Rimini Calcio, è ora di cambiare registro
Rimini Calcio, il post Pontedera: fondamentale lavorare sull'Abc, la fase difensiva
di Riccardo Giannini
Il tempo degli alibi e dei comunicati di scusa (lodevoli, perché nel calcio l’autocritica è dote preziosa e rara) è finito: per il Rimini Calcio la situazione è drammatica.
Il Pontedera ha letteralmente surclassato i biancorossi dal punto di vista tecnico, tattico e anche dal punto di vista fisico: i toscani hanno giocato con intensità, cattiveria agonistica, hanno dominato sulle seconde palle, pur avendo in campo 5 Under. Ragazzi però cresciuti in società di Serie A, di un altro passo rispetto agli Under del Rimini. Consapevoli che il problema del Rimini non siano gli Under, ma siano anche gli Under.
Si parte della società. È tempo di rimboccarsi le maniche, partendo dal mercato degli svincolati e pianificando altresì il mercato di gennaio, affinché i correttivi siano sostanziosi e soprattutto tempestivi. Anche la dirigenza deve cambiare registro: serve un’altra mentalità. In una piazza “media” di C vale la classica regola del calcio: vinci, riempi lo stadio. Perdi, lo svuoti. A Rimini all’apparenza è così. Ma solo all’apparenza.
In primis c’è la differenza dei numeri. A Rimini molto più alti della piazza “media” di C.
Rimini è una piazza passionale, dove il calcio cattura un grande interesse anche al di fuori dello stadio. Quando le cose vanno bene, la piazza ti dà una spinta sovraumana. Quando le cose vanno male, non si svuota solo lo stadio. Si crea un’ondata di malumore e di rabbia che genera una pressione alla quale si deve reagire.
D’altra parte l’acquisto di Colombi è stato un segnale, un intervento incisivo e deciso sul mercato. Ma non basterà.
Passiamo ora all’allenatore. Ritenevo immotivato lo scetticismo su Emanuele Troise: il tecnico però si è presentato male, con una formazione troppo spregiudicata che peraltro ha creato molto meno del Rimini di Raimondi. “Ho intenzione di cambiare rotta“, ha detto con onestà nel post partita. Forse bisogna ripartire dall’ABC: dalla fase difensiva, dal non prendere gol. Tofanari e Gigli non sono due fenomeni, ma neppure le copie sbiadite viste in queste ultime gare.
Semeraro giocava nel Gubbio, non è stato pescato in Eccellenza, è un Under ma ha 22 anni, non è un ragazzetto alle prime armi. Nello sfacelo difensivo delle ultime due partite, Lepri ha fatto intravedere qualcosa. Pietrangeli forse è stato sopravvalutato, ma non può rimanere in panchina.
Ribadisco, il Rimini non ha una squadra da retrocessione. Gli errori sul mercato sono stati fatti, non tanto sui singoli (sui quali ha inciso sicuramente il budget): la costruzione di una squadra non armonica, troppo sbilanciata. L’allenatore deve a questo punto pensare al “Primo non prenderle”, che non significa necessariamente giocare con il 5-4-1.
E veniamo appunto ai crudi, numeri tattici.
Una possibilità è data dal 4-3-2-1. Cherubini merita spazio, l’apprendistato nella primavera gli ha trasmesso il dna riminese, il giocatore ha qualità e può fare da raccordo tra i centrocampisti e i due attaccanti, Lamesta e Morra. Lo vedrei in linea con Lamesta, con alle spalle un centrocampo più ricco numericamente.
Considerando l’infortunio di Marchesi, spazio a Langella e Lombardi, uno dei due con i compiti di playmaker, e uno tra Rosini e Leoncini per completare il pacchetto degli Under, alternandoli in base al momento della partita. In difesa i tre over più Semeraro. Con tre centrocampisti più Cherubini dovrebbe essere meno complicato fare filtro alla difesa. Certamente servirebbe anche tanto lavoro fisico per acquistare intensità e più efficacia sulle seconde palle.
L’alternativa tattica è il 4-4-1-1 con Lamesta a supporto di Morra, Rosini-Stanga sull’out di destra e Iacoponi-Semeraro su quello di sinistra, per evitare che la fasce diventino delle autostrade, viste le difficoltà dei biancorossi negli uno contro uno. Cerniera di centrocampo Langella-Lombardi (in attesa di Marchesi). E Megelaitis? In questo momento ha bisogno di ritrovarsi fisicamente e mentalmente.
Quando si parla di singoli si parte da un presupposto: a salvarsi sono in pochissimi. Capanni ha grandi qualità tecniche, ma in questo momento servono non i fioretti, non le spade, ma le asce: il Rimini non può permettersi, in questo momento, altri giocatori offensivi oltre a Lamesta e Morra.
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