Ottant’anni dal 2 giugno 1946: a Rimini un ciclo di lezioni sulla nascita della Repubblica
Ciclo di incontri promosso dal Comune di Rimini tra lezioni magistrali e approfondimenti storici su Resistenza, Costituzione e partecipazione democratica
Ottant’anni fa, il 2 giugno 1946, data del referendum sulla forma dello Stato e l’elezione dell’Assemblea incaricata di redigere la Carta costituzionale, rappresentò per il nostro Paese, dopo vent’anni di dittatura, l’inizio di una nuova storia democratica, a partire dal ripristino del suffragio universale, e, per la prima volta nella nostra storia, l’estensione del voto alle donne.
A questa svolta storica, il Comune di Rimini – con il coordinamento scientifico della Biblioteca civica Gambalunga e dell’Istituto per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea della provincia di Rimini - dedicano il ciclo di lezioni magistrali “Dialoghi sulla democrazia. Nascita della Repubblica”, per interrogarsi sulla natura della democrazia nata dalle macerie della Seconda guerra mondiale, a partire dalla considerazione che la democrazia non è soltanto una costruzione giuridica, ma è soprattutto una costruzione sociale e politica, che prevede la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.
Ad aprire la rassegna sarà la storica Gabriella Gribaudi, che venerdì 8 maggio nella sua lezione Guerra aerea: strategie e legittimazione, affronterà il tema cruciale della guerra totale. Per molto tempo è stato difficile parlare delle conseguenze dei bombardamenti aerei, poiché si è trattato di crimini commessi dagli Alleati, cioè dalle democrazie vincitrici del conflitto, appellandosi a una giustizia che produsse enormi catastrofi, distrusse città e sterminò popolazioni civili.
Per l’Italia, l’uscita dalla guerra significò innanzitutto l’edificazione di nuove istituzioni democratiche, a cui per la prima volta parteciparono le donne, come elettrici ed elette, in un percorso di emancipazione che sarebbe stato lungo e difficile. A parlarne sarà la storica Patrizia Gabrielli, venerdì, 15 maggio nell’incontro Il primo voto. Elettrici ed elette.
Il 2 giugno 1946 segnò il passaggio degli italiani dallo stato di sudditi della monarchia a quello di cittadini della Repubblica democratica. Una svolta che non fu priva di contraddizioni, tanto che il suo valore simbolico si affievolì nel corso del tempo. La stessa festività venne ridimensionata, quasi cancellata nel corso delle stagioni dell’Italia repubblicana. A ottant’anni di distanza, le nuove generazioni vorranno ridare sostanza e vigore a quella data simbolica? Da questo interrogativo nasce la riflessione che lo storico contemporaneista Umberto Gentiloni, proporrà mercoledì 20 maggio con la lezione Alle origini della Repubblica. 80 anni dal 2 giugno 1946.
Senza guerra partigiana non si sarebbe realizzata la più importante cesura della storia italiana, ma essa è stata via via edulcorata e di fatto sostituita da una narrazione più rassicurante, sul modello della Resistenza come “secondo Risorgimento”. Con questa lettura, però, la concreta esperienza storica della guerra partigiana, inevitabilmente sanguinosa e divisiva, rischia di disciogliersi in un astratto pantheon di eroi. La Resistenza consentì al Paese di trovare una nuova identità, di recuperare una dignità a livello internazionale, e di avviare un processo di “costruzione” della democrazia. Ne parlerà lo storico Filippo Focardi, martedì 26 maggio, nella lezione L'eredità della guerra partigiana nella Repubblica.
La guerra di Liberazione fu insieme una guerra civile contro i fascisti e una guerriglia contro l’occupante nazista. L’ansia di riscatto e di cambiamento, che avevano originato la Resistenza, costituirono la volontà fondativa della democrazia italiana. Su di essa si innestò e prese forma una Carta costituzionale dal valore programmatico, che disegnò la democrazia repubblicana per cui si era combattuto. Ne parleranno lo storico contemporaneista Luca Baldissara e la politologa Nadia Urbinati, che venerdì 29 maggio presenteranno Nata democratica.
Non furono pochi i fattori che minarono la piena realizzazione della democrazia nel nostro Paese, a partire dal fatto che il distacco degli italiani dal fascismo era stato determinato dal disastro della guerra e non si era tradotto in una coscienza politica antifascista, al punto che si creò una frattura fra la gente comune e la minoranza eroica che aveva dato vita alla Resistenza, fra i partiti e la grande maggioranza degli italiani. Ciò favorì la messa sotto accusa dell’antifascismo e il «Processo alla Resistenza», che si celebrò nelle aule di giustizia dopo il 1945. Gravida di conseguenze, come ebbe a osservare Piero Calamandrei, furono le modalità con cui venne applicata l’amnistia, emanata il 22 giugno 1946 per celebrare la nascita della Repubblica italiana. L’amnistia, ispirata all’esigenza di pacificazione, avrebbe dovuto rappresentare lo spartiacque nel decisivo passaggio tra dittatura e democrazia. Per l’interpretazione estensiva fornita della magistratura, si trasformò in un generalizzato perdono, applicato anche a torturatori e ad assassini.
Ne parlerà mercoledì 3 giugno, Mimmo Franzinelli, L’amnistia Togliatti. Un colpo di spugna sui crimini fascisti. Lunedì 15 giugno, la rassegna si chiuderà con la presentazione del libro Anna Chimenti e Maria Natale La Costituzione è donna. Le conquiste per la parità di genere dal 1946 a oggi (Carocci, 2025) in dialogo con Antonella Baccarini. In collaborazione con il Coordinamento Donne Rimini .
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