Rimini, 7 pirati della strada su 10 sono impuniti. "Ma fuggire è reato grave: ecco a cosa si va incontro"

Fabio Mattioli, titolare di Autoscuola Adriatica: “Fermarsi è un dovere verso chi ha bisogno di aiuto"

09 luglio 2026 12:17
Rimini, 7 pirati della strada su 10 sono impuniti. "Ma fuggire è reato grave: ecco a cosa si va incontro" -
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I recenti dati pubblicati dalla Polizia Locale di Rimini e relativi al primo semestre del 2026 tracciano un quadro nitido sul fenomeno delle omissioni di soccorso in città. L'ultimo episodio è avvenuto nei pressi del cavalcavia della Grotta Rossa, dove un’automobilista 34enne è fuggita dopo aver travolto un motociclista, venendo poi rintracciata grazie al Targa System e alle telecamere cittadine. Nei primi sei mesi dell'anno, invece, si sono registrati ben 23 casi di pirateria stradali, ma sono solo sette i responsabili individuati e denunciati (pari a circa il 30%), mentre ben 16 sono rimasti impuniti. Un trend che ricalca i numeri del 2025, chiusosi con 47 casi totali e 17 responsabili intercettati.

Sul tema interviene Fabio Mattioli, titolare di Autoscuola Adriatica, storica scuola guida riminese operativa sul territorio dal 1968. “Dopo un incidente stradale, fermarsi non è soltanto un dovere morale, ma un preciso obbligo imposto dalla legge - illustra -. Il conducente deve arrestare il veicolo, verificare le condizioni delle persone coinvolte, prestare l'assistenza possibile e attivare immediatamente i soccorsi chiamando il 112. Chi sceglie di allontanarsi dal luogo del sinistro finisce spesso per aggravare le proprie responsabilità in modo significativo”.

Il titolare di Autoscuola Adriatica spiega poi come l'ordinamento italiano consideri la fuga con estremo rigore, in particolare dal 2016 con l'introduzione della legge n. 41 sull'omicidio stradale e sulle lesioni personali stradali gravi o gravissime. “Per il reato di omicidio stradale la pena base è la reclusione da due a sette anni quando la morte è conseguenza della violazione delle norme sulla circolazione stradale – dice ancora Mattioli -. Anche il reato di lesioni personali stradali prevede un sistema sanzionatorio graduato. Se le lesioni riportate dalla vittima sono gravi o gravissime, il responsabile rischia pene detentive. In questo quadro normativo, la fuga assume un rilievo decisivo aggravando ulteriormente la posizione del conducente. La legge considera infatti il dileguarsi dal luogo dell’incidente una circostanza aggravante nei procedimenti per omicidio stradale e lesioni stradali, consentendo al giudice di aumentare significativamente la pena. A ciò si aggiunge la possibile contestazione del reato di omissione di soccorso, qualora il conducente non abbia prestato assistenza a chi si trovava in pericolo”.

Il commento di Mattioli si sposta poi sulle pesanti ripercussioni amministrative, evidenziando che le conseguenze non colpiscono soltanto la sfera penale. Nei casi più gravi, infatti, scatta la revoca della patente di guida, accompagnata dal divieto di conseguirne una nuova per un periodo che può rivelarsi estremamente lungo. Anche su questo fronte, la fuga e l'omissione di soccorso determinano un trattamento ancora più rigido da parte delle autorità. “La scelta di fuggire produce un duplice effetto negativo. Da un lato priva la vittima di un'assistenza che potrebbe risultare determinante per salvarne la vita; dall'altro espone il responsabile a un quadro accusatorio molto più grave, con pene più elevate e conseguenze personali e amministrative più pesanti – conclude -. Dopo un incidente non esiste alternativa: fermarsi è un dovere verso chi ha bisogno di aiuto e un obbligo imposto dalla legge. Fuggire rende le responsabilità del conducente estremamente più gravi”.

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