L’abbraccio del Byron: dove l’ospitalità diventa un’esperienza sensoriale

L’evoluzione del gusto: perché anche un sommelier può innamorarsi della birra

11 ottobre 2026 06:06
L’abbraccio del Byron: dove l’ospitalità diventa un’esperienza sensoriale -
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Non tutti sanno oggi che cosa sia la scienza dell’accoglienza in termini di ricercatezza e professionalità, o meglio sono ancora in pochi ad accogliere generosamente i loro ospiti senza riserve. Oggi dunque vi racconto come le due cose s’intrecciano alla perfezione all’hotel Byron dove un'accoglienza totale ti aspetta, un’accoglienza di cuore, senza freni o esitazioni, dove la generosità di Nunzia Tesoro spicca durante le sue serate perfettamente organizzate, che viziano a puntino tutti gli invitati.Il suo, l’Hotel Byron, si trasforma in un laboratorio del gusto per un appuntamento dedicato all’abbinamento cibo-birra. Protagonisti piatti bellissimi da vedere, ma studiati soprattutto per regalare un’esperienza sensoriale completa. Ricordo con profonda stima la cura dedicata agli abbinamenti cibo-vino durante il terzo livello del corso AIS. La generosità nel proporre prodotti d'eccellenza, rari e di prelibata qualità, rappresenta un gesto di professionalità, ormai difficile da riscontrare…e che si riconferma questa sera.

Nonostante la mia formazione sia legata al vino, ho sentito il bisogno di colmare quella lacuna lasciata da una lezione mancata al corso. Approccio questa serata con l'umiltà di chi vuole sfatare i propri pregiudizi: la birra sta conquistando palcoscenici gastronomici importanti e stasera voglio capirne il perché, ascoltando con attenzione ogni sfumatura, e quindi sono pronta all’assaggio.

Uno sguardo al passato è doveroso a mio avviso e racconta che le prime tracce della produzione di birra risalgono al 4000 a.C., antichissime definirei ; nonostante ciò e all'evoluzione tecnologica degli impianti, le basi restano le stesse: cereali e fermentazione. Inizialmente gran parte del merito va ai monaci benedettini che nel Medio Evo ne studiarono i processi e la materia prima. Oggi, quella tradizione si traduce in libertà creativa: scegliendo tra cereali, zuccheri e stili diversi ed oggi sono i mastro birrai a dare vita a una varietà infinita di birre, uniche per aromi, colori e corpo.

Ed eccoci a sta sera dove gli assaggi sono dedicati soltanto alle birre artigianali, e con l’occasione assaporeremo le tre diverse tipologie di fermentazione, quella spontanea, la fermentazione bassa e la fermentazione alta.

La mia attenzione si concentra sulla Ocean Gose del birrificio Radiocraf in ‘stile Gose’, incredibile dire quanto sia rimasta meravigliata dai suoi profumi e dal sorso leggero, è proprio vero che c’è sempre occasione di sorprendersi. Qui si parla di alta fermentazione ed immediato è il sentore agrumato al naso…. di lime che invade la mente, di spezie come il coriandolo e della tipica sapidità data dal sale blu di persia. Sensazioni inebrianti per il mio palato. Ancora più sorprendente l’abbinamento con l’entrée di mare, un Tris di Conchiglie freschissime. Ho adorato la capasanta con frutto della passione sciogliersi in bocca e ho scoperto che, con una birra acida l’accostamento diventa perfettamente concordante. Chi l’avrebbe mai detto!

Foto Tris di Conchiglie
Foto Tris di Conchiglie
Foto birra Ocean Gose 'stile Gose'
Foto birra Ocean Gose 'stile Gose'

Nonostante l'abitudine faccia preferire agli amatori la bottiglia in vetro, la lattina sta guadagnando sempre più spazio nel mondo della birra. Oltre a essere riciclabile quanto il vetro, garantisce una conservazione superiore perché scherma totalmente la luce. In più, offre infinite possibilità creative per la stampa del design conquistando così l’attenzione anche dei più giovani!

Subito dopo fulminea è arrivata un’altra birra,ma questa volta in ‘stile Blanche’ di provenienza Belga, dal birrificio Cane di Guerra. E’ una birra ad alta fermentazione, di color giallo intenso, carico; non c’è fortissima lucentezza perché non filtrata, come del resto lo sono le birre artigianali. Al naso note di arancia amara accompagnata da un sentore di pane ed in parte di miele millefiori, tutte fragranze ben amalgamate tra loro. In bocca lascia una sensazione pannosa ma al contempo fresca e leggera. Una scoperta folgorante anche questa, abbinata ad un tris crudo di carpacci di polipo, pesce spada e di baccalà e melagrana. Che delicatezza.

Foto Tris di Carpaccio e birra 'Gose stile Blanche'
Foto Tris di Carpaccio e birra 'Gose stile Blanche'

E poi lei………… la Italian Grape Ale (IGA) , un'innovativa tipologia nata in Italia che fonde il mondo della birra con quello del vino, propriamente originaria della Sardegna. Nasce dall’incontro di ingredienti vitivinicoli e birra, ed è considerata uno degli stili più originali d’innovazione, sempre più conosciuta a livello internazionale. In merito a questa tendenza, un articolo de il Sole 24 Ore evidenzia la nascita della normativa che richiede l’obbligo di inserire i componenti in etichetta, cogliendo con ciò proprio l'interesse dei produttori artigianali. Caratterizzata dall'uso di mosto fresco, presenta profili aromatici vinosi, note fruttate e un’acidità moderata, offrendo un ponte tra le due bevande senza che nessuna prevalga sull'altra. Sta sera abbiamo assaggiato la bb Verblonde addizionata al mosto di uve Vermentino, ad alta fermentazione anch’essa, (nonostante avessimo degustato tutte e tre le fermentazioni, emerge chiaramente la mia preferenza per questo genere). Un viaggio che ricollega alle origini del territorio richiamandone le radici…e così al naso fragranti frutti di pasta bianca e gialla ed una sensazione di freschezza persistente.

L’abbinamento ancora una volta inaspettato ma super azzeccato, un secondo di ‘Cubo di tonno’ al sesamo bianco con cipolla caramellata e arance e verdure di stagione. Notare come le dimensioni superano quelle di un semplice cubo: si tratta di una porzione decisamente ricca.

Infine, a catturare l’attenzione è stata la Kriek Cuvée René, una birra a fermentazione spontanea che, pur non essendo esattamente nelle mie corde per il suo profilo acidulo e frizzante, mi ha colpita molto. Si tratta di una Kriek di color rosso rubino, realizzata con ciliegie intere e lasciata fermentare in botti per almeno due anni. Al naso risulta decisamente insolita ma, come si suol dire, de ‘gustibus non est disputandum’. Ciò che apprezzo profondamente è la libertà d'espressione che questa tipologia rappresenta: l'uso della materia prima e il metodo di produzione riflettono appieno la mia visione di sostenibilità. A completare l'esperienza, una generosa e squisita cheese cake in abbinamento.

Foto Cheesecake e Birra Kriek Cuvee Renè
Foto Cheesecake e Birra Kriek Cuvee Renè

Ora mi è chiaro che cosa mi abbia spinta fin qui stasera, vi risponderei che è la consapevolezza di ciò che porto dentro da sempre ovvero, il concetto semplice di ‘artigianale’ che mi appartiene, che mi conquista e che in questo contesto significa etica: onorare le tradizioni ed il passato, con lo sguardo sempre rivolto a un domani più sostenibile, in un ambiente che le rispetta profondamente e le esalta, grazie alla costante attenzione.

Sono veramente lieta, arricchire il mio bagaglio significa avere qualcosa in più da offrire ai mie lettori, a me stessa , a tutti.

Un ringraziamento speciale a Nunzia qui in foto.
Un ringraziamento speciale a Nunzia qui in foto.
Foto Scorcio dell'Hotel Byron in notturna.
Foto Scorcio dell'Hotel Byron in notturna.

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