Rimini divisa, l'allarme: "sviluppo concentrato a sud, nord a rischio marginalità"
L'associazione Ariminensis parla di Rimini a due velocità: investimenti a sud, nord fragile e a rischio marginalità, offerta turistica in calo strutturale
Una città profondamente divisa in due, anche dalle risultanze del nuovo piano strategico. Claudio Mazzarino, presidente di Ariminensis, lancia l'allarme parlando di una Rimini "a due velocità", in cui "gli investimenti risultano concentrati in modo sistematico a sud della palata, mentre il territorio di Rimini nord appare relegato a una prospettiva fragile e, nel lungo periodo, potenzialmente insostenibile".
Ariminensis entra nel dettaglio delle sue critiche: "Da una parte si prevedono interventi su pontili, parcheggi, riqualificazioni strutturali e progetti orientati a un modello turistico di fascia medio-alta, rivolto a giovani, famiglie e al benessere. Dall’altra, per l’area nord della città, si intravede un’impostazione che rischia di tradursi, nei fatti, in una marginalità economica crescente e in un progressivo abbassamento della qualità dell’offerta".
Ad allarme l'associazione è la situazione di San Giuliano: "Rischia di essere ridotto a contenitore di funzioni temporanee, con dinamiche economiche deboli e tariffe estremamente basse, fino a 10 euro a notte. In questo contesto, il richiamo a un turismo autentico e sostenibile rischia di tradursi in un modello non sufficientemente redditizio e quindi difficilmente sostenibile per le imprese".
Per Mazzarino e Ariminensis, il nodo centrale resta "la sostenibilità delle attività ricettive". I piccoli alberghi, per adeguarsi agli standard richiesti di riqualificazione, devono affrontare "investimenti che possono superare il milione di euro, con una contestuale riduzione della capacità ricettiva. In un quadro caratterizzato da stagionalità limitata e prezzi medi contenuti, appare legittimo interrogarsi sui tempi reali di rientro di tali investimenti e sull’esistenza di strumenti di credito adeguati a supportare gli operatori del settore".
"Senza risposte concrete su questi aspetti, il rischio è evidente: quello di scaricare sulle imprese oneri difficilmente sostenibili, senza garantire reali prospettive di sviluppo economico e territoriale", chiosa Mazzarino.
20.3°