Infortuni sul lavoro in aumento in Emilia-Romagna: 19 morti nei primi quattro mesi del 2026

Crescono anche i dati in provincia di Rimini (+14,1%) e le malattie professionali (+16,4%). La Cgil denuncia precarietà e mancanza di tutele

A cura di Michela Alessi Redazione
09 giugno 2026 11:10
Infortuni sul lavoro in aumento in Emilia-Romagna: 19 morti nei primi quattro mesi del 2026 -
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Aumentano ancora gli infortuni in Emilia-Romagna. Nel primo quadrimestre del 2026 sono morte in Emilia-Romagna 19 persone per causa di lavoro. Sono stati 26.477 gli infortuni denunciati nel periodo gennaio-aprile (+8,6% sullo stesso periodo 2025), con classe di età prevalente tra i 41 ed i 65 anni; sono ancora i settori dell’industria e dei servizi quelli maggiormente coinvolti. Risulta ancora rilevante il numero di denunce in cui non è possibile determinare il settore di appartenenza.

La situazione in provincia di Rimini nel periodo gennaio-aprile 2026, rispetto allo stesso periodo del 2025: 1.675 infortuni denunciati nel quadrimestre. In particolare, nel territorio riminese si riscontra un aumento del 14,1% degli infortuni sul lavoro. In generale la fascia di età dove si è concentrata la maggior parte degli infortuni è stata quella 41-65 anni (48,6%), seguita dalla fascia 15-40 anni (38,4%). Nel periodo gennaio-aprile i settori che in provincia di Rimini contano il maggior numero di infortuni nell'ambito di industria e servizi sono quelli della sanità e assistenza sociale, delle costruzioni e delle attività dei servizi di alloggio e di ristorazione.

Per quanto riguarda le malattie professionali, il dato al 30 aprile 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025 conta già 241 denunce in provincia di Rimini. Si tratta in questo caso di un aumento del 16,4%. Il 36,9% delle denunce di malattia professionale nel territorio riminese ha riguardato donne, essendo 89 su 241 (in aumento rispetto allo stesso periodo del 2025, quando le denunce da parte di donne erano state 69). Tra le patologie denunciate si rileva un’incidenza percentuale superiore alla media regionale per quelle legate al sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo, che rappresentano il 70,5% del totale provinciale.

Le considerazioni della Segretaria generale CGIL Rimini, Francesca Lilla Parco:

“I dati territoriali dell'Osservatorio e i tragici eventi di Amendolara mostrano la medesima piaga: la sistematica svalutazione della vita umana nei circuiti produttivi. L'aumento del 14,1% degli infortuni a Rimini e l'allarmante crescita regionale delle malattie professionali non sono semplici contabilità d'ufficio, ma l'effetto collaterale di una precarietà strutturale che stringe i lavoratori in una morsa di ricatto e assenza di tutele.

La barbarie consumata in Calabria contro i braccianti ci ricorda in modo brutale che lo sfruttamento estremo, il lavoro irregolare e il caporalato si nutrono dell'indifferenza istituzionale e dei mancati investimenti nella sicurezza. Quando la logica del profitto erode le regole e i controlli, i corpi di coloro che lavorano diventano merce sacrificabile, dalle campagne del Mezzogiorno fino alla costa ed entroterra riminese.

Spezzare questa catena è un dovere non più rinviabile. Chiediamo alle aziende il rigoroso rispetto delle norme e alle istituzioni – a partire dal Governo – interventi urgenti per restituire dignità al lavoro e fermare questa deriva inarrestabile.

Sul tema dell’Ordinanza regionale ‘calore’ che ferma il lavoro all'aperto, per esempio, il sistema delle imprese dovrebbe attrezzarsi velocemente per adempiere ai sacrosanti obblighi previsti, piuttosto che polemizzare come avvenuto la scorsa settimana.”

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