Innovazione sanitaria all'ospedale di Rimini, la stenosi aortica si tratta senza cardiochirurgia

Il progetto è iniziato a giugno dello scorso anno e ha previsto una fase pilota su 20 pazienti

A cura di Riccardo Giannini Redazione
23 agosto 2024 13:49
Innovazione sanitaria all'ospedale di Rimini, la stenosi aortica si tratta senza cardiochirurgia -
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La stenosi della valvola aortica è malattia dovuta alla calcificazione dei lembi della valvola che progressivamente ne limita l’apertura; la frequenza della malattia cresce all’aumentare dell’età ed oggi, anche a causa dell’aumento dell’aspettativa di vita, è divenuta estremamente frequente. Quando compaiono i sintomi, la sopravvivenza del paziente è limitata, 50% a 2 anni, simile a quella delle più gravi neoplasie. In questi casi l’unica cura efficace è la sostituzione della valvola, che tradizionalmente è  effettuata mediante intervento cardio-chirurgico a cuore aperto.

Da diversi anni è disponibile una tecnica alternativa, la TAVI (“Transcatheter Aortic Valve Implantation”), che consiste nell’impianto di una protesi valvolare biologica attraverso l’albero vascolare del paziente per via percutanea. L’intervento viene di regola eseguito da cardiologi interventisti esperti nella metodica, su paziente sedato, in sala di Emodinamica dedicata, in ospedali dotati di cardiochirurgia in sede per affrontare possibili gravi, per quanto rare, complicanze immediate.

Nei pazienti anziani o nei più giovani con rischio chirurgico elevato la TAVI ha efficacia paragonabile a quella dell’intervento tradizionale a fronte di un netto vantaggio in termini di sicurezza e recupero funzionale; per tale motivo è ora considerata il trattamento migliore per la maggior parte dei pazienti, spesso anziani e fragili, affetti da questa grave malattia.

Al di là dei costi ancora elevati del dispositivo, il vero limite all’ampia diffusione della TAVI è rappresentato dalla necessità di effettuare la procedura in centri dotati di cardiochirurgia. Dal momento che il numero di questi centri è limitato, il tempo di attesa per la procedura può essere molto lungo, tanto da esporre il paziente al rischio di complicanze anche gravi.

Il progetto è iniziato a giugno dello scorso anno e ha previsto una fase pilota su 20 pazienti (provenienti dai tre ambiti aziendali), che si è svolta nell’Emodinamica di Forlì. Ciò al fine di verificare la sicurezza dell’intervento e consentire la formazione del personale infermieristico e tecnico degli ambiti di Ravenna e Rimini. I risultati sono stati ottimi, con pazienti e loro famigliari particolarmente soddisfatti di essere stati curati dallo stesso personale sanitario che li ha seguiti lungo tutto il percorso. Lo studio vero e proprio prevede il trattamento con TAVI “a casa” di 200 pazienti non solo a Forlì, ma anche a Rimini e Ravenna.

A Rimini nell’Unità Operativa di Cardiologia, diretta dal dott. Filippo Ottani, l’equipe dei cardiologi interventisti (insieme con il dott. Emiliano Gamberini, Direttore dell’Anestesia e Rianimazione, il dott. Salvatore Tarantini, Direttore della Chirurgia Vascolare, l’infermiera Sabrina Bonvicini Specialista in Emodinamica e le infermiere formate di sala Alessia Distante, Licia Franzò e Sara Gorini), ha eseguito nel laboratorio di Emodinamica dell’ospedale Infermi (responsabile dott.ssa Nicoletta Franco) dal mese di maggio 7 impianti, tutti risultati di successo, in assenza di complicanze anche minori. I pazienti sono stati dimessi al domicilio nei giorni immediatamente successivi alla procedura.

“I pazienti sottoposti a TAVI in sede a Rimini – afferma la Dott.ssa Caterina Cavazza, prima operatrice in tutte le procedure e responsabile del progetto di cardiologia interventistica strutturale della U.O. di Rimini – sono tutti selezionati per il loro grado di altissimo rischio cardiochirurgico. Rimane per loro solo la possibilità di TAVI e, allora, in accordo con i colleghi cardiochirurghi, e dopo aver informato i pazienti stessi e ottenuto il loro consenso, abbiamo deciso di iniziare da qui l’esperienza di trattarli direttamente nel nostro Laboratorio di Emodinamica”.

“Ciò non solo semplifica molto la complessità logistica – sottolinea il Dott. Ottani – ma permette una maggiore flessibilità nel decidere quando trattare i pazienti, almeno quelli non indirizzabili alla chirurgia tradizionale, spesso accelerando i tempi di attesa per la TAVI. Infine, lo svolgimento della procedura in casa riduce i costi, permettendo di rispettare il budget economico stanziato. “Se al termine dello studio i risultati saranno simili, se non migliori, di quelli derivati dalle serie storiche pubblicate in letteratura, come sembra delinearsi dai risultati preliminari, le procedure di TAVI, almeno per una quota di popolazione, potranno essere eseguite in modo sicuro in assenza di CCH in sede”.

“Insieme ad altri studi che stanno valutando la possibilità di effettuare l’intervento di TAVI in centri senza cardiochirurgia in sede – conclude il prof. Galvani –  TAVI at Home certificherà, analogamente a quanto accaduto venti anni fa nel caso della procedura di angioplastica coronarica, la sicurezza degli interventi cardiaci percutanei anche in centri senza cardiochirurgia purché affidati a mani esperte ed eseguiti in ambienti di cura adeguati. Dato importante per i nostri cittadini, lo studio rappresenta un modello di collaborazione “romagnolo” che mette il paziente al centro della cura”.

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