Il futuro delle spiagge, Della Vista: "Rimini non diventi un insieme di beach club"
"Ci deve essere spazio per il beach club, per lo stabilimento tradizionale, per lo sport, per la cultura", le parole dell'imprenditore
"Sui bandi balneari credo sia arrivato il momento di uscire da anni di incertezza e iniziare a ragionare seriamente sulla spiaggia che vogliamo costruire per la Rimini dei prossimi vent’anni. Non dobbiamo avere paura del cambiamento: se governato con equilibrio e regole chiare, può aiutarci a migliorare". Lo afferma Corrado Della Vista, Presidente di Conflavoro Pmi Rimini e Membro del Direttivo Nazionale con Delega al Turismo, intervenendo nel dibattito sul futuro delle concessioni balneari.
"Una cosa credo vada riconosciuta innanzitutto ai nostri bagnini. Per troppi anni sono stati sballottati tra proroghe, ipotesi, cambiamenti normativi e aspettative sulla possibilità di continuare la propria attività. Questa incertezza non ha fatto bene a nessuno e ha inevitabilmente frenato anche gli investimenti e l’ammodernamento del settore. È difficile chiedere a un imprenditore di investire cifre importanti quando non conosce il proprio futuro", afferma Della Vista, che chiede regole certe: "Facciamo i bandi, diamo certezze e riconosciamo, nelle forme consentite, il valore del lavoro svolto, degli investimenti, dell’esperienza e della professionalità degli operatori storici. Ma allo stesso tempo apriamo alla concorrenza. Non per cancellare chi c’è oggi, ma per dare a tutti uno stimolo a migliorare".
Sul tema della concorrenza: " Noi albergatori conviviamo da sempre con la concorrenza. Ogni nuova struttura, ogni nuovo modello di ospitalità e ogni nuovo investimento ci obbligano a rinnovarci. A volte il cambiamento può preoccupare, ma non possiamo pensare che tutto debba rimanere immobile. La concorrenza, se regolata bene, fa crescere il mercato".
Della Vista esprime invece perplessità sulle maxi aggregazioni: "Mettere insieme dieci o dodici bagnini non significa automaticamente creare un’impresa più forte. Una cosa è partecipare insieme a una gara, un’altra è gestire insieme un’impresa per molti anni".
"Parliamo di operatori che possono avere capacità economiche, età, prospettive e obiettivi differenti - osserva - e c’è chi vuole investire ancora per molti anni, chi ha una continuità familiare e chi, legittimamente, potrebbe non averla. Una grande aggregazione richiede capitali, organizzazione, una governance chiara e soprattutto una visione comune che deve durare nel tempo".
Sono criticità che, osserva, "emergono anche nelle valutazioni sulle macro aggregazioni: mettere insieme operatori con disponibilità economiche e obiettivi differenti può creare difficoltà nel reperimento delle risorse finanziarie, nella progettazione, nella realizzazione degli interventi e nella successiva gestione".
"E poi dobbiamo capirci sulle dimensioni. Quando parliamo di micro aggregazione non stiamo parlando di qualcosa di piccolo. Due stabilimenti balneari, un ristorante, un bar o un chiringuito rappresentano già un complesso turistico importante, con investimenti, personale e servizi significativi. Non abbiamo necessariamente bisogno di creare strutture mastodontiche per realizzare grandi progetti", aggiunge.
Sul tema della filiera turistica: "Perché un’aggregazione dovrebbe essere composta necessariamente soltanto da bagnini? Io immagino progetti nei quali possano incontrarsi balneari, albergatori, ristoratori, imprenditori delle discoteche, dell’intrattenimento e dello spettacolo, operatori della cultura e dello sport. Il balneare porta la conoscenza della spiaggia, l’albergatore quella dell’ospitalità e del turista, il ristoratore l’enogastronomia. Sport, cultura, musica e spettacolo possono portare nuove esperienze e nuovi pubblici. Mettere insieme competenze diverse può essere molto più interessante che mettere insieme soltanto metri di spiaggia».
Anche le imprese alberghiere, secondo Della Vista, devono poter partecipare: "La spiaggia è parte integrante del prodotto turistico di Rimini e non può essere considerata economicamente esclusiva di una singola categoria. Questo non significa togliere qualcosa ai bagnini. Significa allargare le opportunità a tutta la filiera turistica, permettendo a chi ha idee, competenze e capacità di investimento di presentare un progetto".
Per Della Vista, Rimini non deve però diventare un "beach club" e spingere verso l'omologazione: "Non possiamo immaginare una Rimini fatta tutta di beach club. Sarebbe un errore anche rispetto alla nostra stessa offerta alberghiera, che è estremamente diversificata per caratteristiche, servizi e fasce di prezzo. La spiaggia deve rispecchiare questa diversità. Ci deve essere spazio per il beach club, per lo stabilimento tradizionale, per lo sport, per la cultura, per la ristorazione e per l’intrattenimento. Ma credo sia necessario prevedere anche più spiagge libere con servizi garantiti".
Per ciò che concerne la spiaggia libera "non deve significare spiaggia abbandonata. Pulizia, sicurezza, salvataggio, servizi igienici, accessibilità e decoro devono essere garantiti anche negli spazi liberamente fruibili".
Infine una riflessione sul turista: "C’è infine un tema che considero fondamentale: non poniamo limiti ai nuovi mercati. Il turismo cambia, cambiano le generazioni e cambiano le esigenze. Oggi il mercato è fatto di culture, generi, passioni, stili di vita e diversità. Naturalmente tutto deve avvenire nella legalità, nel rispetto delle regole, della sicurezza e della convivenza. Ma il Paese dei continui no non porta al progresso. Alla lunga rischia di portarci all’estinzione. Non dobbiamo decidere noi quale turista debba venire a Rimini. Dobbiamo creare le condizioni perché turisti diversi possano trovare una ragione per scegliere Rimini".
"La mia non è una posizione contro i bagnini e nemmeno contro chi vuole investire. Dobbiamo riconoscere il valore di chi ha costruito la nostra spiaggia, dare finalmente certezze agli operatori e contemporaneamente avere il coraggio di aprire una nuova fase. Non servono rendite di posizione, ma neppure nuovi monopoli. Non servono muri e non servono aggregazioni enormi soltanto per poter dire di aver fatto qualcosa di grande. Possiamo pensare in grande mantenendo dimensioni umane. Facciamo i bandi, apriamo alla concorrenza, premiamo esperienza, qualità, investimenti e buone idee. E soprattutto costruiamo una spiaggia capace di rappresentare tutta la nostra economia turistica. Cambiare non significa cancellare quello che abbiamo costruito. Significa avere il coraggio di farlo crescere", chiosa Della Vista.
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