Rimini, 80 anni di Ceis: "Presidio di accoglienza per bambini, ponte tra le culture"
La lettera omaggio del sindaco Sadegholvaad e della vicesindaca Bellini
Nato nel 1946 tra le macerie della guerra e fondato da Margherita Zoebeli, il Ceis festeggia domani (1° maggio) il suo 80esimo anniversario. Una ricorrenza che il sindaco Jamil Sadegholvaad e la vicesindaca Chiara Bellini celebrano con una lettera aperta alla città. "Margherita Zoebeli ha consegnato a Rimini un'eredità viva che il Ceis custodisce e rinnova", evidenziano. Di seguito la lettera.
Lettera del sindaco Sadegholvaad e della vicesindaca Bellini
Ottant’anni fa, il 1° maggio 1946, Rimini era una città ferita. Le macerie della guerra segnavano le strade, le famiglie cercavano di ricominciare, e il futuro sembrava un orizzonte lontano. In quel contesto difficile nacque un luogo che avrebbe cambiato la storia educativa e sociale della nostra comunità: l’asilo italo‑svizzero, oggi Ceis, fondato grazie alla visione e al coraggio di Margherita Zoebeli, che ha consegnato a Rimini un’eredità viva — un’idea di educazione come cura, apertura e responsabilità verso il futuro — che il Ceis custodisce e rinnova da ottant’anni.
Il Ceis non fu soltanto una scuola. Fu un laboratorio di ricostruzione morale e civile, un presidio di accoglienza per i bambini riminesi, un ponte tra culture, un esempio concreto di solidarietà internazionale in un’Italia che cercava di rialzarsi. In quelle “baracche” (come ancora vengono chiamate oggi) tra giochi, cura e sperimentazione pedagogica, prese forma una nuova idea di comunità: aperta, inclusiva, capace di guardare avanti.
Ottant’anni dopo, quei valori parlano ancora a noi con la stessa forza. In un tempo in cui le comunità sono chiamate a nuove sfide – sociali, educative, demografiche, culturali – l’esperienza del Ceis ci ricorda che la crescita di una città passa sempre dalla cura delle persone, a partire dai più piccoli. Che l’inclusione non è un gesto vuoto, ma un percorso partecipato. Che l’educazione è il primo mattone di ogni ricostruzione, ieri come oggi. Non è un caso che la città, già nel 2006, abbia voluto riconoscere al Ceis il Sigismondo d’Oro.
Il 1° maggio, festa del lavoro, aggiunge un significato ulteriore a questo anniversario. Perché il lavoro educativo è un lavoro che costruisce futuro. Perché la ricostruzione del 1946 e le trasformazioni del presente hanno un filo comune: la capacità di una comunità di investire sulle proprie energie migliori, sulle competenze, sulla dignità delle persone.Rimini guarda ai prossimi anni con la consapevolezza che le sfide non mancheranno. Ma lo fa forte di una storia che ha dimostrato come la solidarietà, l’apertura e l’innovazione possano diventare motore di sviluppo. Il Ceis, con il suo percorso lungo ottant’anni, è una delle radici più solide di questa storia.
A tutte le persone, che in questi decenni hanno costruito, custodito e rinnovato questa esperienza – lavoratrice e lavoratori, educatrici ed educatori, famiglie, volontari, partner internazionali – va la gratitudine della città.
Ottant’anni dopo, Rimini continua a crescere anche grazie a loro.
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