Il viaggio giornalistico di Luciano Draghi, 91 anni: dai primi passi di Pantani alla cronaca riminese
Neppure la cecità ha fermato Luciano e la sua grande passione per il giornalismo
di Riccardo Giannini
PH Leonardo Morelli
Ha raccontato il mondo del ciclismo romagnolo e marchigiano con grande passione, ha celebrato i primi passi in bicicletta di futuri campioni, ma nella sua lunga carriera da giornalista si è occupato anche di cronaca, raccontando Rimini con microfono e telecamera.
Luciano Draghi, 91 anni e originario di Maciano, oggi vive a Rimini: la sua memoria è lucidissima, gentilezza e simpatia affiorano immediatamente alle prime battute in via telefonica. Lo chiamiamo signor Luciano e gli diamo del lei, ma veniamo subito corretti: “Dammi del tu, macché signore”.
Questo giovanotto per oltre 30 anni ha raccontato il ciclismo in una trasmissione di culto, “Ultimo Km”, trasmessa da Vga TeleRimini. “Ho iniziato nel 1982, ho fatto delle riprese e ho portato i filmati a Vga TeleRimini. Conoscevo Betti (giornalista di Vga TeleRimini, n.d.r.), gli ho chiesto se potessero interessare le gare ciclistiche dilettantistiche. Ho parlato con il direttore e di ci siamo messi subito d’accordo”.
Con “Ultimo Km” Luciano ha raccontato il mondo del ciclismo e i primi successi di futuri campioni come Gianni Bugno e Gilberto Simoni. E poi lui, Marco Pantani, “Il pirata”. Il campione di Cesenatico aveva 16 anni e correva nella categoria Allievi. “Io e Betti andammo a intervistarlo nella sede della Fausto Coppi. Abbiamo conosciuto la squadra e questo corridorino che si era fatto subito notare. Era forte, ma anche sveglio ed era bravissimo a comunicare. Siamo entrati in confidenza e l’ho seguito per tutta la carriera da dilettante”.
A colpire, di Pantani, era la sua mentalità vincente: “Cambiava categoria e vinceva subito, di solito invece il primo anno è di assestamento. Era subito pronto. Era un vincente nato”.
Oltre a “Ultimo km”, Luciano si è occupato anche di podismo con “Correre Insieme”, andata in onda dal 1987. Neppure la cecità ha fermato Luciano e la sua grande passione per il giornalismo sportivo: “Da cieco ho continuato per un po’, mi facevo accompagnare e facevo le interviste. Sono stato attivo, poi TeleRimini ha chiuso e ho smesso definitivamente”.
Nella sua carriera Luciano non si è occupato solamente di gare podistiche e ciclistiche, ma è stato anche un meticoloso giornalista di cronaca. “Eh, la cronaca era rischiosa. Un anno è caduto un aereo militare nel torrente Ausa: eravamo sull’argine, diverse persone e quello vicino a me fu colpito da una scheggia dell’aereo”. L’episodio avvenne il 5 settembre 1988 e il pilota del caccia, il Capitano Dario Aloisi, riuscì a evitare l’impatto con le case, rimanendo leggermente ferito una volta, attivando il seggiolino eiettabile. “Poi fui mandato a Pereto dopo l’omicidio del Carabiniere Giorgioni: potenzialmente poteva anche essere nascosto in zona. Ma la cronaca mi prendeva tanto, non pensavi neanche ai pericoli”.
Nessun ostacolo, neppure la perdita della vista, ha fermato la grande passione per il giornalismo di Luciano Draghi, uomo e cronista di altri tempi, ma soprattutto sempre fedele ai valori di quello sport che ha celebrato per 40 anni di carriera.
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