come annunciato dall'organizzazione della fiera Conxemar - si legge su un quotidiano locale spagnolo - l'espulsione dell'azienda italiana che utilizzava immagini di donne nude per vendere vongole è stata eseguita con effetto immediato. Questa mattina (ieri, ndr), alle ore 9, una delegazione dell'associazione imprenditoriale si è fatta trovare davanti allo stand dell'azienda La Selvaggia per procedere con il suo allontanamento. Conxemar ha concesso un'ora di tempo, fino alle 10, affinché i rappresentanti della ditta si recassero al quartiere fieristico e ritirassero il proprio materiale. Alla fine sono stati alcuni colleghi della delegazione italiana a chiudere il loro spazio".
I titolari dell'azienda non hanno rilasciato dichiarazioni in merito, pubblicando un post sulle proprie pagine social: non è chiaro se sia riferito alla vicenda spagnola. In un post pubblicato qualche giorno fa, veniva anche annunciato un calendario 2027: le immagini che hanno creato scalpore probabilmente sono quelle che verranno pubblicate sul calendario.
Sui fatti è intervenuta l'assessora del Comune di Santarcangelo Angela Garattoni, critica nei confronti dell'azienda clementina: "La Spagna, che da anni affronta la violenza machista anche attraverso strumenti legislativi, campagne culturali e una riflessione pubblica sugli stereotipi di genere, ci ricorda che la prevenzione non riguarda soltanto la repressione delle violenze, ma anche il cambiamento di quella cultura che le rende possibili e, troppo spesso, le normalizza. La questione non è criminalizzare un’impresa o negare il diritto di fare scelte comunicative autonome, ma di riconoscere che anche la pubblicità contribuisce a costruire l’immaginario collettivo e che utilizzare il corpo femminile come richiamo commerciale, riducendolo a oggetto e scollegandolo dal prodotto, non è una scelta neutra".
"Se la libertà d’impresa è un valore - prosegue Garattoni - così come lo sono la creatività, la qualità e la capacità di distinguersi, questa libertà non ci esime dalla responsabilità di interrogarci sul significato delle nostre scelte e sui messaggi che contribuiamo a diffondere. Ogni singolo episodio può essere liquidato come una provocazione, uno scivolone di marketing o una questione di gusti. Ma tanti episodi, messi insieme, formano un mare: di stereotipi, disuguaglianze e oggettificazione che continua a condizionare il modo in cui guardiamo alle donne e al loro ruolo nella società".
L'invito dell'assessora è che "le imprese e i luoghi di lavoro diventino spazi di consapevolezza, capaci di interrogarsi sulla cultura maschilista e di contribuire a superarla. Per costruire una società in cui libertà, dignità e rispetto possano crescere insieme. Perché essere liberi e diversi non significa essere impermeabili al cambiamento. E la qualità di un’impresa si può misurare anche dalla capacità di innovare non solo i prodotti, ma anche i modi di comunicare e di pensare, senza riprodurre stereotipi che, come società, stiamo cercando di lasciarci alle spalle, diventando così protagoniste di una crescita collettiva, culturale e sociale".
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