La spiaggia di Rimini post aste: "Qualche imprenditore può diventare un cavallo di Troia per i grandi investitori"
Le preoccupazioni del Sib-Confcommercio
“Siamo felici che anche altre associazioni e importanti componenti dell’economia turistica locale sin uniscano a un appello che il Sib-Confcommercio sostiene da mesi: restiamo convinti che la riqualificazione della spiaggia di Rimini debba passare soprattutto attraverso le micro aggregazioni, non da grandi comparti che rischiano di cambiare il nostro modello di balneazione”. Così Riccardo Ripa, presidente del Sib-Confcommercio riminese, interviene sulla consultazione di mercato avviata dal Comune. “È ormai una posizione condivisa: innovare è necessario. Dobbiamo però evitare di snaturare un carattere distintivo del turismo romagnolo: una balneazione attrezzata di carattere familiare, accogliente, con un'offerta variegata e rapporto diretto con il cliente. Per questo continuiamo a dire che non servono macro aggregazioni”.
Per Ripa questa è una fase che richiede grande attenzione: “Le operazioni di grandi dimensioni possono attrarre S.p.A. e grandi fondi di investimento. È legittimo, ma il territorio prima di fare delle scelte così impattanti deve innanzitutto chiedersi quale modello di spiaggia voglia. E poi chiediamo trasparenza sui soggetti partecipanti, sulla provenienza dei capitali e verifiche rigorose sui reali proponenti. Perché una cosa è confrontarsi alle aste con imprenditori del territorio che conoscono la destinazione e decidono di investirvi, altra cosa è competere sulle macro aggregazioni con grandi fondi d’investimento o S.p.A. dalle capacità finanziarie incomparabilmente superiori. Su progetti di quelle dimensioni, per il piccolo imprenditore balneare la competizione rischia di essere impari in partenza". Ripa ha un'ulteriore preoccupazione: "In questa fase c’è il rischio concreto che qualche imprenditore locale, con logiche commerciali spregiudicate, diventi anche involontariamente un cavallo di Troia per operazioni in mano a grandi soggetti finanziari esterni. Serve sapere chi investe realmente, con quali risorse e con quale progetto. In questo ennesimo momento di incertezza, la preoccupazione resta alta ma confidiamo nel ruolo del Comune come garante”.
C’è poi il tema della concorrenza. “Concentrare troppe concessioni in pochi grandi comparti rischia di produrre l’effetto opposto all’apertura del mercato: meno pluralità, meno diversificazione e rischio di oligopoli. Ora poi, con la Variante al Piano dell’Arenile che sta per vedere la luce, possibilità e premialità per le micro aggregazioni diventano più ampie e, sotto molti aspetti, pressoché sovrapponibili a quelle delle macro aggregazioni. Con le micro aggregazioni, dunque, si può innovare, migliorare i servizi e aumentare la qualità mettendo insieme più operatori senza concentrazioni di centinaia di metri, condividendo servizi e investimenti senza snaturare la tipicità della spiaggia romagnola”.
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