L’anima contadina del Brunello di Montalcino
Cronaca di una degustazione orizzontale
Definire "solito" un appuntamento al Quartopiano suonerebbe “insolito”..concedetemi il paradosso, ed è da qui che voglio ripartire per questo nuovo autunno, chiudendo gli occhi e respirando l'aria di questa stagione meravigliosa. L'immaginazione vola attraverso i suoi profumi e i suoi sapori.
In questo appuntamento abbiamo esplorato le sfaccettature del Brunello di Montalcino attraverso un'orizzontale (data la pluralità di produttori) di diverse etichette e annate, scardinando alcuni cliché e riscoprendo la vera essenza del Sangiovese: genio indiscusso della viticoltura italiana, il vitigno più popolare della nostra penisola. Un'uva generosa che si presta a tutto, che sa assecondare i produttori più esigenti, ma conserva sempre un'anima contadina.
Cosa rende il Brunello di Montalcino uno dei vini più affascinanti e desiderati del mondo? La risposta non sta solo nella sua indiscutibile eleganza, ma nella sua straordinaria capacità di "sporcarsi le mani".
La provocazione iniziale posta a Francesco Flacone è stata: questo "sali e scendi" della gradazione alcolica, rompendo l'ordine crescente non c'è rischio che dia alla testa? Tutt'altro in effetti , ne ha segnato l'identità tracciando una distanza sostanziale, dinamica tra i calici. Ed il risultato al palato non si è affatto assopito; al contrario, è rimasto vigile, reattivo, pronto ad assecondare le differenze di ogni singolo produttore.
Sebbene la Toscana del vino evochi subito le storiche rivalità tra Firenze e Siena, è arrivando a Montalcino che si incontra una condizione pedoclimatica davvero ottimale. Il territorio gode di una posizione strategica, equidistante tra la montagna e il mare. È un Sangiovese con "cromosomi meridionali": ama il caldo, ma non l'eccesso. E in questo grande anfiteatro naturale c'è un'unica, fondamentale certezza: il disciplinare esige la purezza assoluta.
Con i suoi 310 chilometri quadrati, Montalcino è un territorio molto vasto ma racchiuso sotto un unico comune. Una culla di 2100 ettari vitati a Brunello (a cui si aggiunge circa un terzo degli ettari dedicati alla produzione del Rosso di Montalcino) dove la formazione del vino è puramente locale, senza le frammentazioni storiche del Chianti Classico. Un luogo che, fortunatamente, in molte sue sottozone resiste ancora al turismo di massa per rimanere autentico.
L'abbinamento della serata è stato volutamente quasi una sfida alla cucina contadina più vera, aspetto che non va considerato in secondo piano,solo il pensiero suscita in me ricordi molto radicati alla mia infanzia.C’è da dire inoltre che rispetto alla rigorosa austerità del Nebbiolo o alla geometrica acidità del Chianti Classico,il Brunello di Montalcino dimostra ‘di sapersi lasciar andare’.È un vino elastico, predisposto ad "affondare nelle carni". Più il vino è grande, più ha bisogno del piatto come dice Falcone . Lo abbiamo dimostrato a tavola: prima con un risotto strutturato e poi con l'anatra, un piatto succulento che richiede esattamente questa ‘spalla’.
Tutti i vini protagonisti della serata condividono una filosofia produttiva comune: vinificazione in acciaio e poi un passaggio di un paio d'anni in grandi botti di legno di Rovere di Slavonia, per poi attendere i 5 anni minimi dalla vendemmia previsti dal disciplinare prima dell'uscita in commercio.
Il primo Protagonista: Fattoi Brunello di Montalcino 2020
Il primo assaggio ci porta nella zona maremmana del comune, un'area caratterizzata da temperature più costanti grazie all'influenza del mare. Il vino di Fattoi si presenta con un frutto meno esteso ma spiccatamente centrale in bocca. L’abbinamento misurato con Tacos di piadina, battuta di cervo, mayo ai frutti di bosco e misticanza aromatica ne risalta la semplicità.
Nota di colore e di rispetto produttivo: il pensiero in questa zona va a un gigante come Gianfranco Soldera (le cui vigne non sono lontane), la cui eredità aziendale è oggi portata avanti con dedizione dalla figlia.
Secondo Protagonista : La Fornacina Brunello di Montalcino 2019
Ci spostiamo in una zona più alta, storicamente legata all'eleganza di Biondi Santi, dove lo sguardo tende verso il mare. Quella nel calice è una dinamica figlia di un'annata meno calda che ha regalato una maturazione più lunga e lenta. Il Sangiovese a Montalcino è una varietà tardiva per antonomasia. Qui l'interpretazione non segue le mode, ma sposa un'unica, rigorosa scelta di stile: pura qualità montalcinese. L’abbinamento con i Ravioli del plin di fagiano, fonduta di fossa, finanziera e funghi galletti lo considero un privilegio per il palato.
Terzo Protagonista: Tiezzi Brunello di Montalcino Poggio Cerrino 2016
Il terzo vino porta la firma di Enzo Tiezzi – uno dei più stimati maestri del territorio, oggi affiancato dalla figlia – da vigne situate in quote più basse, dove il terreno si fa ricco di argilla regalando grande stabilità al vino, una cantina che lavora in regime Biologico. L'annata nel calice è quella del 2016: un'annata granitica, un vino pronto, reattivo; perfetto compagno di viaggio del risotto alla parmigiana e spiedo di quaglia al burro e salvia, un piatto disarmante nelle sua apparente semplicità, che si rivela tutt’altro che scontato.
Quarto Protagonista: Ventolaio Brunello di Montalcino 2012
Quella del Ventolaio, una realtà gestita da una famiglia di ex mezzadri e braccianti che incarna perfettamente il riscatto della cultura contadina. Le vigne si trovano su di un "cucuzzolo", fortemente esposto ai venti. Trovandosi a circa 200 metri di altitudine in più rispetto agli altri assaggi della serata, il vino risente di condizioni meteorologiche completamente diverse, regalando un finale di grandissima personalità, sensazioni che riecheggiano nei miei ricordi. Abbinato al petto d’anatra si rivela un incontro di straordinaria finezza.
Quinto protagonista: Tiezzi Brunello di Montalcino "Vigna Soccorso" 2011
Il viaggio si chiude tornando alla cantina Tiezzi con una perla assoluta: la Vigna Soccorso 2011. Parliamo di un vigneto leggendario, arrampicato alle mura trecentesche di Montalcino a ben 500 metri di quota, dove nel 1870 nacquero le prime storiche bottiglie di Brunello. L'annata 2011, si concede oggi con un'evoluzione splendida, ricca di profondità, di note speziate e cacao. Questo grande vino ha trovato il suo perfetto alter ego nel cinghiale in umido "dolceforte", una ricetta densa e aromatica altrettanto della tradizione toscana, perfettamente accompagnata dalla morbidezza di un pavè di patate alla crema. L'ennesima dimostrazione che il Brunello non teme i sapori forti, ma sa affondare nelle carni con classe.
Senza meno un calice di elevata importanza, all’altezza di ogni aspettativa..ma come dice Falcone e come già citato in passato ..anche qui non scelgo, li prediligo tutti!
La mania di perfezione non lascia spazio al talento, finisce per limitarne l'espressione. Ecco perché è proprio durante questi incontri e questi assaggi che dovremmo lasciarci andare. La natura e la sua perfezione possono osare, evocando così un pensiero primordiale.
Lasciamoci guidare dalla sua perfezione… uniamo una voce autorevole come quella di Francesco Falcone, la mano sapiente dello chef Silver Succi e la perfetta armonia creata in sala da Fabrizio Timpanaro, e ne rimarremo incantati.
Enjoy.
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