Rimini, annata agraria 2025: l’agricoltura tra resilienza e sfide climatiche

Per l’olivicoltura il 2025 è fra i peggiori degli ultimi dieci anni

A cura di Michela Alessi Redazione
29 novembre 2025 11:46
Rimini, annata agraria 2025: l’agricoltura tra resilienza e sfide climatiche -
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L’agricoltura romagnola si conferma un laboratorio di resilienza e innovazione, ma le sfide da affrontare sono sempre più numerose: climatiche, fitosanitarie, ambientali, geopolitiche, di mercato e demografiche. È quanto emerge dall’Annata agraria 2025 di Cia Romagna, presentata il 28 novembre. La “vulnerabilità” del settore non può essere gestita solo in emergenza o tramite indennizzi; per questo Cia Romagna sollecita politiche mirate e interventi rapidi per salvaguardare la tenuta delle aziende agricole e dell’intero territorio; una pianificazione strategica condivisa e una nuova alleanza tra istituzioni, cittadini e agricoltori, per garantire cibo, qualità, tutela ambientale e continuità produttiva.

Dal punto di vista Meteo, l’annata agraria è stata termicamente molto calda (media di 15,2°C, un grado in meno rispetto al record del 2024) e con una pluviometria irregolare: il bilancio idrico è positivo, ma con cattiva e discontinua distribuzione. Non si registrano attualmente condizioni di siccità. L’umidità dei suoli appare nella norma nel riminese. Tra gli eventi si segnalano:

-Temperature miti nei primi mesi del 2025, che hanno favorito anticipo fenologico e ripresa vegetativa precoce;

-Gelate deboli o moderate nella prima decade di aprile;

-Ondata di calore prolungata in giugno;

-Piogge estreme in maggio, luglio, agosto e settembre; 20 gli eventi, con accumuli molto elevati entro le 24 ore: fra i più notevoli anche quello di Rimini del 24 agosto, con valori record dal 1940

-Alcuni episodi di grandine significativa anche a Rimini sui 36 segnalati in Romagna;

-11 episodi di vento forte, prevalentemente sulla costa tra Cervia e Rimini: rilevanti le raffiche del 24 agosto (120 km/h).

Per quanto riguarda la demografia delle imprese, in sintesi, al 30/09/25, in provincia di Rimini, l’agricoltura conta 2.252 imprese attive (6,5% delle imprese totali provinciali e 4,5% delle imprese agricole regionali); rispetto al 30/09/24 si registra un calo delle stesse del 2,3% (Emilia-Romagna: -2,4%, Italia: -2,0%), che corrisponde, in termini unitari, a -52 imprese agricole. Le imprese femminili agricole sono 482 (-2,8%, -14 unità rispetto ai 12 mesi precedenti), il 6,3% sul totale delle imprese femminili e il 21,4% delle imprese del settore. Le imprese giovanili agricole alla data in esame sono 85 (-6,6%, -6 unità rispetto ai 12 mesi precedenti), il 3,5% sul totale delle imprese giovanili e il 3,8% delle imprese del settore.

La provincia di Rimini si caratterizza per una profonda disparità tra il successo turistico internazionale e il potenziale agricolo rurale ancora non pienamente espresso. Il settore agrituristico riminese, con sole 37 aziende attive al 31 dicembre 2024, rimane marginale rispetto ad altre forme di ricettività, registrando il tasso di crescita più basso in Romagna nel 2024, pari a un modesto +0,6%. Questa marginalità rappresenta un’opportunità da cogliere per connettere il dominante turismo balneare con l'offerta rurale ed esperienziale, lasciando ampi margini per il potenziamento e la riconversione di questo segmento.

Primo piano per il settore biologico: Rimini registra 421 operatori biologici e una superficie agricola biologica che copre ben 10.256 ettari, pari al 31,7% della SAU provinciale. Questa percentuale è tra le più alte in Romagna e supera ampiamente la media regionale, confermando che la provincia ha già superato l’obiettivo europeo del 2030 in termini di superficie bio. Il dato, pur con una lieve flessione annuale di 160 ettari, riflette una consolidata vocazione per l'agricoltura estensiva e di qualità.

Nel comparto frutticolo, Rimini si distingue per una forte vocazione alla qualità e alla specializzazione che compensa le superfici ridotte. Come per l’aggregato Romagna, si rilevano cali di ettari coltivati per albicocco, pesco e susino (calano anche quelli in produzione) e ciliegio; aumentano invece le superfici coltivate per il noce (+27%) e per la nettarina (+15%, che vede un aumento anche di quelle in produzione, +5%), al contrario di quanto accade nelle province di Ravenna e Forlì-Cesena, e in generale in regione, dove calano. Il pesco, al contrario, registra un calo marcato delle superfici coltivate e in produzione (circa -20% per entrambe). Per melo e pero aumentano gli ettari in produzione; stabili le superfici per il kiwi. Diminuzione importante anche per le rese medie e i quintali raccolti. A parte melo, susino e cachi tutte le altre frutticole hanno segno meno. Le quantità prodotte, a parte il melo, sono in contrazione. Per il kiwi al momento della chiusura del report dell’Annata agraria non c’erano abbastanza elementi per fare delle previsioni. In generale, le quotazioni medie all’origine si mantengono buone rispetto al 2024 o migliori (ciliegio e pero). Per albicocche, pesche e nettarine le migliori degli ultimi 5 anni.

Per l’olivicoltura il 2025 è fra i peggiori degli ultimi dieci anni. Come per l’aggregato Romagna, la provincia di Rimini (che ha la maggior superficie coltivata a olivi rispetto a Forlì-Cesena e Ravenna) registra un drastico calo delle rese medie delle olive (-70%) e dei quintali raccolti (poco più di 15 mila su 51 mila del 2024). La produzione di olio cala del -62%: circa 200 mila kg a fronte dei 522 mila del 2024. La Dop “Colline di Romagna” è coltivata in circa 70 ettari nelle province di Rimini e Forlì-Cesena: si prevede una stima di raccolto di olive Dop di circa 360 quintali, e con una resa media in olio intorno al 13% la produzione di olio Dop è di circa 4.700 kg: -61% rispetto al 2024.

Riguardo al vitivinicolo, nel riminese l’annata si è rivelata complessa. Le forti grandinate della seconda metà di agosto hanno causato danni nelle zone di Coriano, San Clemente e Montecolombo, con perdite localizzate fino al 60%. Le aree non colpite hanno invece beneficiato di un andamento climatico regolare e di una buona sanità delle uve. Soprattutto le varietà bianche, come Rebola e Trebbiano, hanno dato risultati molto soddisfacenti. Nel riminese risulta in media in lieve calo la produzione di uva (113 mila quintali, circa 3% sul 2024), mentre le rese sono stabili e la produzione di vino segna un aumento del 7%.

Nel settore cerealicolo Rimini mostra un quadro estremamente eterogeneo, condizionato dalle precipitazioni intense alternate a periodi siccitosi. Si alternano contrazioni di superfici moderate (frumento duro, orzo) a incrementi molto consistenti (frumento tenero, mais, sorgo), segnalando una crescente variabilità territoriale. Tutte in calo le rese medie delle colture prese in esame. Calano le produzioni di frumento duro (84.009 quintali, –12%), più contenuto il calo del tenero (179.766 quintali, –6%). La qualità è risultata nel complesso buona. Il mais è in forte difficoltà con solo 9.567 quintali prodotti ( –22%). Negativo anche l’orzo con 51.700 q prodotti, –15% nella produzione. Il sorgo ha un andamento migliore: 22.450 q, +17%, confermandosi una coltura strategica.

Orticole - Le orticole presentano tendenze variegate. Dai dati raccolti spicca il calo del -59% delle superfici delle patate e, di contro, l'aumento significativo delle superfici dei piselli freschi (circa il 100% sul 2024), questi ultimi con un miglioramento delle rese medie sul 2024 (+38%). A parte piselli, lattuga, zucche e zucchini, i quintali prodotti hanno segno meno.

La zootecnia nel riminese vede il calo del numero di allevamenti di bovini e di suini, mentre per gli avicoli registra un minimo incremento di allevamenti pur con una diminuzione dei capi. Andamento costante per allevamenti e capi ovicaprini, anche se analizzando i dati degli ultimi 15 anni, il numero di allevamenti produttivi è diminuito di circa ⅓. Sono in forte aumento gli animali per autoconsumo familiare. Negli anni molti allevamenti sono stati chiusi per varie motivazioni (prezzi di mercato, costi di produzione). Tra le criticità più significative segnalate dagli allevatori, la crescente pressione del lupo.

Nell’apicoltura si nota un leggero calo del numero di apicoltori, ma una crescita degli alveari bio. La situazione produttiva è eterogenea a causa dell’instabilità meteorologica con piogge intermittenti, temporali e vento forte che hanno interessato molte zone soprattutto nel periodo di fioritura dell’acacia. La primavera impegnativa ha inciso sui livelli produttivi, con significative fluttuazioni da zona a zona, anche a distanze ridotte, per lo stesso tipo di miele. In generale le zone collinari hanno fatto registrare risultati migliori della pianura.

Il florovivaismo mostra un quadro diversificato tra territori e zone, anche vicini, tra tipologie di imprese e posizione geografica. In generale, e in linea con il trend nazionale, nei fiori recisi prevalgono gli acquisti per ricorrenze, ma cresce l’uso quotidiano per ornamento domestico, anche tra i più giovani. Una problematica sempre più seria è la scarsità di torba in Europa: le soluzioni alternative possono essere substrati a base di fibra di legno, cocco, compost o nuovi materiali innovativi. La sfida è complessa.

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