Rallenta il settore metalmeccanico in Romagna: “Servono risposte strutturali, non interventi tampone”
Fim-Cisl lancia l’allarme su ordini, produzione e occupazione
Un settore strategico che rallenta, imprese sotto pressione e un contesto economico che rende sempre più complessa la tenuta dell'occupazione. È il quadro emerso dal Consiglio Generale della Fim-Cisl Romagna, svoltosi oggi a Cesena. A fotografare la situazione del comparto metalmeccanico romagnolo è stato il segretario generale dell'organizzazione sindacale, Riccardo Zoli, che ha parlato di una fase delicata per il settore nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.
"Negli ultimi mesi - ha spiegato - registriamo segnali diffusi di rallentamento produttivo, una contrazione degli ordini e un aumento del ricorso agli ammortizzatori sociali, soprattutto nelle realtà medio-piccole. Non si tratta di crisi isolate, ma di un fenomeno che interessa intere filiere e rischia di produrre effetti duraturi se non affrontato con strumenti adeguati". "Sui dati della cassa integrazione non dobbiamo farci ingannare dal calo complessivo del 13% registrato in Romagna nei primi nove mesi del 2025 - ha aggiunto -, perché i volumi restano preoccupanti e il quadro territoriale è frammentato. Mentre Rimini e Ravenna registrano una riduzione delle ore rispettivamente del 26,06% e del 14,42%, il dato di Forlì-Cesena, in crescita del 15,70%, rappresenta un segnale d'allarme, soprattutto se confrontato con l'aumento regionale dell'Emilia-Romagna pari all'11,41%. Siamo nel pieno di una transizione difficile, che richiede risposte strutturali e non interventi emergenziali. Situazioni di questo tipo non possono essere gestite solo con strumenti tampone - sottolinea Zoli -. Serve un impegno straordinario delle istituzioni e una vera politica industriale per tutelare l'occupazione e salvaguardare aziende che rappresentano un patrimonio produttivo e di competenze per il territorio".
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