Iacoponi porta entusiasmo in casa Rimini: serve fiducia, anche se lo scetticismo è una difesa preventiva
Iacoponi al Rimini, quali saranno le prossime mosse?
Iacoponi, attaccante classe 2002, in prestito dal Parma è il primo rinforzo per l’attacco del Rimini.
di Riccardo Giannini
L’acquisto di Daniele Iacoponi ha portato entusiasmo nella tifoseria riminese, dopo alcuni giorni di dubbi davanti a una campagna acquisti giocoforza impostata sui giovani. Classe 2002, quindi under, Iacoponi è un talentuoso attaccante esterno che può giocare su entrambe le fasce, oppure in appoggio a una prima punta. A Foggia lo scorso anno ha totalizzato 18 presenze in regular season, complice anche una pubalgia che lo ha limitato a inizio stagione, ma nel corso dell’annata si è ritagliato il suo spazio, nonostante i vorticosi cambi in panchina (ben cinque, traghettatore compreso!).
Maniero, con l’acquisto di Iacoponi, ha spiazzato un po’ tutti. Perché il giocatore è un under molto forte e perché a questo punto il Rimini dovrebbe giocare con un under in meno tra centrocampo e difesa. Non è facile, per il ds, inserire tutti i tasselli.
Partiamo appunto dall’attacco: due under, Accursi e Iacoponi, e cinque over, Gabbianelli, Santini, Sereni, Piscitella e Mattia Rossetti. Santini lo società farà di tutto per trattenerlo, Sereni è un giocatore che piace molto, al di là del feeling non scattato con Gaburro. In programma ci sono due uscite, perchè servirà un centravanti di peso (non aspettatevi un bomber: quello il Rimini ce l’ha, si chiama Santini).
A centrocampo ci sono sette slot, più il giovane Cherubini. Delcarro, Pasa, Tonelli e probabilmente Vokic sono gli over, manca un under tra Ruffo Luci e Leoncini. In difesa gli slot sarebbero nove e al momento i biancorossi hanno in rosa 6 terzini e 4 difensori centrali. Con Gomez che scalpita (dovrebbe essere l’alternativa ad Acampa a sinistra), ci devono essere due uscite tra gli over.
Attendiamo dunque ulteriori novità dal mercato, ma il nuovo Rimini sta prendendo forma, tra curiosità e anche un po’ di scetticismo.
Quando nel calcio si parla di sostenibilità, quale che sia la categoria, vengono fuori i mal di pancia di chi è rimasto ancorato ad anni d’oro che non torneranno mai più, quelli del mecenatismo e dei grandi campioni della Serie A, ma anche dello “spalmadebiti”: il provvedimento politico degli anni 2000 che garantì la salvezza del nostro pallone. C’è stato poi il Rimini di Bellavista, un grande Rimini in un calcio ricchissimo.
Ecco, quel calcio lì e quel Rimini non esistono più da decenni e probabilmente non esisteranno più: non possono essere usati come metro di paragone.
Impossibile pretendere dalla nuova società la punta da 25 gol da piazzare vicino a Santini, il regista di grido, il portiere saracinesca. Nessuno prende una società calcistica per depauperarla del patrimonio tecnico, ma pensare di giocare in C senza impiegare gli under, nel calcio di oggi, è utopia, a meno di avere una proprietà effettivamente molto danarosa e con tanto gusto del rischio (se una squadra senza under dovesse rimanere per 2-3 anni impantanata in C, salterebbe il banco).
Il Rimini di Rota lo ha fatto, scelta rispettabile, giustificata con il timore di rimanere in basso con troppi giovani. Lo ha fatto sapendo che era una scelta a corto respiro. Rota ha pensato al presente e non al futuro (per i risultati Alfredo è stato un buon presidente, il Rimini gli deve rispetto e affetto, ma certi messaggi da “vedovismo spinto” letti sui social mi hanno fatto alzare il sopracciglio) e oggi la presidentessa Di Salvo deve ripartire con un progetto tecnico che di base costituisce un passo indietro proprio per la necessità di rivoltare l’organico, ringiovanendolo.
Ironia della sorte, in un’annata in cui il girone del Rimini potrebbe essere molto complicato. Di sicuro ripetere il decimo posto dell’anno scorso sarebbe un risultato eccellente.
Non è facile infatti recuperare il gap perso sul fronte under. I giovani bravi costano, scelgono altre piazze e altre categorie. Poi ci sono rivali che hanno rapporti consolidati con le società di categoria superiore, pensiamo al Pontedera che ha fatto spesa di giovani in casa Genoa, alla Vis Pesaro che pesca in casa Venezia.
Lo staff del nuovo Rimini è però formato da gente che conosce il calcio, di esperienza, e i giovani che oggi fanno storcere il naso, domani potranno essere una piacevole sorpresa. Serve fiducia e realismo, tenere i piedi per terra. Anche se forse lo scetticismo è una sorta di difesa preventiva, per essere pronti a metabolizzare eventuali delusioni sul campo che purtroppo possono materializzarsi, perché fare calcio in Serie C non è affatto facile.
E il Rimini, in questo momento storico, non può permettersi sogni di gloria, ma cercare con pazienza e programmazione di ritagliarsi il suo posto al sole.
9.1°