'La cucina, che passione. L'Osteria La Chiacchiera il mio gioiello'. Alessandro Baroni racconta i 30 anni nel mondo della ristorazione
'Dagli inizi il mestiere si è complicato e c'è più concorrenza. Il locale è l'oasi di tranquillità dei riminesi'
Più di trent’anni di attività alle spalle, Alessandro Baroni è al 24esimo anno alla gestione de l’Osteria La Chiacchiera, il noto ristorante sul colle di Covignano dove si può godere un panorama unico.
“La città è a pochi minuti di auto, Rimini qui è ai tuoi piedi. Ogni giorno è per me un’emozione unica, di giorno e di sera, anche con il maltempo o la nebbia: si vivono sensazioni particolari” dice il ristoratore riminese figlio di un veterinario, il dottor Michele conosciuto come Michelino, grande appassionato di boxe negli anni ruggenti del pugilato cittadino: era presidente della società Viserba Ring. Ma Michelino, uomo dalla corporatura robusta, andava anche matto per la cucina tanto che a pranzo e a cena era praticamente sempre al ristorante.
Alessandro Baroni, quale è stato il primo passo verso il mondo della ristorazione?
“Sono laureato in Economia e Commercio, a 30 anni con la professione di aspirante commercialista già avviata ho deciso di cambiare vita seguendo la mia passione che mi ha contagiato andando per locali al seguito di mio padre. Un mestiere quello di ristoratore che mi ha sempre affascinato e così quando i due soci, miei amici, dell’Osteria de Borg, Corrado Benedini e Marco Mosconi, quest’ultimo purtroppo venuto a mancare poco tempo fa, mi hanno chiesto di affiancarli, ho accettato e la mia vita è cambiata in meglio”.
Come?
“Dopo due anni insieme ad altri due soci abbiamo preso il Passepartout, cambiandogli nome: è l’attuale Il Quartino. Siamo stati insieme fino al 2010, poi pur rimanendo io in società mi sono trasferito a La Chiacchiera che ho tenuto assieme all’Osteria dei Reduci, in piazza Malatesta. Ora ha il nome di Osteria dei Poeti. Sono stati tre anni intensi, poi la scelta definitiva: La Chiacchiera è diventata la mia casa e tra tutti è il locale a cui sono più affezionato. Nel frattempo per alcuni anni ho gestito assieme a mia sorella Paola il ristorante il Teatro in Piazza in pieno centro, anch’esso poi ceduto per dedicarmi anima e corpo a La Chiacchiera”.
Una vita frenetica…
“Mi piace il cambiamento, la ricerca di nuovi stimoli. Ti tiene vivo. Ma le scelte dipendono anche da situazioni contingenti. Comunque nel tempo ho maturato questa idea: meglio lavorare da soli che in società. Hai meno vincoli”.
Com’è cambiato il mestiere in questi anni?
“Si è complicato. Innanzitutto, c’è più concorrenza mentre una volta le licenze erano contingentate. La burocrazia, anche se parrà strano, era più leggera. La ricerca del personale, soprattutto locale, era molto più semplice. Oggi sei sempre in affanno, sei sempre alla ricerca di una figura che ti viene a mancare, in sala o in cucina. Chi fa questo mestiere ha una grande passione e pazienza per superare gli ostacoli che si parano davanti ogni giorno e che non dipendono sempre dal gestore. E poi ci vuole organizzazione, saper gestire i tempi e i numeri per non far attendere il cliente, senza contare tutto il lavoro che c’è alle spalle. Vede, non mi spaventa la battaglia, la cosa importante è avere i soldati per combatterla”.
La Chiacchiera passa per il ristorante estivo dei riminesi.
“Certo, i riminesi rappresentano in grandissima parte la nostra clientela e per questo motivo non possiamo sgarrare perché i riminesi sono clienti molto esigenti. Questo è uno stimolo continuo. La cosa positiva è che c’è continuità nel lavoro anche se in estate i numeri sono nettamente superiori. Siamo sotto pressione, per fortuna. Il locale tira, è un’oasi di pace e l’ampio parcheggio è un valore aggiunto”.
Cambia il menù?
“Possiamo permetterci in inverno qualche piatto particolare essendo inferiore il numero dei coperti. Ad esempio, la trippa, il baccalà, le lumache, lo stinco al forno, la paiata d’agnello sono alcune variabili di una cucina tradizionale. Poi facciamo serate a tema con la paella, lo gnocco fritto, la cucina toscana e quella romana: i nostri social sono la guida migliore per scoprire La Chiacchiera”.
Il suo sogno?
“Aprire un locale di pesce, piccolo, in modo tale da poterlo seguire al meglio e più da vicino, con le ricette della tradizione: piatti che pochi o più nessuno fa visto che la cucina è spesso omologata”.
Ci saranno novità estive?
“Per arricchire l’offerta sto pensando di organizzare nuovamente degli eventi musicali: mio nipote Federico Baroni è un musicista conosciuto, sarà uno dei protagonisti”.
Tre buoni motivi per mangiare a La Chiacchiera…
“Credo si mangi bene e nei tempi giusti in una location mozzafiato. Mi piace sottolineare che a tavola si mangia con tovaglia e tovagliolo di stoffa, il prezzo è nella media. Tra l’altro per la primavera e l’autunno, quando all’esterno il clima non lo permette, si può utilizzare il nuovo dehor. Pur nel solco della tradizione, si possono gustare antipasti sfiziosi come il carpaccio scottato o il lonzino di maiale marinata e il vitello tonnato, la pasta asciutta tirata a mano dalla nostra sfoglina, secondi di carne di qualità”.
Buon lavoro, Alessandro. E buon appetito a tutti i tuoi clienti. Il ristorante è aperto tutte le sere. Al sabato, domenica e festivi anche a pranzo (ma non a luglio e agosto).
Per info e prenotazioni: 0541-751066; 346-6901511
ARTICOLO PUBLIREDAZIONALE
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