L’Oman: il paese custode dell’autenticità del Medio Oriente
Alcuni paesi colpiscono il viaggiatore con immagini iconiche: skyline vertiginosi, record architettonici e slogan ripetuti all’infinito.
Ci sono paesi che si presentano al viaggiatore con la forza delle immagini iconiche: skyline vertiginosi, record architettonici, slogan ripetuti fino allo sfinimento. E poi c’è l’Oman, che sceglie la strada opposta. Non ti abbaglia, non ti seduce con l’artificialità. Ti invita, piuttosto, a rallentare. E solo a quel punto, passo dopo passo, comincia a raccontarsi. Nella Penisola Arabica, l’Oman è infatti un’eccezione silenziosa e affascinante. Qui non troverai foreste di grattacieli né resort invasivi che divorano la costa. Troverai invece città dall’architettura bassa e armoniosa, villaggi che sembrano scolpiti nella roccia, deserti che parlano sottovoce e un senso di continuità culturale raro in una regione che ha spesso sacrificato l’identità a favore della modernità.
Il primo incontro con l’Oman parte dalla capitale
Un viaggio in Oman inizia quasi sempre da Mascate, una capitale che sorprende proprio per ciò che non è. Niente skyline futuristici, niente caos visivo. Gli edifici sono bassi, chiari, regolati da un rigoroso piano urbanistico che impedisce di superare l’altezza delle montagne circostanti. Il risultato è una città che respira, dove il mare dell’Oman incontra le rocce scure dell’Hajar in un equilibrio estetico che racconta molto della mentalità del paese. Qui si percepisce subito una parola chiave per capire l’Oman: misura. La Grande Moschea del Sultano Qaboos, imponente ma mai ostentata, ne è l’esempio perfetto. È un luogo che invita al rispetto e alla contemplazione e non allo stupore gridato in linea con gran parte del paese.
Identità omanita: orgoglio senza clamore
Per comprendere l’identità dell’Oman bisogna andare oltre i paesaggi che seppur straordinari devono lasciare il passo alle persone. Sono gli omaniti infatti i custodi dell’identità del paese. Questo popolo ha un rapporto profondo con la propria storia e la propria cultura, discendente da navigatori, mercanti e pescatori, ha saputo costruire nei secoli una società aperta al mondo ma saldamente legata alle tradizioni. L’Oman è anche l’unico paese a maggioranza ibadita, una corrente dell’Islam nota per la sua tolleranza. Questo aspetto si riflette anche nella vita quotidiana: il viaggiatore è accolto con curiosità sincera ma mai invadente. L’ospitalità in Oman non è una performance turistica, ma un gesto naturale. Un caffè offerto, qualche parola scambiata all’ombra di una palma, un sorriso che non chiede nulla in cambio.
Viaggiare lentamente in linea con la vita degli omaniti
Se c’è un errore da evitare in Oman è quello di avere fretta. Questo non è un paese da “checklist”, ma da scoprire con lentezza. Ogni giorno rivela un volto diverso: il verde improvviso di un wadi dopo ore di deserto, il silenzio assoluto delle Wahiba Sands al tramonto, il profumo dell’incenso che ancora oggi sale dai souk del Dhofar. Nizwa, l’antica capitale dell’interno, è uno dei luoghi dove il tempo sembra aver trovato un compromesso con il presente. Il forte domina l’oasi come fa da secoli, mentre il mercato del bestiame del venerdì mattina offre uno spaccato di vita autentica, lontano da qualsiasi messa in scena per turisti. Più a sud, Salalah racconta un altro Oman ancora: quello tropicale, verde, quasi africano durante il khareef, il monsone estivo che trasforma il paesaggio e ribalta l’immaginario classico della Penisola Arabica.
La natura come patrimonio da preservare
Uno degli aspetti più sorprendenti dell’Oman è il rapporto rispettoso con l’ambiente. Le tartarughe marine nidificano ancora sulle spiagge di Ras al Jinz, protette da regolamentazioni severe. I wadi non sono parchi tematici, ma ecosistemi vivi, frequentati anche dalle famiglie omanite nei weekend. Nel Jebel Akhdar, la “montagna verde”, antichi sistemi di irrigazione, i falaj – patrimonio UNESCO – continuano a distribuire l’acqua come mille anni fa, permettendo la coltivazione di rose, melograni e albicocchi. È un esempio concreto di come tradizione e sostenibilità possano convivere e lavorare in maniera sinergica.
Consigli pratici per un viaggio in Oman
Viaggiare in Oman è più semplice di quanto si pensi. Le strade sono eccellenti e noleggiare un’auto – preferibilmente un 4x4 – è il modo migliore per esplorare il paese in autonomia. Il periodo ideale va da ottobre ad aprile, quando le temperature sono più miti, soprattutto nel deserto e nelle zone montuose. Per concedersi il giusto tempo per scoprire le meraviglie omanite è preferibile optare per un tour di almeno 7 giorni. Il rispetto per la cultura locale è fondamentale: un abbigliamento sobrio, soprattutto nei villaggi e nei luoghi religiosi, apre molte porte. Non servono gesti plateali, basta attenzione. L’Oman apprezza chi osserva prima di giudicare. Anche dal punto di vista gastronomico, il viaggio è una scoperta graduale: riso, pesce, spezie leggere, datteri e halwa omanita, il dolce tipico del paese, raccontano una cucina semplice ma profondamente legata al territorio.
L’Oman cambia l’approccio alla Penisola Arabica
L’Oman non è un paese che cerca di stupire. È un territorio che resta nella memoria del viaggiatore come un luogo autentico, coerente e gentile. In una Penisola Arabica spesso raccontata attraverso eccessi e contrasti, l’Oman rappresenta la via della continuità con il passato, della discrezione e dell’orgoglio silenzioso. È un viaggio che non finisce con l’ultimo timbro sul passaporto, ma continua nel ricordo di una notte nel deserto, di un tè condiviso, di un paesaggio che non aveva bisogno di ostentazioni per farsi amare ed è forse proprio per questo che l’Oman, una volta scoperto, da molti non viene mai dimenticato.
7.7°