L'iniziativa

La prefazione di Aldo Cazzullo per lo storico calendario dell'Arma dei Carabinieri, che si racconta in foto

Gli scatti realizzati da Franco Cappellari

06 novembre 2026 14:30
La prefazione di Aldo Cazzullo per lo storico calendario dell'Arma dei Carabinieri, che si racconta in foto -
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Questa mattina (6 novembre), presso il Comando Carabinieri di Rimini, il Comandante Provinciale, Col. Daniele Giulio Clemente Credidio, ha presentato il Calendario Storico dell’Arma dei Carabinieri edizione 2027. L’evento si inserisce in una tradizione editoriale profondamente radicata, capace di rinnovare, anno dopo anno, il legame autentico e fiduciario tra l’Istituzione e i cittadini. Il tema portante scelto per il 2027, che orienterà l’intera comunicazione istituzionale, è “Gli sguardi che proteggono”. A differenza delle passate edizioni, caratterizzate da linguaggi grafici e pittorici, quest’anno l’Arma ha scelto di affidare la propria narrazione alla fotografia, uno strumento capace di restituire con immediatezza la concretezza fisica del servizio e l’umanità del personale. "Le immagini, realizzate da Franco Cappellari, catturano l’essenza dell’attività quotidiana: non la rappresentazione di momenti straordinari, ma il valore di una presenza costante, fatta di ascolto, osservazione e assunzione di responsabilità", si legge in una nota dell'Arma.

Il percorso visivo dei dodici mesi è arricchito da testi di eccezionale spessore. L’opera si apre con due chiavi di lettura complementari: la prefazione del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo, che introduce il tema portante esaltando la dimensione umana e corale del servizio, e quella del giornalista Aldo Cazzullo, che ripercorre con intensità mezzo secolo di storia italiana, rendendo omaggio al sacrificio dei Carabinieri nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e nelle missioni internazionali, a difesa delle istituzioni democratiche e della dignità umana. Ad accompagnare le singole tavole sono invece le firme prestigiose di Bruno Vespa e Ferruccio De Bortoli, che guidano il lettore alla scoperta delle innumerevoli specialità dell’Arma.

La narrazione attraversa l’agilità e la rapidità d’intervento dei motociclisti del Nucleo Radiomobile, la rassicurante capillarità dell’Organizzazione Territoriale e dei Comandanti di Stazione, per spingersi fino all’altissima preparazione del Gruppo di Intervento Speciale (GIS) e all’impegno dei Carabinieri Forestali. Un affresco che abbraccia anche le fondamentali attività a tutela della legalità condotte dal Reparto Investigazioni Scientifiche (RIS), dal Comando per la Tutela del Lavoro e dal Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale.

La prefazione di Aldo Cazzullo

In questi cinquant’anni i Carabinieri hanno sconfitto il terrorismo e hanno inflitto durissimi colpi alla mafia.

Certo non l’hanno fatto da soli. Ma sono stati i protagonisti della lotta contro i due fenomeni criminali che più hanno segnato l’ultimo mezzo secolo di storia italiana, scandito e raccontato mirabilmente dalle varie edizioni di questo Calendario.

I Carabinieri sono stati innanzitutto vittime. Era un Carabiniere il capo della scorta di Aldo Moro, Oreste Leonardi, ucciso mentre tentava di fare scudo con il suo corpo al presidente della Democrazia Cristiana (il 16 marzo 1978 in via Fani cade anche l’Appuntato Domenico Ricci, con il Vice Brigadiere Francesco Zizzi e le Guardie di Pubblica Sicurezza Giulio Rivera e Raffaele Iozzino).

Erano Carabinieri trentasei dei caduti degli anni di piombo, compresi i tre assassinati nell’odiosa strage di Peteano.

Ma i Carabinieri sono anche coloro che reagiscono, che difendono lo Stato, che fermano l’eversione, che arrestano i colpevoli.

E l’artefice della riscossa dello Stato è il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il militare per eccellenza del dopoguerra italiano: resistente durante l’occupazione nazista, combattente contro il banditismo nella Sicilia scossa da tensioni separatiste, è l’uomo che sconfigge il terrorismo rosso e cade nella lotta alla mafia, assassinato a Palermo il 3 settembre 1982.

Ma sono i Carabinieri che arrestano Totò Riina. Così come sono i Carabinieri ad arrestare Matteo Messina Denaro, chiudendo così il cerchio. La mafia non è debellata per sempre; ma se conta molto meno e uccide molto meno, è merito di tutti gli uomini dello Stato, e dei Carabinieri in particolare. Non a caso la mafia progettò una strage di Carabinieri allo Stadio Olimpico nel 1993. Perché colpire i Carabinieri significa colpire non soltanto lo Stato, ma un simbolo dell’identità italiana. I Carabinieri, come sappiamo, sono più antichi ancora dell’Italia.

E per l’Italia hanno dato il sangue, anche all’estero: non possiamo non ricordare i caduti di Nassiriya, dove dodici tra le diciannove vittime furono Carabinieri. Ricordo l’omelia del compianto Cardinale Ruini ai funerali: “Non odieremo i terroristi, ma non fuggiremo davanti a loro, anzi li contrasteremo”. Non odiare, non fuggire, contrastare il male: Ruini aveva capito tutto.

E se i nostri Carabinieri, come in genere i nostri militari, sono considerati i migliori del mondo nelle missioni di pace, è perché sono portatori di quell’umanesimo cristiano - il rispetto per gli altri, il dialogo, l’idea dell’uguaglianza tra gli esseri umani - che è il vero motivo per cui l’Italia è importante nella storia e nel mondo.


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