Rimini, si vince con la difesa. Cernigoi non sia un capro espiatorio

Rimini, il bilancio dell'andata dopo l'arrivo di Troise sulla panchina

A cura di Riccardo Giannini Redazione
01 gennaio 2024 06:55
Rimini, si vince con la difesa.  Cernigoi non sia un capro espiatorio - Cernigoi
Cernigoi
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di Riccardo Giannini

Due sconfitte consecutive hanno smorzato un po’ di entusiasmo in casa Rimini, ma non devono costituire un dramma, nella piena consapevolezza dell’equilibrio che regna nel girone B: in sostanza “la caduta” è sempre dietro l’angolo, specie quando il serbatoio della benzina va verso la riserva. Santa sosta, dunque.

Faccio comunque ammenda. La vittoria in Coppa contro il Vicenza aveva ingolosito il mio palato, ma la feroce applicazione difensiva del Rimini vista nel ciclo di dodici partite consecutive senza sconfitte (mi) ha spinto verso un ottimismo esagerato. Le ultime due sconfitte del 2023 hanno accorciato il vantaggio sulla zona playout, ma sono state frutto soprattutto della stanchezza.

Quando una squadra è stanca, tende ad allungare le distanze tra i reparti.

Quando il Rimini rimane “corto”, con il baricentro basso, e chiude tutte le linee di passaggio, diventa poi letale nelle ripartenze affidate a Lamesta, con Morra prezioso nel lavoro di sponda (spesso una vera e propria “cucitura” da centrocampista aggiunto, per aprire gli spazi). Quando Lamesta non riesce sullo scatto a bruciare i propri marcatori, allora le ripartenze si fanno meno efficaci e l’infortunio di Capanni, giocatore meno esplosivo nello scatto, ma bravissimo nel dribbling, toglie un’altra risorsa preziosa alla squadra.

Langella si abbassa a protezione dei centrali; intercetta e fa ripartire la manovra. Con la squadra “lunga”, lui e Megelaitis si ritrovano a coprire infinite porzioni di campo. Gigli e Pietrangeli sono un “muro” fin quando la squadra non si allunga: altrimenti si aprono linee di passaggio in profondità o si crea quella “terra di nessuno” tra difesa e centrocampo che può diventare terra di conquista per gli avversari.

Il Rimini deve ritrovare freschezza di gamba e continuare a puntare sulla crescita del collettivo. Il mercato di gennaio è occasione per puntellare il gruppo, non per cambiarlo radicalmente.

Al Rimini serve un terzino sinistro Under da alternare a Semeraro, per rimpiazzare Acampa. Con il rientro di Tofanari ci saranno nove giocatori per 4 posti (Lepri è utilizzabile anche come centrale). Ci sono sul mercato difensori centrali che possano fare la differenza? Sì, ma ci vogliono i “big money”. Se si deve comprare tanto per comprare, meglio rimanere con gli attuali che danno garanzia di rendimento.

A centrocampo un sostituto di Langella è necessario, un altro acquisto è una mezzala Under più fisica da alternare a Iacoponi e Leoncini. In attacco il trio Lamesta-Morra-Ubaldi è impraticabile per ragioni tattiche. Cernigoi e Capanni sono elementi capaci di cucire il gioco, collegando centrocampo e attacco. Cernigoi si è messo a disposizione dell’allenatore con grande spirito di sacrificio. Ma l’attaccante scuola Milan ha sbagliato palle gol significative. Colpa della minor lucidità per il tanto lavoro “sporco” fatto?

Cernigoi non deve però diventare il capro espiatorio per gli ultimi due risultati negativi. Il suo ruolo rimane quello di Morra, centravanti. Morra rimane il migliore dei tre. Tre, perché il Rimini di centravanti ne ha tre. Forse troppi. O meglio, il terzo centravanti poteva essere un Under. Con Accursi e Selvini c’è troppa abbondanza sulle fasce. Ergo, prima di comprare un attaccante esterno bravo nell’uno contro uno, un titolare di pari livello a quelli già presenti, bisogna sfoltire l’organico. Selvini è già ripartito destinazione Frosinone, assieme al terzino Bouabre. Vedremo se ci saranno altri tagli.

Il mercato di riparazione rimane un’opportunità per migliorare, ma ribadiamo, non si deve comprare tanto per comprare. E non deve diventare, per il tifoso, il momento delle (grandi) aspettative, poi facilmente disilluse.

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