Rimini, i lefebvriani: “Non vogliamo lo scisma, aspettiamo che l’uragano passi”
Parla il priore don Ludovico Sentagne dopo la scomunica vaticana: “Continuiamo la nostra strada, siamo figli della Chiesa ma non accettiamo i cambiamenti dottrinali"
"Non vogliamo assolutamente lo scisma". "Aspettiamo che l'uragano passi". Intanto "continuiamo per la nostra strada". A spiegarlo è don Ludovico Sentagne, priore della comunità di lefebvriani di Rimini, dopo la scomunica vaticana della settimana scorsa.
"Domenica c'era ancora più gente a messa rispetto alle altre volte, erano attirati dalle notizie", racconta il sacerdote. Il vortice mediatico attorno la nomina di quattro vescovi della Fraternità Pio X, in contrasto con Roma, ha dato visibilità alla chiesa nascosta nella prima campagna riminese che sorge in un ex capannone artigianale di cuoio. Qui vivono quattro sacerdoti che servono messa nelle sedi di Emilia-Romagna, Toscana e Marche. Una volta al mese volano persino in Sicilia. Sempre da Rimini proviene l'attuale superiore generale, Davide Pagliarani.
"La scomunica ce l'aspettavamo - afferma Sentagne - anche se abbiamo visto due pesi e due misure. I veri scismatici, come l'Arcivescovo di Canterbury, sono ricevuti con onori. Mentre noi che chiedevamo il pane della vera dottrina riceviamo la pietra della scomunica. Ma restiamo figli della Chiesa".
"Tra l'altro - prosegue il sacerdote - uno scisma non è una semplice disobbedienza al Papa. È rifiutare l'autorità del Papa come tale, come hanno fatto gli ortodossi. Noi accettiamo l'autorità del Papa, ma non accettiamo i cambiamenti dottrinali". "Non vogliamo fare una Chiesa parallela - assicura il priore - e lo abbiamo provato in questi 40 anni, da quando abbiamo fatto i vescovi nell'88. Roma aveva riconosciuto che non c'era scisma. Aspettiamo tempi migliori, ma proseguiamo".
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