Lettera di una riminese: "Sanità pubblica tra attese infinite e medici di famiglia sbrigativi e freddi"

Una lettrice: "Cittadini soli. Il diritto alla salute è un diritto, non privilegio"

A cura di Riccardo Giannini Redazione
05 febbraio 2026 16:25
Lettera di una riminese: "Sanità pubblica tra attese infinite e medici di famiglia sbrigativi e freddi" - Medico - Foto di repertorio
Medico - Foto di repertorio
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Una nostra lettrice, A.G., ha inviato una segnalazione "con senso di profonda delusione e crescente avvilimento" sulla sanità pubblica, al fine di denunciare "una situazione che non può più essere considerata episodica o tollerabile".

Si parte, nella sua lettera-denuncia, dai tempi di attesa per le prestazioni: "Accedervi, tramite il servizio sanitario pubblico, è diventato, nei fatti, quasi impossibile", segnala la nostra lettrice, che parla di tempi di attesa "lunghissimi, spesso incompatibili con la tutela della salute, anche in presenza di impegnative urgenti". La conseguenza è "evidente e gravissima: i cittadini vengono spinti verso la sanità privata, pagando di tasca propria per visite ed esami che dovrebbero essere garantiti. Ma chi non può permetterselo? Chi resta indietro, chi rinuncia, chi aspetta troppo?".

Un'altra critica viene mossa verso i medici di famiglia, secondo la personale esperienza della lettrice: "Sono consapevole che molti medici, spesso giovani e sovraccarichi di lavoro, operino in un sistema sotto pressione. Ma da cittadina non posso ignorare un dato ormai ricorrente: visite sbrigative, scarsa attenzione, un rapporto umano sempre più freddo e distante, con rarissime e preziose eccezioni. Nell’ultimo anno e mezzo ho potuto constatare una caduta evidente e progressiva della qualità complessiva del servizio e dell’ascolto del paziente, per me, i miei figli ed i miei genitori". 

Infine la tecnologia, che dovrebbe aiutare: "E invece ci sono difficoltà crescenti nell’utilizzo di strumenti che dovrebbero semplificare e non ostacolare, come il Fascicolo Sanitario Elettronico. Delegare un figlio per assistere un genitore anziano è diventato un percorso farraginoso e scoraggiante, proprio per le fasce più fragili della popolazione".

La nostra lettrice chiosa con amarezza: "Tutto questo non accade in una realtà marginale o dimenticata. Vivo a Rimini, una città del Nord-Est, mediamente ricca, che dovrebbe rappresentare un modello di efficienza e servizi. Eppure la sensazione diffusa è quella di un sistema che sta lentamente ma inesorabilmente crollando, lasciando i cittadini soli, frustrati e impotenti. Vi chiedo di dare spazio a questa denuncia, di raccontare ciò che sta succedendo, perché la sanità pubblica non è un privilegio né una concessione: è un diritto fondamentale che oggi appare sempre più fragile, disatteso e negato".

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