Inchiesta Polizia Locale, Bruno Galli attacca: "Comandante Rossi e assessore Magrini si dimettano"
L'esponente "vannacciano": "Si parla di irregolarità conosciute all’interno dell’amministrazione e di mancati interventi da parte di chi aveva il dovere di vigilare"
"Quello che sta emergendo dall’inchiesta sul nucleo Falchi della Polizia locale di Rimini è di una gravità inaudita. Non siamo più soltanto di fronte alle presunte condotte illecite di alcuni agenti, ma a un possibile fallimento dell’intera catena di controllo e di responsabilità amministrativa e politica della città. E qualcuno, finalmente, deve risponderne". Così il "vannacciano" Bruno Galli, di Futuro Nazionale, sull'inchiesta che sta coinvolgendo alcuni esponenti della Polizia Locale di Rimini. Le ipotesi di reato sono il falso, violenza privata, calunnia e lesioni. Galli parla di "scenario inquietante, con cittadini che sarebbero stati fermati senza che gli agenti si identificassero adeguatamente, persone ammanettate senza i necessari presupposti, presunte aggressioni fisiche e verbali che sarebbero stati successivamente alterati per giustificare comportamenti illegittimi". Dal punto di vista politico, Galli chiama in causa le responsabilità dell'amministrazione comunale: "Le valutazioni contenute nell’ordinanza della giudice per le indagini preliminari, così come riportate dalla stampa, sono devastanti. Si parla di irregolarità conosciute all’interno dell’amministrazione e di mancati interventi da parte di chi aveva il dovere di vigilare. A questo punto la domanda è una sola: chi sapeva e perché non è intervenuto?". Accuse anche al comandante della Polizia Locale, Andrea Rossi: "Il comandante Rossi deve spiegare ai riminesi come sia stato possibile che all’interno del Corpo da lui diretto si siano potute verificare, secondo gli inquirenti, condotte tanto gravi e ripetute nel tempo. Quali controlli venivano effettuati? Quali segnalazioni erano arrivate? Quali provvedimenti erano stati adottati? Non è accettabile che una struttura gerarchica possa sottrarsi alle proprie responsabilità quando emergono contestazioni di questa portata. Se chi doveva controllare non ha controllato, siamo davanti a un vero e proprio cortocircuito politico e gestionale. Se invece era a conoscenza delle irregolarità e non è intervenuto, la situazione sarebbe ancora più grave. Tanto più che tra gli indagati figura anche la moglie dello stesso comandante Rossi, una circostanza che rende ancora più necessario chiarire come siano stati esercitati i controlli e gestite le eventuali segnalazioni". Fari poi puntati sull'assessore Magrini: "Ha la delega alla Polizia locale e alle politiche per la sicurezza urbana dal 2021. È il primo responsabile politico del settore. Non può limitarsi a prendere atto delle decisioni della magistratura. Deve spiegare quali informazioni avesse ricevuto, quali verifiche abbia richiesto e come abbia esercitato il proprio ruolo di indirizzo e vigilanza politica. E se, come ha dichiarato, non era a conoscenza di condotte che potessero integrare gli estremi dei reati contestati, è legittimo domandarsi se abbia esercitato con sufficiente efficacia le proprie responsabilità politiche. La sicurezza non può essere soltanto materia di annunci, conferenze stampa e dichiarazioni pubbliche. È prima di tutto responsabilità, controllo e rispetto delle regole". L'attacco all'amministrazione comunale si completa chiamando in causa il sindaco Jamil Sadegholvaad: "È il vertice politico dell’amministrazione comunale. Non può pensare che una vicenda di queste dimensioni si risolva semplicemente sospendendo gli agenti dopo l’intervento della magistratura. Le sospensioni sono state disposte a seguito del provvedimento interdittivo della giudice, mentre le precedenti misure adottate dal Comune sono state ritenute insufficienti. È legittimo chiedersi perché non si sia agito prima e chi, all’interno dell’amministrazione, fosse a conoscenza delle anomalie". Galli conclude con la richiesta di dimissioni di Magrini e Rossi: "Non possiamo accettare che, davanti a fatti di questa gravità, tutto si concluda con qualche sospensione e con il consueto scaricabarile istituzionale. Rimini merita istituzioni autorevoli, trasparenti e credibili. E la credibilità delle istituzioni passa anche dalla capacità di chi le rappresenta di fare un passo indietro quando viene meno la fiducia nella loro capacità di governo".
16.6°