Rimini dice no al maxi impianto BESS a Covignano: il Comune scrive al Ministero

La ricaduta paesaggistica di un progetto di tale dimensione e portata è enorme

A cura di Michela Alessi Redazione
28 marzo 2026 09:50
Rimini dice no al maxi impianto BESS a Covignano: il Comune scrive al Ministero -
Condividi

Una lettera ufficiale al Ministero competente da parte del Sindaco Jamil Sadegholvaad per esprimere formale preoccupazione per un intervento considerato sovradimensionato e troppo impattante rispetto al luogo di ubicazione. Peraltro il progetto, presentato dalla società Rimini S.r.l., con sede a Milano, proponente al MASE (Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica) nell'ambito della procedura di autorizzazione nazionale, insiste su un'area ad alta tutela paesaggistica e a rischio idrogeologico.

La notizia è quella della richiesta di autorizzazione presentata al MASE per la realizzazione di un impianto BESS nella zona collinare di San Martino in Venti, nell'area del colle di Covignano. I BESS (Battery Energy Storage Systems) sono impianti industriali di accumulo elettrochimico dell'energia. Composti da grandi batterie, collegate alla rete elettrica, che stoccano energia prodotta da fonti rinnovabili nelle ore di sovrapproduzione e la rilasciano nei momenti di picco della domanda, contribuendo alla stabilizzazione della rete nazionale. Sebbene rappresentino un tassello importante della transizione energetica, questi impianti hanno dimensioni rilevanti, richiedono infrastrutture di connessione alla rete ad alta tensione e pongono questioni di compatibilità con il paesaggio e il territorio su cui vengono installati. Il progetto riminese ad esempio prevede oltre 200 “container” di dimensioni 6 x 2,5 x 3 metri circa ciascuno, disposti in file e gruppi per un'estensione complessiva di notevole impatto visivo e territoriale.

La ricaduta paesaggistica di un progetto di tale dimensione e portata è enorme. Soprattutto per una zona come quella intorno al colle di Covignano ad altissima tutela, riconosciuta come tale dagli strumenti urbanistici comunali e provinciali vigenti.

Nella lettera inviata dal Sindaco Jamil Sadegholvaad si fa innanzitutto riferimento a questo delicatissimo aspetto naturale e identitario, raccogliendo anche le fortissime perplessità di residenti, attività e associazioni.

Un secondo elemento critico, di natura tecnica, riguarda il rischio idrogeologico: una parte consistente dei terreni oggetto del progetto è classificata nel Piano Strutturale Comunale (PSC) come area soggetta a dissesto idrogeologico, condizione che potrebbe rendere incompatibile la realizzazione delle nuove infrastrutture e aggravare i rischi già esistenti per il territorio.

"Quello che ci preoccupa profondamente — dichiara l'Assessora all'Ambiente Anna Montini non è la transizione energetica in sé, che sosteniamo convintamente, ma il modo in cui certi progetti vengono calati senza un'adeguata valutazione del contesto territoriale, ambientale e paesaggistico. Più di 200 container installati sulle nostre colline, in un'area fragile dal punto di vista idrogeologico, con fenomeni di dissesto attivi, e di straordinario valore naturalistico rappresentano un'ipoteca pesantissima su un territorio e paesaggio che appartiene a tutta la comunità.”

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail