L'inflazione preoccupa nel territorio riminese. Tensioni Medio Oriente: si rischia "shock energetico"

L'analisi di Confesercenti Rimini

A cura di Riccardo Giannini Redazione
03 marzo 2026 15:53
L'inflazione preoccupa nel territorio riminese. Tensioni Medio Oriente: si rischia "shock energetico" - Il carrello della salute (repertorio)
Il carrello della salute (repertorio)
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L’inflazione torna a correre e riaccende le preoccupazioni per famiglie e imprese del territorio. Il dato diffuso dall'Istat relativo a febbraio registra un aumento dello 0,8% su base mensile, il doppio rispetto a gennaio: un cambio di passo improvviso che si inserisce in una fase economica già delicata.

A lanciare l’allarme è Confesercenti, che evidenzia come le tensioni internazionali – in particolare in Medio Oriente – possano innescare un nuovo shock energetico con effetti rilevanti anche nel 2026. In uno scenario “morbido”, l’inflazione potrebbe salire dall’1,8% al 2,4% (+0,6 punti); in quello più severo, fino al 3% (+1,2 punti), con una perdita complessiva stimata fino a 12 miliardi di euro di potere d’acquisto e fino a 6,6 miliardi di consumi reali.

Il balzo di febbraio, maturato prima che l’escalation del conflitto producesse pienamente i suoi effetti sui mercati energetici, è un segnale negativo anche per la dinamica delle componenti più persistenti: l’inflazione di fondo risale al 2,4% dall’1,7% e il “carrello della spesa” al 2,2% dall’1,9%. Pressioni che incidono direttamente sulla capacità di spesa delle famiglie e che rischiano di frenare ulteriormente la domanda interna.

Per la provincia di Rimini, territorio a forte vocazione commerciale e turistica, lo scenario è particolarmente delicato. Il deterioramento delle prospettive internazionali potrebbe infatti riflettersi sui flussi turistici, non solo per la contrazione della domanda, ma anche per un possibile effetto a catena legato all’aumento dei prezzi dell’energia e dei trasporti. I costi del trasporto aereo passeggeri sono già raddoppiati negli ultimi dieci anni e ulteriori rincari potrebbero incidere negativamente.

"Il dato sull’inflazione di febbraio è inatteso e aumenta in modo concreto le preoccupazioni anche per il nostro territorio - commenta Fabrizio Vagnini, presidente di Confesercenti della Provincia di Rimini -. Il rischio è che l’aumento dei prezzi spazzi via il già lento recupero della spesa delle famiglie, con consumi in brusca frenata e nuove difficoltà per il commercio di vicinato e per le imprese turistiche. In una provincia come la nostra, dove il turismo rappresenta una leva fondamentale dell’economia, ogni tensione sui costi energetici e sui trasporti può avere effetti immediati sui flussi e sulla redditività delle imprese”.

“Sul fronte energetico – prosegue Vagnini – chiediamo al Governo massima vigilanza e misure immediate ed efficaci per scongiurare ulteriori rialzi dei costi e difendere il potere d’acquisto di famiglie e imprese. Servono decisioni rapide: ogni ulteriore scossone in questa fase può avere conseguenze pesanti sul tessuto economico riminese”.

Nel dettaglio, nello scenario “soft” – con aumento dei prezzi dell’energia temporaneo e rientro entro marzo – nel 2026 si registrerebbe un incremento dei prezzi all’importazione dell’energia del 17%. L’inflazione salirebbe al 2,4% e i consumi scenderebbero di tre decimi: a fronte di 2,3 miliardi di consumi nominali in più (spesa obbligata), si perderebbero 3,2 miliardi di consumi in volume.

Nello scenario più severo, con prezzi dell’energia elevati per tutto l’anno e una variazione del 45%, l’inflazione toccherebbe il 3% e i consumi si ridurrebbero di sei decimi. Le famiglie si troverebbero a sostenere 4,7 miliardi di spesa nominale in più, ma perderebbero 6,6 miliardi di consumi reali e complessivamente 12 miliardi di potere d’acquisto.

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