Riclassificazione dei Comuni montani: buone notizie per l'Alta Valmarecchia
Non perderanno lo status i 5 comuni del Riminese a rischio
La questione della riclassificazione dei Comuni montani torna al centro del dibattito regionale e nazionale. Per l'Alta Valmarecchia arrivano buone notizie: oltre a Montecopiolo, Pennabilli e Casteldelci, anche gli altri comuni (Novafeltria, San Leo, Maiolo, San Leo e Sant'Agata Feltria) mantengono lo status. In più c'è Sassofeltrio. I Comuni non perderanno quindi la possibilità di aver accesso ai fondi stanziati dalla Regione e dallo Stato.
Jamil Sadegholvaad: "Dalla conferenza delle Regioni, svoltasi ieri, sulla nuova riclassificazione dei Comuni montani pare sia emersa una ‘riduzione del danno’ rispetto alla prima ipotesi di perdita dello status per una parte del centinaio di Comuni in Regione. Se ciò fosse confermato sarebbe certamente un buon risultato per l’area riminese, frutto anche della sollecitazione venuta nelle scorse settimane dal nostro territorio da parte della Provincia di Rimini, della consigliera Alice Parma e dai Comuni stessi, anche questa confluita poi nel confronto istituzionale portato avanti dalla Regione Emilia Romagna. Ora, auspicando di non essere smentiti, attendiamo l’ufficialità ma intanto ci pare di essere riusciti a far riconoscere quanto era giusto".
La nota della Regione
“Sulla riclassificazione dei Comuni montani è mancata l’intesa come avevamo ampiamente anticipato. Consideravamo sbagliati i criteri inseriti, a monte, nella legge, a valle non si poteva che arrivare ad un risultato non soddisfacente”. Così l’assessore regionale alla Montagna, Davide Baruffi, al termine della seduta della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, tenutasi questa mattina a Roma, dove è mancata l’intesa sul provvedimento del Governo relativo alla riclassificazione dei Comuni montani.
“Già nei prossimi giorni- ha annunciato Baruffi- incontrerò i comuni montani, sia quelli inclusi che quelli esclusi: se la legge nazionale esclude, quella regionale resterà inclusiva. E dove il Governo toglie risorse agli esclusi, la Regione ripristinerà con propri mezzi l'equilibrio costruito in Emilia-Romagna in questi anni, da Rimini a Piacenza. E questo senza contrapposizione tra crinale e valle. Ma, al contrario, promuoveremo strategie di integrazione, cooperazione e solidarietà. Non a caso, in previsione dei guasti che la legge nazionale avrebbe potuto produrre, già in legge di bilancio 2026/2028 abbiamo aumentato del 60% le risorse del Fondo montagna regionale e questo ci consentirà di non penalizzare nessun comune”.
In Emilia-Romagna i Comuni montani erano 99, numero che si conferma con alcune variazioni in ingresso e in uscita. Restano esclusi i seguenti Comuni: Varano De' Melegari per la provincia di Parma; Monte San Pietro, Sasso Marconi, Marzabotto, Borgo Tossignano, Casalfiumanese e Fontanelice per la provincia di Bologna; Mercato Saraceno e Sogliano al Rubicone per la provincia di Forlì-Cesena.
Acquisiscono invece la montanità i Comuni: Alta Val Tidone, Piozzano, Travo, Gropparello, Lugagnano Val d'Arda e Vernasca per la provincia di Piacenza; Langhirano per la provincia di Parma; Modigliana e Civitella di Romagna per la provincia di Forlì-Cesena. Per altro anche i comuni inclusi dalla legge nazionale in Emilia-Romagna erano già riconosciuti montani dalla legge regionale che ne comprende 121.
“A conti fatti, si è verificato quanto avevamo paventato: mesi di dannosa contrapposizione tra Alpi e Appennino, così come tra comuni di crinale e comuni collinari- ha aggiunto l’assessore-. E tutto questo per cosa? Per decidere come distribuire 200 milioni tra 4 mila comuni: poco più erano, poco meno rimangono. Il confronto di queste ultime settimane, nonostante tutto, non è stato inconcludente: il provvedimento esce profondamente modificato rispetto all'impostazione iniziale. Abbiamo ridotto i danni e molti comuni inizialmente esclusi sono alla fine rientrati. Nonostante il dissenso di impostazione che ci ha visto contrapposti, riconosco al ministro Calderoli la disponibilità a modificare non poco il provvedimento, rendendo gli effetti negativi piuttosto contenuti. Anche per questo, però, torniamo a chiedere al Governo se questa non-riforma valesse davvero la pena, visto che, numeri alla mano, la montagna ha partorito un topolino. Se avessimo impegnato questo tempo a concordare misure per affrontare i problemi della montagna, anziché contrapporci su chi includere o escludere, avremmo certamente reso un servizio migliore al Paese, anzitutto alle cittadine e ai cittadini che vivono in Appennino”.
“A dimostrazione che il nostro dissenso non era preconcetto- conclude Baruffi-, c'è l'accordo raggiunto un minuto dopo per procedere rapidamente al riparto delle risorse. È interesse di tutti mettere a disposizione dei comuni montani anche le poche risorse che il Governo stanzia, peraltro le stesse ormai da cinque anni, senza alcun adeguamento inflattivo”.
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