Rimini, la rivincita della dirigenza. La mano di Troise: l'allenatore conta più del mercato
Rimini vola, Troise ha preso in mano la squadra
di Riccardo Giannini
“Meglio perdere una partita per 4-0 che quattro partite per 1-0”. Il vecchio detto calza a pennello per il Rimini, che dal pesante rovescio subito a Pontedera, gara dell’esordio in panchina di Troise, ha messo in fila nove risultati utili, undici considerando la Coppa Italia.
È una squadra, peraltro, che ha evidenti margini di crescita: Marchesi, Lombardi e Delcarro non si sono espressi ancora ai loro livelli, a causa dei problemi fisici pregressi. La rosa del Rimini si è scoperta più profonda di quanto ci si potesse aspettare e non solo in attacco (dove c’è effettivamente abbondanza).
Tutto questo grazie al lavoro di valorizzazione della rosa da parte dell’allenatore Emanuele Troise, arrivato a Rimini tra diffidenza (eufemismo!) e scetticismo, con l’etichetta di “perdente” per la rimonta subita dalla sua Cavese, nonostante qualche valida referenza (ad esempio del ds Fusco, la cui competenza non può essere messa in dubbio dalla stagione negativa dalla Spal).
Troise ha ricostruito le fondamenta della squadra, che infatti non solo concede pochissimo gol, ma anche pochissimi tiri. In questo modo ha ridato certezze e fiducia ai giocatori e piano piano ha ritrovato gli Under, che erano finiti (non a torto, precisiamo) nel mirino della critica. Il Rimini ha continuato a inanellare risultati anche quando di giovani ne ha rimessi tre, in campo. Lepri, Semeraro, Iacoponi, ma anche Leoncini e Rosini, sono cresciuti; e pure Stanga ha risposto presente quando è stato chiamato in causa.
Troise sta lavorando benissimo dal punto di vista tattico. E l’ultima modifica, il 4-3-2-1 con Lamesta e Delcarro alle spalle della punta, è piuttosto stuzzicante, perché può valorizzare le capacità di inserimento e i movimenti senza palla dell’ex Ancona. Il Rimini ora difende benissimo a quattro, con gli stessi interpreti che andavano in barca quando si difendeva in cinque. Langella spostato davanti alla difesa ha dato più filtro, ma la cura dei movimenti difensivi (esemplari le diagonali di Lepri, adattato a sinistra) ha fatto segnare la svolta. Lontani i tempi in cui le mezzali e gli attaccanti avversari “banchettavano”, infilandosi negli spazi lasciati tra il braccetto e il quinto di destra.
Certamente la società ha avuto un doppio merito: il cambio in panchina e la scelta di Troise, ma anche l’investimento su un portiere come Colombi, arrivato da svincolato. Di tiri ne subisce pochi, ma in tante partite ha fatto il miracolo sull’unica conclusione arrivatagli nello specchio della porta, come con la Carrarese. Puntare sul portiere Under non ha pagato. Ma la società ha corretto in corsa, con decisione, senza aspettare il mercato di gennaio.
Per il quale ci aspettiamo poco, perché non ha senso modificare equilibri ricostruiti faticosamente. Partiranno i giovani che hanno bisogno di giocare: Passador, Bouabre, Acampa e anche Accursi. Poi c’è da sistemare la questione Allievi. Un terzino sinistro per dare il cambio a Semeraro e un vice Langella sono più che sufficienti per un Rimini che deve continuare a valorizzare ciò che ha, senza farsi prendere da un’ingiustificata “bulimia”. A meno che si presenti qualche occasione significativa anche in vista della prossima stagione. Qualcuno invoca un centrocampista di qualità. Ma al Rimini di Troise non serve un centrocampista di qualità. Langella-Megelaitis sono una cerniera perfetta e in crescita, Iacoponi un’arma tattica. Questo Rimini non gioca con il fioretto, ma con la spada: mettere in discussione questo principio significa gettare a mare tutto il buon lavoro fatto.
Per il futuro si vedrà: l’asticella si alza piano piano, ma ora non bisogna farsi prendere dalla fretta. E non farsi ossessionare dal mercato. Oggi il calcio si accompagna a principi di sostenibilità, sul mercato si opera con parametri più restrittivi, dalla A alla C. Non sono più i tempi del “voglio la punta” o nella nuova declinazione “voglio il centrocampista di qualità”, della lista della spesa (“Alla mia squadra serve un terzino, un difensore, una mezzala, un regista, un centravanti”). Il ruolo dell’allenatore è finalmente tornato centrale. La tattica è la “fionda” che permette a Davide di battere Golia. L’allenatore deve valorizzare il gruppo, mostrando la giusta flessibilità.
E il Rimini sembra aver scelto il condottiero giusto. È stato quello giusto per risalire dall’ultimo posto in classifica, ma Troise ha le qualità per porsi obiettivi più ambiziosi. Una rivincita per quella dirigenza messa alla berlina, il giorno della scelta del nuovo allenatore, nel segno anche di un “Nostalgismo” ingiustificato e assolutamente prematuro: le prospettive infatti, ora, sono quelle di migliorare il campionato dell’anno scorso, impiegando stabilmente tre Under.
Il Rimini, questi sono i fatti dopo tante chiacchiere social, si è ripreso dalla crisi, la classifica inizia a sorridere, la “Squadra da D” è nella colonna di sinistra, il “carro” è stracolmo.
La riqualificazione dell’incompiuta “Cittadella dello sport” e il il restyling dello stadio Neri sono altri due tasselli di un progetto ambizioso, seppur nel rispetto della sostenibilità: se sarà quello giusto, lo vedremo nel corso del tempo. Ma i primi fatti, in risposta alle critiche, sono realtà.
Godiamoci questo Rimini. E pazienza per le divise da trasferta dai colori improponibili (e quella nera dai numeri illeggibili).
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