Lupo, ambientalisti e animalisti: "Basta narrazioni imprecise. Serve convivenza consapevole"

Nella nota si evidenzia comunque la necessità di adottare "azioni concrete per evitare attacchi ad allevamenti e arrivo di lupi in città", ma non abbattimenti

A cura di Riccardo Giannini Redazione
29 gennaio 2026 15:22
Lupo, ambientalisti e animalisti: "Basta narrazioni imprecise. Serve convivenza consapevole" - Lupi (Foto repertorio)
Lupi (Foto repertorio)
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Le associazioni ambientaliste e animaliste della Provincia di Rimini non ci stanno, criticando la narrazione "imprecisa e amplificata dai social network" sulla presenza del lupo, una narrazione che "rischia di alimentare paure ingiustificate e di compromettere la corretta comprensione del fenomeno".

La lunga nota delle associazioni, che annunciano un incontro ad hoc sul tema (giovedì 5 febbraio nella sala Pironi di Corso d'Augusto, ore 20.30), parte con alcune precisazioni di natura scientifica: " Da un punto di vista biologico, è anzitutto necessario ricordare che in Italia è presente una sottospecie unica al mondo: il lupo appenninico (Canis lupus italicus). Contrariamente a quanto spesso si afferma, il lupo non è mai scomparso del tutto dalla penisola italiana. A seguito delle politiche di tutela avviate negli anni Settanta e di una serie di condizioni ambientali favorevoli, la specie ha pian piano ricolonizzato gran parte del territorio nazionale, tornando a occupare aree dalle quali era stata eradicata e dove la sua presenza era ormai stata dimenticata".

Così, "per comprendere questo processo è fondamentale chiarire cosa si intenda per habitat del lupo. In quanto predatore opportunista e altamente adattabile, il lupo può vivere in qualsiasi ambiente che garantisca disponibilità di prede, possibilità di rifugio e presenza di un territorio libero, anche nelle zone di pianura e non solo in ambienti boschivi o montani. Il territorio è un elemento centrale nella biologia della specie. Esso è occupato da un unico branco, generalmente composto da una coppia riproduttrice, l’unica a riprodursi, una volta all’anno, e dalla prole di diverse annate. L’area viene frequentata in modo continuativo e difesa attivamente attraverso marcature territoriali; eventuali arrivi di altri lupi vengono respinti anche con scontri letali. Questo forte comportamento territoriale costituisce un efficace meccanismo di autoregolazione della specie".

Altro aspetto rilevante, rilevano le associazioni, "è rappresentato dalla fase di dispersione: i giovani adulti abbandonano il branco di origine per cercare nuovi territori e un partner con cui formare un nuovo branco. È proprio questo meccanismo naturale che ha consentito al lupo di ripopolare gradualmente la penisola e che spiega la sua presenza anche in aree di pianura e costiere, più antropizzate. Tale dinamica pone oggi la questione della convivenza con l’uomo come una sfida gestionale e culturale, non come un’emergenza faunistica".

Dagli aspetti scientifici si passa alla normativa: "Dal punto di vista normativo e gestionale è opportuno ricordare poi che il lupo è stato declassato da specie rigorosamente protetta a specie protetta nell’ambito della Convenzione di Berna e della Direttiva Habitat. In merito a questo declassamento, l’Ispra si è già espressa indicando, in base agli ultimi monitoraggi sulla presenza del lupo in Italia, la possibilità, per il 2026, di un numero massimo di abbattimenti pari a circa 160 individui a livello nazionale, di cui 15 in Emilia Romagna. È fondamentale sottolineare però che il lupo non diventa in alcun modo una specie cacciabile e che ogni eventuale prelievo dovrà essere rigorosamente motivato e valutato caso per caso, in base a dati scientifici e valutazioni tecniche. Esperienze maturate in altri Paesi europei dimostrano infatti che prelievi non ponderati, specie all’interno di branchi strutturati, possano produrre effetti controproducenti, causando squilibri nel branco e un aumento delle predazioni sul bestiame, in particolare in assenza di adeguate misure di prevenzione".

Analoghe considerazioni, rilevano gli ambientalisti, "valgono per le operazioni di cattura e trasferimento, che comportano elevati rischi per gli animali, costi molto elevati e scarse probabilità di successo. L’immissione di un lupo in un territorio già occupato da un altro branco equivale a condannarlo alla morte e non risolverebbe il problema, semmai lo sposterebbe altrove. Si tratta allora di imparare di nuovo a convivere in positivo con la presenza del lupo, che svolge sul territorio una fondamentale funzione di riequilibrio ecologico, riducendo con la predazione la presenza di cinghiali e altri animali diventati sovrabbondanti e fonte di danni ad agricoltura e all'ambiente. La sua presenza in provincia non è eccessiva né a rischio per la convivenza con l'uomo; vi si sta invece stabilendo in branchi organizzati e stabili, ma i lupi possono essere attratti verso i centri abitati dalla presenza di rifiuti e di cibo lasciati all'aperto".

Nella nota si evidenzia infine la necessità di adottare "azioni concrete per evitare attacchi ad allevamenti e arrivo di lupi in città".

"È necessario - argomentano - garantire sostegno concreto agli allevatori, dotandoli di recinzioni e misure di protezione adeguate e cani da guardiania, e una gestione corretta dei rifiuti da parte di Comuni e cittadini, con divieto di lasciare all'aperto cibo per animali. Va assicurata la custodia attenta degli animali domestici, cani in particolare, che vanno tenuti al riparo specie di sera, e il divieto di alimentare artificialmente il lupo, per non renderlo confidente con l'uomo. Campagne di informazione rivolte ai cittadini sull’etologia del lupo e sul comportamento da tenere in caso di incontro con questo animale sono indispensabili".

Le associazioni firmatarie della nota

Ambiente & Salute Riccione, ANPANA Rimini, dnA Rimini, ENPA Rimini, FIAB Rimini, Fondazione Cetacea Riccione, GREENPEACE Gruppo locale Rimini, Legambiente Valmarecchia, LIPU Rimini, Monumenti Vivi Rimini e WWF Rimini.

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