Rimini, maestra condannata per abuso di mezzi di correzione: pena sospesa

Due mesi di reclusione e 5mila euro di risarcimento ai genitori di un ex alunno. Le contestazioni riguardavano episodi avvenuti in una scuola elementare tra settembre e dicembre 2022

A cura di Redazione
16 ottobre 2026 09:54
Rimini, maestra condannata per abuso di mezzi di correzione: pena sospesa - Foto di archivio
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Due mesi di reclusione, con la sospensione della pena, e un risarcimento di 5mila euro ai genitori di un ex alunno, costituitisi parte civile. È la condanna pronunciata in primo grado nei confronti di un'insegnante di sostegno di 51 anni, oggi in servizio in un'altra regione, per episodi avvenuti in una scuola elementare di Rimini tra settembre e dicembre 2022.

Il collegio giudicante, presieduto da Adriana Cosenza, ha riconosciuto il reato di abuso di mezzi di correzione. Nel corso del dibattimento, infatti, l'accusa iniziale di maltrattamenti è stata riqualificata in questa fattispecie. La vicenda era nata dalle segnalazioni di colleghe e genitori, che avevano fatto emergere una serie di comportamenti contestati alla docente nei confronti di alcuni bambini. Tra gli episodi ricostruiti in aula, quello di un alunno mancino che, all'inizio di ottobre, sarebbe stato costretto dall'insegnante a impugnare le forbici con la mano destra per ritagliare una scheda, nonostante la docente sapesse che il bambino utilizzava la sinistra.

Un'altra contestazione riguardava le parole rivolte a un bambino con disabilità. Nel mese di settembre, secondo l'accusa, la maestra gli avrebbe detto che non era capace di fare nulla. Il piccolo avrebbe reagito piangendo e, nei giorni successivi, avrebbe manifestato malesseri e turbamenti. Nel procedimento è stato esaminato anche un episodio che coinvolgeva un bambino di sei anni, intento a toccarsi un dente che dondolava. In quell'occasione, alla docente sarebbero state attribuite espressioni come: «Non vedete che vi ignoro? Andate via che non vi calcolo».

Il pubblico ministero Davide Ercolani aveva chiesto una condanna a tre anni di reclusione. L'insegnante, sottoposta a perizia, è stata ritenuta pienamente capace di intendere e di volere. La sentenza di primo grado ha stabilito una pena più contenuta, oltre al risarcimento in favore dei genitori dell'ex alunno che si erano costituiti parte civile, assistiti dall'avvocato Andrea Mandolesi. La difesa della parte civile ha espresso insoddisfazione per l'esito del processo e ha sollevato critiche anche per il mancato intervento dell'Ufficio scolastico provinciale, che non si è costituito parte civile. Il pubblico ministero, secondo quanto riferito, starebbe valutando l'impugnazione della sentenza.

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