Guerra, bollette alle stelle: rischi per le famiglie, ma anche per il turismo

Confesercenti Rimini: "Gli stati che competono con noi partono da prezzi energetici più bassi e hanno quindi una maggiore capacità di assorbire i rincari"

A cura di Riccardo Giannini Redazione
17 marzo 2026 12:50
Guerra, bollette alle stelle: rischi per le famiglie, ma anche per il turismo -
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Non è solo il rallentamento dei consumi a preoccupare le imprese italiane del terziario. A gravare sul comparto, e in particolare sul turismo, è soprattutto la nuova impennata dei costi energetici, che rischia di compromettere la competitività delle aziende in uno scenario internazionale sempre più competitivo. È l’allarme per il territorio riminese lanciato da Confesercenti, che ha elaborato in collaborazione con Innova, una simulazione sull’impatto dei recenti rincari di elettricità e gas, registrati nei 18 giorni successivi allo scoppio del conflitto in Iran. In questo periodo i prezzi all’ingrosso sono aumentati del 24% per l’energia elettrica e di quasi il 33% per il gas. Se questi livelli dovessero mantenersi fino alla fine del 2026, la bolletta energetica per le piccole-medie imprese del commercio, del turismo e dei servizi potrebbe raggiungere i 3,8 miliardi di euro, con un aggravio di quasi 900 milioni rispetto al 2025.

Le ricadute più immediate si registrano nei comparti ad alta intensità energetica, come la ricettività e la ristorazione. Secondo le stime, l’aumento medio della spesa energetica sarà di circa 1.500 euro annui per impresa, ma con punte ben più elevate per le attività turistiche: fino a 1.830 euro per un ristorante e oltre 2.700 euro per un albergo di medie dimensioni (30 camere). Un incremento che per il turismo si traduce in una doppia criticità: da un lato l’erosione dei margini operativi, dall’altro la crescente difficoltà a mantenere prezzi competitivi sul mercato internazionale.

“Gli incrementi dei costi operativi destano particolare attenzione nel turismo - sottolinea il presidente di Confesercenti Rimini, Fabrizio Vagnini -, con questi livelli di costo le imprese rischiano di essere meno in grado di resistere alla concorrenza dei Paesi competitor, che partono da prezzi energetici più bassi e hanno quindi una maggiore capacità di assorbire i rincari. Una condizione che penalizza strutturalmente l’Italia, anche a causa del peso fiscale sugli energetici, superiore alla media europea”. Il risultato è un sistema turistico più esposto agli shock dei mercati energetici, proprio mentre la competizione internazionale si intensifica.

L’aumento dei costi non colpisce solo le imprese, ma anche le famiglie. Il rincaro dell’energia riduce il potere d’acquisto e rischia di comprimere la spesa per viaggi, ristorazione e tempo libero. Le stime indicano una possibile contrazione dei consumi reali di circa 4 miliardi di euro. Una dinamica che incide direttamente sulla domanda turistica interna, aggravando ulteriormente le difficoltà delle imprese del settore.

“Il rischio - conclude Vagnini - è che la nuova ondata di rincari si trasformi in un freno alla crescita del turismo e dell’intera economia dei servizi. Servono misure di emergenza su energia e carburanti e, soprattutto, interventi strutturali, a partire dalla riduzione degli oneri di sistema”.

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