Immobili confiscati in aumento nel Riminese. La CGIL: «Servono risorse e riutilizzo sociale»
La nota stampa di CGIL
La CGIL lancia l’allarme sull’aumento degli immobili e delle aziende confiscate alla criminalità organizzata in provincia di Rimini e chiede interventi concreti per garantirne il riutilizzo sociale.
La nota stampa di CGIL
Continuano ad aumentare anche in provincia di Rimini gli immobili e le aziende confiscate: nel 2023 risultavano confiscati 55 immobili; nel 2025 i beni confiscati sono saliti a 87 (tra destinati e ancora da destinare) e tra questi figurano 17 aziende (n.b. l’Osservatorio dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati considera le unità catastali).
Già attiva dal 14 novembre scorso, la campagna di Libera “Diamo linfa al bene” punta a raccogliere centinaia di migliaia di firme e cartoline in tutta Italia per interpellare e sollecitare direttamente il Governo a mettere a disposizione le risorse necessarie per la loro riutilizzazione sociale. La proposta è concreta: destinare il 2% del Fondo Unico di Giustizia (FUG) — che custodisce i capitali sequestrati alla criminalità e alle mafie — alla rigenerazione dei territori feriti dalle mafie. Reinvestire una piccola quota di quei patrimoni illeciti significa garantire un futuro a progetti di inclusione e lavoro. Si chiede così un impegno diretto allo Stato affinché la lotta alle mafie sia una priorità, rendendo possibile, con la restituzione alla collettività dei beni confiscati — che sono beni comuni — una priorità pubblica e presìdi di legalità.
Qual è la situazione in provincia di Rimini? In questo territorio un Comune — quello di Bellaria-Igea Marina — ha deciso di proseguire, nonostante le difficoltà, con il progetto di riutilizzo sociale, ristrutturato con fondi pubblici, di un immobile confiscato alla criminalità organizzata e assegnato regolarmente al Comune dall’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC). Ed è proprio di fronte a una sovrapposizione giudiziaria che l’Agenzia nazionale dovrebbe a questo punto individuare soluzioni possibili, anche attraverso il Fondo Unico di Giustizia, per consentire la prosecuzione di questo importante progetto sociale senza alcun aggravio di costi per Regione e Comune.
L’aumento nella nostra provincia degli immobili e delle aziende confiscate, sulla base dei dati dell’Agenzia nazionale, deve destare grande preoccupazione tra le istituzioni locali. Si tratta di confische che dal 2023 al 2025 hanno visto un aumento di ben 24 unità da destinare. Occorre attivarsi da subito per evitare il loro deterioramento nel tempo e per favorirne la destinazione sociale. In questo senso mancano strumenti concreti: tra gli altri, è pendente dal 2020 la richiesta (anche da CGIL) alla Prefettura di Rimini di attivare il tavolo provinciale con gli enti locali interessati e le parti sociali, al fine di monitorare e verificare la possibile destinazione dei beni immobili e delle aziende confiscate presenti sul territorio provinciale. A livello provinciale sarebbe uno strumento e una sede fondamentali, previsti dal “Nuovo codice antimafia”.
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