Rimini perde le edicole: in provincia quasi la metà scomparse in quindici anni
L'assessore Bragagni: "Le edicole non sono solo negozi, ma presìdi sociali"
Il calo delle edicole nel territorio provinciale di Rimini rappresenta un fenomeno ormai strutturale, che riflette un cambiamento profondo nelle abitudini di consumo dell’informazione e pone interrogativi rilevanti sul futuro di un presidio storico delle comunità locali. A commentare i dati è l’assessore ai servizi civici di Rimini Francesco Bragagni, che sottolinea come la progressiva scomparsa delle rivendite non sia soltanto una questione economica, ma anche sociale e culturale.
Dal 2010 a oggi, le edicole della provincia sono passate da 248 a 134, con una riduzione del 46%. Un dato in linea con il quadro nazionale, che registra un calo del 43% nell’arco di vent’anni, e che testimonia il passaggio sempre più marcato verso l’informazione digitale. Secondo Bragagni, “la crisi dell’editoria cartacea non può essere letta solo in termini di mercato: le edicole svolgono una funzione di prossimità che va ben oltre la semplice vendita di giornali, soprattutto nei centri più piccoli”.
I numeri forniti da Infocamere ed elaborati dalla Camera di Commercio della Romagna evidenziano come al 31 dicembre scorso ben undici comuni della provincia siano rimasti completamente privi di punti vendita al dettaglio di quotidiani e periodici. Si tratta di Casteldelci, Gemmano, Sassofeltrio, Maiolo, Montegridolfo, Torriana, Montecolombo e Montefiore, che già nel 2010 non disponevano di edicole, a cui si aggiungono Montescudo e Pennabilli, che le hanno perse nel corso degli anni.
Nel capoluogo, Rimini, le edicole sono oggi 56, più che dimezzate rispetto alle 116 di quindici anni fa (-51,7%). Cali percentuali significativi si registrano anche a Riccione (-43,6%) e a Bellaria, dove si è passati da 20 a 8 punti vendita (-60%). Fa eccezione San Giovanni in Marignano, che conta attualmente quattro edicole, una in più rispetto al passato.
Per l’assessore Bragagni, questo progressivo diradamento non produce soltanto effetti economici sulla filiera dell’editoria, ma comporta anche un impoverimento del tessuto sociale, in particolare nei contesti di paese dove l’edicolante rappresenta spesso un punto di riferimento e un presidio informale di comunità. “La chiusura di un’edicola – osserva – significa perdere non solo un servizio, ma anche uno spazio di relazione e di accesso all’informazione, che resta fondamentale per la partecipazione civica”.
L’amministrazione comunale, pur tra difficoltà normative, ha continuato a sostenere il settore attraverso misure specifiche, come il Piano delle Edicole e l’accesso ai contributi statali fino a 4 mila euro. Dopo la sospensione, da parte del Ministero dell’Interno, della possibilità di rilasciare certificati anagrafici nelle edicole, il Comune ha mantenuto un impegno costante nel favorire la tenuta economica delle attività.
Secondo Bragagni, tuttavia, gli interventi locali non bastano: “Serve un’azione più decisa da parte del governo centrale, con misure strutturali in grado di garantire la sostenibilità delle edicole e una presenza capillare sul territorio, a tutela di un patrimonio che è insieme economico, sociale e democratico”.
6.8°