Nel Riminese l’export rallenta: -8,4% nei primi sei mesi 2026. Usa rimangono primo mercato
Le esportazioni valgono 1,4 miliardi di euro, mentre le importazioni scendono del 7,5%
Sulla base dei dati Istat, elaborati dall’Osservatorio economico e sociale della Camera di commercio della Romagna, in provincia di Rimini, nel periodo gennaio-giugno 2026, calano le esportazioni (che ammontano a 1,4 miliardi di euro in termini nominali): -8,4% rispetto allo stesso periodo del 2025, diversamente dall’incremento regionale (+3,0%) e nazionale (+4,5%). Le importazioni (0,8 miliardi di euro a valori correnti) sono in diminuzione tendenziale (-7,5%). Rimane positivo il saldo commerciale (esportazioni al netto delle importazioni) fatto registrare nei primi sei mesi del 2026 (+0,6 miliardi di euro) e sostanzialmente analogo a quello registrato nello stesso periodo del 2025. Riguardo ai principali prodotti export, si riducono le esportazioni degli Articoli di abbigliamento (-9,9% la dinamica, 12,6% del totale), delle Navi e imbarcazioni (-52,9%, 7,7%) e degli Elementi da costruzione in metallo (-1,5%, 3,3%). In particolare, si assiste ad una contrazione dell’incidenza dell’export delle Navi e imbarcazioni, sul totale, pari a 7,3 punti percentuali (dal 15,0% del primo semestre 2025 al 7,7% dell’analogo semestre 2026), con un effetto negativo sul posizionamento nella classifica (da principale prodotto esportato nei primi sei mesi del 2025 a quarto nei primi sei mesi del 2026). Crescono, invece, le esportazioni delle Macchine utensili e per la formatura dei metalli (+4,0%, 14,9% del totale), delle Altre macchine di impiego generale (forni, caldaie, condizionatori, distributori automatici) (+4,5%, 10,2%), delle Bevande (+5,5%, 4,2%) e degli Apparecchi per uso domestico (apparecchiature sia elettriche che non elettriche impiegate prevalentemente in ambito domestico: grandi e piccoli elettrodomestici e dispositivi di cottura) (+4,4%, 4,1%). Per quel che concerne i principali Paesi di destinazione delle esportazioni, troviamo, nell’ordine: Stati Uniti (10,9% del totale), Francia (10,5%), Germania (8,8%), Regno Unito (7,3%), Spagna (5,7%) e Polonia (4,3%); di questi, solo la Francia è in crescita (+17,9%), con flessioni che invece riguardano Stati Uniti (-15,0%), Germania (-4,2%), Regno Unito (-15,7%), Spagna (-4,9%) e Polonia (-2,6%).
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