Poggio Torriana a teatro con Mentre vivevo: seconda parte del cartellone tra memoria, identità e verità

La seconda parte dell'undicesima edizione prende il via domenica 25 gennaio

A cura di Riccardo Giannini Redazione
20 gennaio 2026 15:35
Poggio Torriana a teatro con Mentre vivevo: seconda parte del cartellone tra memoria, identità e verità - Kronoteatro -Un po meno fantasma - Tommaso Bianco - ph. Luca del Pia
Kronoteatro -Un po meno fantasma - Tommaso Bianco - ph. Luca del Pia
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L’undicesima edizione di Mentre Vivevo, la rassegna di teatro e arti del contemporaneo che associazione quotidianacom cura dal 2015 presso la Sala Teatro di Via Costa del Macello a Poggio Torriana, apre la seconda parte della stagione 2025/26 domenica 25 gennaio.

Questa edizione di Mentre Vivevo invita a esaminare criticamente le proprie convinzioni, le proprie azioni o idee per valutarne la validità, proponendo uno scarto tra l'ordinario radicalmente intossicato, e la superficie riflettente del teatro. Mentre vivevo invita a tralasciare il simulacro, l'effigie, il monumento desueto, il travisamento ingenuo. In Mentre vivevo il malinteso si svela. L'inquietudine sensibile fa capolino, il fantasma della "verità" crea sconcerto; la realtà è altra rispetto al silenzio sordo e irascibile dei cortili sociali.

Mentre vivevo aggiunge salgemma, sapidità, togliendo spazio all'impacciata idea dell’intrattenimento tragico, allo sdegno retorico, alla livrea del sociale ad uso mondano. Oggi, come spettatori, non è più possibile fondersi o calarsi, l'illusione dura un frangente; nel tempo attuale la scena reclama autenticità, ci legittima a sentire la natura leale di ogni identità. Senza codici preordinati, senza paradigmi stantii.

Mentre vivevo offre un punto di osservazione dei “formati scenici” suggerendo allo spettatore di privarsi dell'immediatezza dello stigma, potenzialmente insito in ogni giudizio impulsivo. Nelle arti il filo narrativo è andato a farsi benedire da diversi decenni. È ordinaria, consolidata prassi nel processo di creazione, innescare dinamiche per eludere la "novella", buona o cattiva che sia. Portarsi a casa corpi, "storie" che differiscono dallo stereotipo narrativo permeato di sentimento intriso di utilitaristica compassione è sempre, per noi, un buon avvenimento.

Ogni scherzo, al quale volentieri non ci sottraiamo, può rivelare il desiderio di emancipazione dal rannicchiato spavento in perenne agguato. Tutto è molto più complicato, questi frammenti di pensiero forse semplificano o forse stimolano l'intreccio di molteplici altre riflessioni. "È il bene l'unica forma del sacro" (Simone Weil).

La programmazione di domenica 25 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, propone la visione a ingresso libero del Film (Oscar 2024 miglior film straniero) La zona d’interesse, di Jonathan Glazer. Il film è un capolavoro incentrato sul tema dell’Olocausto, mostrato da una prospettiva nuova, essenziale, inquietante, assolutamente senza precedenti. Il regista nega le immagini dell’orrore, non lo mostra mai, lo evoca, e proprio per questo risulta così incisivo: l’orrore della Shoah è mostrato da un altro punto di vista. Il film non si pone il compito di mostrare, solo quello di far percepire, portandoci a riflettere sul passato, ma soprattutto sul presente e sul futuro: viviamo le nostre vite, spesso, nel totale disinteresse nei confronti delle tragedie del mondo.

Dall’orrore della Shoah alla delicatezza di Un po’ meno fantasma, lo spettacolo proposto da Kronoteatro domenica 8 febbraio che vede in scena Tommaso Bianco nei panni di Marcello: un uomo semplice, si direbbe fragile, ma sarebbe più giusto dire “delicato”. Ma si può essere delicati senza per questo sentirsi deboli. Si può vivere, coscientemente, sempre fuori contesto. Muoversi pochissimo e piano perché si ha l’impressione che il mondo intorno sia irraggiungibile, o perché lo si immagina (o lo si vorrebbe) ugualmente delicato. L’immobilità è una postura rivoluzionaria in una società che corre all’impazzata. Marcello vive nel corpo di Tommaso Bianco e nella penna di Tommaso Cheli e Francesca Sarteanesi , che ne cura anche la regia.

Sarteanesi e Cheli confermano una particolare vocazione nel racconto di storie nascoste o, più precisamente, nel racconto delle persone che in quelle storie stanno dentro.

Lo spettacolo è divertente e vivace nel dinamismo dei personaggi incontrati da Marcello, ognuno dei quali consegna, in dialetti sempre diversi, energici consigli che tuttavia egli lascia posare.

Sogno, memoria, immagine poetica. Così si potrebbe in parte descrivere Altre Stanze, il lavoro che Silvia Garbuggino e Gaetano Ventriglia presenteranno Domenica 22 febbraio. Duo artistico formatosi nel 2002 e attivo a Livorno da oltre due decenni di strenua resistenza, per affermare l’essenzialità e insieme la potenza espressiva del teatro. Altre Stanze è uno spettacolo in movimento, ogni volta diverso, le cui stanze entrano in “altre” stanze, i sogni in altri sogni, i suoni in altri suoni. Un pensiero, anche, sul senso dell’espressione artistica: sulle forme che emergono in relazione ai contenuti, sulla corrente sotterranea che continua ad alimentarne la necessità. Altre stanze è parte di una più ampia ricerca: navigando lungo le coste del malinconico archetipo del Don Chisciotte di Cervantes, la compagnia si spinge oltre in un’operazione di sottrazione drammaturgica che punta all’esegesi del frammento come imprevedibile cellula generatrice di una storia. Silvia e Gaetano provano ad incarnare creature viste attraverso l’archetipo del don Chisciotte: esseri asimmetrici al mondo, capaci ancora di rovesciare la vita attraverso l’ideale, di incontrarsi al centro del cosmo per antica saggezza o ricerca d’amore.

Domenica 8 marzo per la Giornata internazionale della donna Mentre Vivevo ospita Rosa Matteucci con Volevo il mappamondo. Scrittrice, artista poliedrica, ha fatto teatro e cinema.

Dopo il successo del suo romanzo di esordio, Lourdes, l’ultimo dal titolo Cartagloria è stato proclamato Libro dell'anno 2025 dal programma radiofonico Fahrenheit di Rai Radio3, pubblicato da Adelphi, che racconta un viaggio tragicomico di crescita interiore e accettazione della propria "croce". Oltre all’originalità, la prerogativa centrale della Matteucci è senz’altro lo stile, sempre in sintonia con la vicenda narrata, mai essenziale né barocco, mai in cerca di soluzioni ad effetto, lo stile della scrittrice risulta elegante e raffinato, aulico nell’accezione più nobile del termine: un esempio di come la propria cultura possa essere messa al servizio del lettore.

La scrittrice non offre mai un punto di vista “comune”: i suoi protagonisti osservano le cose da una prospettiva diversa, aprendo sfondi da una visuale che arricchisce le storie di particolari che regalano alle scene una compiutezza naturale.

Rosa Matteucci sarà in dialogo con Paola Vannoni di quotidianacom per un inedito, imprevedibile confronto.

Sarà un’azione corale quella dedicata alla Giornata della Poesia di Domenica 22 marzo. Un ensemble di artisti si avvicenderanno in Stupendo dalle tue labbra. Due poetesse, tre poeti, un aforista, un saxofonista e un pianista pizzicheranno le corde del cuore. "La poesia sono discorsi che si fanno tra persone intelligenti." Si dice: “Una persona che legge poesia si fa sconfiggere meno facilmente di una che non la legge.” Ma noi non ne siamo così sicuri. Si dice: “La poesia è un mucchietto di neve in un mondo con il sale in mano.” Ma noi non ne siamo così sicuri. Si dice: “Il poeta comincia dove finisce l’uomo.” Ma noi non ne siamo così sicuri. Si dice: “So che la poesia è indispensabile, ma non saprei dire per cosa.” Di questo ne siamo, quasi, sicuri. Si dice: “La poesia è un atto di pace.” Di questo ne siamo sicuri.

Si preannuncia a sorpresa il nome dell’ospite che domenica 12 aprile incontrerà la giornalista e scrittrice Rita Giannini, collaboratrice per oltre trent'anni del Maestro Tonino Guerra, di cui è biografa ufficiale. La giornalista ha recentemente presentato il suo ultimo lavoro editoriale Santarcangelo di Romagna, pubblicato da Pazzini Editore “… perché mancava un testo aggiornato che, seppure in pillole, raccontasse storia, arte, cultura, personaggi e itinerari della mitica Santarcangelo.”

La seconda parte di Mentre Vivevo 2025/26 si conclude domenica 26 aprile con l’esito drammaturgico del gruppo di Non dormire sugli allora, l’atelier di drammaturgia e teatro condotto dalla compagnia quotidianacom: La vita come performance: creare narrazioni dalle esperienze ordinarie.

Ogni persona può custodire un istinto in grado di mettere a fuoco intuizioni e rivelazioni della realtà, ci siamo quindi abbandonati al “lusso di coscienza”.

Il laboratorio si è concentrato sul potere dell’esperienza personale come materia prima per la creazione drammaturgica e performativa. I partecipanti riflettono sulla loro routine quotidiana, indagano il confine tra reale e surreale documentando la ricerca dell’incontro con l’inatteso. Il processo artistico ha visualizzato gli aspetti critici della vita, dando voce a storie e avvenimenti attraverso una restituzione finale.

La rassegna è realizzata con il sostegno del Comune di Poggio Torriana.

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