Reati su minori, a Rimini nuovo protocollo: cambia la gestione delle segnalazioni a scuola
Scatta il protocollo unico: Procura e Comune fissano le nuove regole per le scuole
La Procura di Rimini, la Procura per i minori di Bologna, il Comune di Rimini e l'ufficio scolastico territoriale hanno firmato un nuovo protocollo di intesa, per realizzare un percorso condiviso, con tutte le scuole del territorio, che permetta di gestire al meglio le confidenze dei minori e le segnalazioni su possibili reati, "evitando errori, sovrapposizioni e rischi di compromissione delle eventuali prove, garantendo interventi tempestivi e corretti".
L’idea prende forma nel novembre 2021, quando il Prefetto di Rimini e il Procuratore della Repubblica hanno riunito, attorno allo stesso tavolo, enti locali e istituzioni scolastiche. "È lì che emerge la necessità di un linguaggio comune, di procedure chiare, di un modo condiviso per affrontare situazioni che, quando si presentano, non lasciano spazio all’improvvisazione. Da quel momento parte un lavoro di confronto che dura anni, fatto di incontri tecnici, scambi tra dirigenti, analisi di casi e criticità. Un percorso che porta alla stesura del documento oggi approvato dalla Giunta comunale", spiega l'amministrazione comunale di Rimini.
Il Protocollo non introduce nuovi adempimenti, ma cambia il modo in cui le scuole affrontano i momenti più delicati: quelli in cui un minore trova il coraggio di parlare, oppure quando un adulto nota qualcosa che non torna. Finora ogni istituto si muoveva secondo prassi proprie, spesso guidate dal buon senso o dall’urgenza. Ora, invece, c’è un percorso unico, condiviso, nella consapevolezza che la prima reazione possa segnare il destino di un’indagine.
"La scuola diventa così un luogo di ascolto protetto, dove il racconto del minore viene accolto senza pressioni e senza tentativi di ricostruire la vicenda. Non è più l’istituto a cercare conferme o spiegazioni: il compito della scuola è custodire quel primo racconto e trasmetterlo in modo integro alla Procura. È un cambio di prospettiva che riguarda anche gli adulti che segnalano situazioni sospette e i casi in cui sono le lesioni a sollevare dubbi. Il Protocollo non entra nei dettagli tecnici, ma chiarisce un principio: ogni elemento va raccolto con attenzione, senza sovrapporsi al lavoro dell’autorità giudiziaria", evidenziano da palazzo Garampi. Anche fenomeni come bullismo e cyberbullismo trovano una collocazione precisa: quando gli interventi educativi non bastano e gli episodi si ripetono, la scuola non resta più sola e può attivare un percorso condiviso con la Procura minorile.
Nel dettaglio, la parte operativa si semplifica: la scuola non deve stabilire se un fatto sia vero o se configuri un reato, ma solo trasmettere ciò che ha raccolto. La competenza passa poi alle Procure: quella di Rimini per i reati commessi da adulti, quella di Bologna per i minorenni, entrambe quando la situazione è mista o non definita. Per i casi di pregiudizio non necessariamente penale, il canale è quello della piattaforma telematica dedicata alla Procura minorile. "Per il cittadino il messaggio è chiaro: le scuole non improvvisano più, non rischiano di compromettere un’indagine, non restano sole davanti a situazioni complesse. C’è un percorso unico, riconoscibile, condiviso", rimarcano da palazzo Garampi.
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