Riccione Calcio 1926, parla il Presidente Carnevali

Intervista al Presidente Carnevali sul percorso di innovazione e sostenibilità del club, tra visione ESG e calcio come leva sociale.

A cura di Riccardo Valentini Redazione
12 febbraio 2026 09:00
Riccione Calcio 1926, parla il Presidente Carnevali -
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Carnevali, che progetto sta portando avanti con il Riccione Calcio 1926?

Il Riccione Calcio 1926 oggi è più di un club, un progetto per il futuro: è il nostro claim e sintetizza perfettamente la visione che guida il lavoro quotidiano del club. È un progetto strutturato che utilizza il calcio come strumento educativo, sociale e culturale, con una visione chiara di medio-lungo periodo. Il risultato sportivo conta, ma non è l’unico obiettivo. Il nostro lavoro è orientato a creare un ambiente serio, sano e coerente per i giovani, dove il percorso sportivo sia accompagnato da strutture all’altezza, organizzazione, responsabilità e valori.

Il progetto è cresciuto molto rapidamente. Quali risultati avete raggiunto in poco tempo?

Il progetto Riccione Calcio è partito praticamente da zero. In soli due anni siamo riusciti a costruire una struttura solida, arrivando oggi a circa 350 tesserati e a uno staff tecnico di oltre 30 persone, diventando un punto di riferimento per tante famiglie. Sono numeri importanti per una realtà dilettantistica, ma ancora più significativo è il modo in cui sono stati raggiunti: attraverso metodo, organizzazione e una visione chiara. Quando esiste un progetto serio, le persone lo riconoscono e scelgono di farne parte.

Lei lavora da trent’anni nel mondo dello sport nazionale e internazionale. Quanto conta questo percorso oggi nel progetto Riccione Calcio?

Conta moltissimo, perché è un percorso che continua a evolversi e che oggi trova una sintesi concreta nel progetto Riccione Calcio. Quest’anno ricorre il trentesimo anno della mia attività nel mondo dello sport professionistico, un percorso che mi ha permesso di confrontarmi nel tempo con dinamiche sportive, organizzative e gestionali di alto livello. Questo mi consente di portare nel Riccione Calcio un approccio moderno e professionale, adattato al contesto dilettantistico ma ispirato a standard elevati. Professionismo e dilettantismo sono due mondi profondamente diversi, con regole, dinamiche e responsabilità differenti. La vera sfida è portare anche nel calcio dilettantistico metodo, organizzazione e cultura sportiva, senza perdere l’elemento romantico di questo mondo dove la passione muove tutto. Serve farlo con la capacità di generare qualità attraverso la serietà del lavoro.

Accanto al lavoro sportivo, lei è molto impegnato anche sui temi della sostenibilità. In che modo?

Accanto all’attività sportiva, affianco club, Federazioni e Leghe professionistiche sui temi della sostenibilità applicata allo sport. Il mio lavoro riguarda l’integrazione di modelli che tengano insieme sport, responsabilità sociale, attenzione ambientale e misurazione dell’impatto, soprattutto in contesti complessi come grandi eventi e organizzazioni strutturate. Sport e sostenibilità sono due ambiti che oggi convivono nel mio lavoro quotidiano e che trovano applicazione concreta anche nel progetto Riccione Calcio.

Uno dei passaggi più significativi è stata la trasformazione in Società Benefit, che vi ha resi il primo club dilettantistico a compiere questa scelta. Perché?

Perché volevamo che i valori fossero vincolanti, non solo dichiarati. Diventare Società Benefit significa inserire nello statuto l’impegno a generare valore sociale e ambientale, oltre a quello sportivo ed economico. Essere il primo club dilettantistico ad adottare questo modello comporta una responsabilità ancora maggiore: significa assumersi l’impegno di dare coerenza e concretezza a quei valori, nel tempo. Non è una scelta di immagine, ma di responsabilità. È un modo per tutelare il progetto nel tempo, garantendo coerenza, trasparenza e continuità anche oltre le singole persone.

Lei sostiene che un club dilettantistico debba essere gestito come un’azienda. Cosa intende?

Un club dilettantistico è, a tutti gli effetti, un’organizzazione complessa. Gestisce risorse, strutture, persone, relazioni, investimenti e responsabilità, farlo con metodo, programmazione e trasparenza non è un’opzione, è inevitabile. Questo approccio non toglie nulla alla passione sportiva, anzi: la rende sostenibile nel tempo. Solo una gestione solida permette di investire, programmare e tutelare davvero ragazzi, famiglie e collaboratori.

Avete ottenuto la gestione dello Stadio Comunale per 15 anni. Che valore ha questo passaggio?

È determinante perché alimenta senso di appartenenza, consolida il progetto e ci permette di organizzare al meglio l’attività quotidiana ma è anche una grande responsabilità. Abbiamo vinto un bando che prevedeva investimenti importanti, in un momento non semplice per il mondo dilettantistico. In questi mesi si stanno completando i lavori del nuovo campo in erba sintetica, realizzato con un investimento interamente a carico del club, che si aggiunge al campo centrale dello Stadio Comunale. Inoltre in ottica di sostenibilità ambientale abbiamo ultimato anche il relamping di tutti i tre campi a undici con l’installazione di illuminazione a led. La proprietà e la responsabilità degli investimenti sono chiare, il valore generato è per la collettività e quindi per il territorio. Questo ci ha consentito di costruire un polo sportivo di qualità, un vero centro di aggregazione funzionale allo sviluppo dell’attività giovanile e sportiva.

Che ruolo ha il settore giovanile in questo progetto?

È il cuore di tutto. Il settore giovanile è un luogo educativo prima ancora che sportivo. Bambini e ragazzi imparano il rispetto delle regole, il valore dell’impegno, il lavoro di squadra e il senso di appartenenza. Noi dirigenti siamo chiamati a dare ogni giorno continuità puntando ad un costante miglioramento della nostra offerta formativa con la consapevolezza di come l’obiettivo non sia solo di crescere calciatori ma prima di tutto persone consapevoli.

Che valore ha il rapporto con il Sassuolo Calcio?

Nasce proprio dalla volontà di mettere nelle migliore condizioni i nostri tesserati perché il Sassuolo Calcio rappresenta una delle realtà più virtuose del calcio italiano per il lavoro sul settore giovanile. Il rapporto si sviluppa all’interno del progetto Generazione S, un percorso che mette al centro la formazione dei giovani e degli allenatori, andando oltre il semplice aspetto sportivo. Questo confronto continuo con una realtà professionistica consente al Riccione Calcio di crescere in modo sostanziale dal punto di vista tecnico, sportivo ed organizzativo, rafforzando ulteriormente la nostra identità sul territorio di club che punta all’eccellenza nella crescita dei giovani.

Non parlate più solo di sponsorizzazioni, ma di creazione di valore e di contenuti. Cosa significa concretamente?

Oggi le aziende non cercano più soltanto visibilità bensì progetti credibili, coerenti con i propri valori, capaci di generare valore e di essere raccontati in modo efficace. Attraverso lo sport sviluppiamo percorsi che uniscono sostenibilità, impatto sociale e creazione di contenuti, utili alle aziende per comunicare in modo autentico ciò che fanno e come lo fanno. Non parliamo di esposizione di un logo, ma di contenuti, processi e impatto reale, che restano nel tempo.

Quanto conta avere una dirigenza legata al territorio?

È un grande valore aggiunto. Il Riccione Calcio è guidato da una dirigenza composta da persone che vivono quotidianamente la città e sentono il club come qualcosa di proprio. Questo legame con il territorio genera grande senso di responsabilità e appartenenza, credibilità e continuità.

Il 2026 è un anno simbolico per il club. Come vivete questo passaggio?

Il 2026 rappresenta un momento molto importante, perché coincide con il centenario e il riferimento al 1926 è parte integrante della nostra identità. L’identità calcistica di Riccione nasce nel 1926, e il nostro compito oggi è portarne avanti il senso e la responsabilità. Il 2026 è un anno importante, che segna il centenario del club e rafforza il senso di responsabilità nel portare avanti la sua identità.

Che ruolo può avere il Riccione Calcio per la città, guardando avanti?

Deve essere un modello sportivo e organizzativo per la città. Siamo la prima squadra di Riccione e questo comporta una responsabilità che va oltre il campo: rappresentare il territorio, i suoi valori e la sua identità. In una città come Riccione, sport e turismo sono fortemente collegati. Un club strutturato, credibile e riconoscibile contribuisce a rafforzare l’immagine della città, a renderla attrattiva e coerente con la sua vocazione. A Riccione l’ospitalità e l’accoglienza si declina anche nella gestione di un club sportivo perché fa parte del DNA di chi è nato o cresce da queste parti. L’obiettivo è fare del Riccione Calcio un punto di riferimento sportivo, educativo e territoriale, capace di generare valore per la comunità e per chi sceglie Riccione come luogo in cui vivere o per i turisti che a Riccione definiscono “cittadini temporanei” facendoli sentire immediatamente di casa.

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