Metal detector anche nelle scuole di Rimini, parla il criminologo: "Servono per prevenire"

Massimo Affronte scrive all'Ufficio scolastico provinciale per difendere la circolare voluta dai ministri Piantedosi e Valditara

A cura di Redazione
29 gennaio 2026 09:26
Metal detector anche nelle scuole di Rimini, parla il criminologo: "Servono per prevenire" - Massimo Affronte
Massimo Affronte
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La sicurezza nelle scuole torna al centro del dibattito nazionale dopo i tragici fatti di La Spezia e alla luce delle ultime dichiarazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha annunciato l’imminente emanazione di una direttiva condivisa con il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara per consentire controlli a sorpresa delle forze dell’ordine, anche con metal detector, agli ingressi degli istituti scolastici, su richiesta dei dirigenti e nel pieno rispetto dell’autonomia scolastica.

Una linea che apre alla possibilità di interventi mirati, decisi caso per caso insieme ai prefetti, in risposta al fenomeno crescente dell’uso di coltelli e armi bianche tra i giovani. In questo contesto interviene Massimo Affronte, criminologo riminese ed esperto di sicurezza, che annuncia l’invio nei prossimi giorni di una lettera all’Ufficio scolastico provinciale di Rimini, per proporre di valutare anche sul territorio riminese l’introduzione di controlli preventivi agli ingressi delle scuole considerate più a rischio, in raccordo con le istituzioni competenti. "Accolgo con favore le parole del ministro Piantedosi – spiega Affronte – perché chiariscono un punto fondamentale: non si tratta di militarizzare le scuole, ma di mettere a disposizione dei dirigenti strumenti concreti di prevenzione, da attivare solo quando necessario. È un approccio equilibrato e responsabile".

Affronte sottolinea come il tema non possa più essere eluso: "Oggi le armi bianche circolano con una facilità preoccupante anche tra minorenni. Il metal detector non è una soluzione miracolosa, ma è un deterrente efficace, soprattutto se utilizzato in modo mirato e non sistematico". Il criminologo parla con l’esperienza di chi opera da anni nella gestione della sicurezza di grandi eventi sportivi: "Nel calcio – spiega – l’introduzione di controlli strutturati agli ingressi ha ridotto in modo significativo il numero di incidenti. La sola presenza di un filtro scoraggia comportamenti pericolosi. È legittimo chiedersi se, con le dovute cautele, un modello simile non possa funzionare anche in ambito scolastico".

Affronte insiste però su un punto chiave: la sicurezza non può essere solo repressiva. "Come ricordano anche sociologi e studiosi del disagio giovanile, da Chiara Saraceno a Maurizio Fiasco, serve un lavoro educativo profondo e continuo. Educazione al rispetto, alla gestione del conflitto, alla responsabilità. Questo è il vero investimento sul futuro". Il problema, evidenzia, è il fattore tempo: "I processi educativi richiedono anni, mentre l’emergenza è adesso. I ragazzi vivono spesso in contesti fragili, con pochi adulti di riferimento. È doveroso lavorare sull’educazione, ma nel frattempo dobbiamo anche chiederci cosa fare, oggi, per evitare che qualcuno entri a scuola con un coltello nello zaino". Da qui la proposta di affiancare agli interventi educativi strumenti di prevenzione immediata, applicati solo dove necessario e su decisione delle autorità scolastiche. "Non è una resa culturale – conclude Affronte – ma un’assunzione di responsabilità. Educazione e sicurezza non sono alternative: devono procedere insieme".

La lettera all’Ufficio scolastico provinciale potrebbe aprire un confronto anche a livello territoriale, intercettando una preoccupazione sempre più diffusa tra famiglie, docenti e dirigenti scolastici. Un confronto che, alla luce delle ultime prese di posizione del Viminale e dei recenti fatti di cronaca, appare ormai difficile da rinviare.

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