Nuova ciclabile in Valmarecchia, ambientalisti in guardia: "Così si mette a rischio il fiume"

Le associazioni intervengono dopo l'articolo di altarimini e scrivono alle istituzioni: "Mobilità dolce sì, ma non a ogni costo"

A cura di Redazione
16 febbraio 2026 12:52
Nuova ciclabile in Valmarecchia, ambientalisti in guardia: "Così si mette a rischio il fiume" -
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Dopo l’articolo pubblicato da altarimini.it (vedi notizia) sul cosiddetto “Piano B” per collegare i due tratti della ciclabile tra Novafeltria e Rimini - una soluzione alternativa in attesa dei fondi per la passerella sul Marecchia - arriva una presa di posizione netta e articolata da parte delle principali associazioni ambientaliste del territorio.

La proposta, lo ricordiamo brevemente, prevede la realizzazione di un nuovo tratto di pista ciclabile lungo la sponda sinistra del fiume Marecchia, dalla località Madonna di Saiano (Poggio Torriana) fino a Ponte Santa Maria Maddalena (Novafeltria), come soluzione temporanea per garantire continuità al percorso.

A intervenire con una lettera aperta alle istituzioni competenti sono: OaSì - Insieme per le valli APS, CRAS Rimini, dnA Rimini, Fondazione Cetacea, Legambiente Valmarecchia, Lipu Rimini, Monumenti Vivi Rimini e WWF Rimini.

Nel documento le associazioni chiariscono subito di condividere gli obiettivi generali di mobilità dolce e turismo sostenibile, ma mettono in guardia sulla specificità del tratto interessato: si tratta infatti di uno degli ultimi segmenti del Marecchia in cui esiste ancora una continuità naturale tra fiume e versante, senza interruzioni antropiche.

Secondo gli ambientalisti, questa zona svolge un ruolo fondamentale per la ricarica delle falde acquifere e per l’equilibrio idrogeologico dell’intera valle. Inserire un’infrastruttura ciclabile in un’ansa fluviale in erosione, spiegano, significa alterare dinamiche naturali già delicate, esponendo l’opera a rischi strutturali e generando costi di manutenzione continui.

Non solo: di fronte all’area interessata si trova l’abitato di Pietracuta, costruito su depositi fluviali. Qualsiasi intervento potrebbe quindi avere ripercussioni sugli equilibri idraulici complessivi, con effetti potenzialmente critici a valle, soprattutto alla luce delle recenti alluvioni. Le associazioni ricordano inoltre che il tracciato ricade all’interno della ZSC-ZPS “Torriana, Montebello, Fiume Marecchia”, parte della rete Natura 2000, e ospita siti di nidificazione di specie protette. Un contesto che, per legge, richiede valutazioni ambientali rigorose e competenze tecniche qualificate.

Il cuore della critica sta però nel metodo: il “Piano B” viene percepito come una soluzione provvisoria che rischia di diventare definitiva senza un’adeguata analisi di impatto. “Troppo spesso – si legge – i Piani B nascono come temporanei e finiscono per consolidarsi, senza il livello di approfondimento che contesti così fragili richiedono”. Le richieste alle amministrazioni sono quattro: massima cautela nella gestione dell’area, coinvolgimento immediato di esperti ambientali, valutazione pubblica e trasparente delle alternative e, soprattutto, evitare decisioni strutturali dettate solo da difficoltà di finanziamento.

Il messaggio finale è chiaro: la tutela degli ecosistemi non è un freno allo sviluppo, ma la sua condizione necessaria. In gioco, sostengono le associazioni, non c’è solo una pista ciclabile, ma la salvaguardia di un capitale naturale da cui dipendono risorse fondamentali come acqua, suolo e sicurezza idrogeologica.

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