Inclusività o noia da vino?
Il vino di tutti è il vino di nessuno?
E’ corretto dire che il mondo del vino è percepito come un ambiente elitario, che con le sue barriere crea un divario, escludendo di fatto i giovani della Generazione Z? Può darsi.
Come mai proprio i giovani si avvicinano sempre meno a questo mondo o ne sono sempre meno attratti? Inoltre è’ il caso di limitarsi ad una interpretazione individuale o è più corretto adottare una spiegazione oggettiva ammettendo che ostentare un prodotto legato alla variabilità del terroir e alle diverse fasi di produzione e di sviluppo forse non calza propriamente con il contesto di continuo sviluppo in cui viene collocato, e a cui i giovani si aggrappano inesorabilmente?
Come dice Jim Silver ’ l’ottimizzazione non ha memoria privilegiando il movimento, confondendo la scala con il successo’.
E’ un po’ come forzare una terra a produrre oltre i suoi cicli naturali. Accettarne i suoi limiti geografici è l’unico modo per preservare la diversità ed il patrimonio enologico, quindi tempo e perseveranza sono i focus da non dimenticare.
Perciò che cosa sarebbe necessario fare per riuscire a coinvolgere i giovani in maniera diretta e duratura, senza far pensare loro che tutto è sempre raggiungibile come e quando lo si desidera?
La chiave potrebbe essere provare ad eliminare in parte quell’aurea di esclusività, ad esempio adottando un linguaggio semplice, tradotto banalmente. Un linguaggio più umano, fatto di persone che usano concetti semplici e diretti, che tramandino un’esperienza di emozione, un racconto di memorie, non solo un passaggio fatto di tecnicismi e competenze.
In un contesto in cui gli strumenti digitali e le strategie di comunicazione sono radicalmente cambiati spetta a noi (aziende, professionisti) il compito di tracciare la strada per tramandare la vera dimensione e l’autentica magia del vino. Educare al ‘valore della scelta’ rispetto alla gratificazione immediata, all’immediata accessibilità virale, è una prima distinzione necessaria.
Anche se a volte gli abbinamenti dei giovani non rispecchiano esattamente le tradizioni (se pensiamo al vino con sprite, noto come ‘ bicicletta’ come da confessione del calciatore Messi che ne è amatore, ma ancor ’prima produttore di vino) sottolinea come a volte le preferenze personali si discostino dalle tradizioni.
Anche metodi antichi vengono rievocati dai giovani stessi, come ad esempio quello della nonna che beveva un calice al dì ma sempre mescolato all’acqua, perchè spinti dal ricordo e dalla ricerca di giusto equilibrio tra la pratica dello sport e la rilassatezza del gesto a cui non vogliono rinunciare.
Diciamo che il concetto che si delinea tra i giovani è proprio quello di una condivisione accessibile che racchiuda un senso di collettività e freschezza al contempo, di questo dobbiamo prenderne atto. Non più guide stratosferiche e plichi di 1000 pagine che sottolineano migliaia di etichette, ma canali digitali e social per i loro ‘palati’ che abbiano un vero significato, sintetico e di valore.
ll prodotto vitivinicolo non parla a tutti allo stesso modo, ma non è indirizzato solo ad un’unica sfera culturale e tutto ciò non preclude che il vero significato debba essere snaturato. Noi fautori\amanti di una tradizione che delinea un’ ‘identità’ riusciremo a non rimanere immobili sulle nostre posizioni rassicuranti, per trovare il giusto canale e comunicare quanto di più significativo ed impattante sia l’esperienza, la memoria, l’emozione a meravigliare piuttosto che la performance e l’abbondanza …a queste nuove generazioni che rappresentano il futuro?
Se da un lato il sistema ha reso il vino più facile d’acquistare, dall’altro lo ha reso più distante emozionalmente, intellettualmente. Lo ha appiattito.
In un’epoca dominata dalla velocità e del progredire, credo sia importante riflettere su come la lentezza del vino possa tornare ad essere una virtù, rispettandone i luoghi, la complessità, la storia ...accettando che non tutto debba crescere infinitamente, immediatamente. Dobbiamo restituire il meritato spazio all’attesa e alla scoperta, riaccendendo l’interesse anche a chi oggi è forse un po’ disorientato.
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