Riviera romagnola: estate positiva ma il pienone non basta
Arrivi e pernottamenti in crescita, fatturato a doppia cifra. Per Emilio Zorini, però, il vero obiettivo è aumentare il valore dell’ospite: «L’hotel pieno non significa necessariamente hotel che guadagna»
La Riviera romagnola archivia l'estate con numeri positivi: nel primo semestre 2,79 milioni di arrivi (+0,77%) e 9,85 milioni di pernottamenti (+3,30%), maggio a doppia cifra e camere occupate al 90-95% a Ferragosto. Dietro il consuntivo, però, c’è una lettura meno rassicurante.
A proporla è Emilio Zorini, consulente e fondatore di Bee Family, che monitora oltre cinquanta strutture. «Le presenze sulla costa e le notti vendute negli hotel che seguiamo sono cresciute attorno al 3%. Il fatturato, invece, è salito a doppia cifra. La differenza non l’ha fatta il numero dei clienti, ma il valore generato da ciascun ospite».
Sulla stagione hanno pesato caldo record, costo dei carburanti e incertezza internazionale, che ha frenato i viaggi a lungo raggio. Molti italiani sono rimasti nel Paese, mentre l’offerta romagnola ha favorito le prenotazioni tardive. «Chi era preparato ha sfruttato quella domanda; gli altri l’hanno usata come ancora di salvezza. Ma - si chiede Zorini - possiamo fondare gli investimenti su condizioni che non controlliamo?».
L’immagine simbolo è la distanza fra alberghi pieni e stabilimenti semideserti. A luglio i gestori dei bagni hanno segnalato cali del 15-20% e diversi voucher spiaggia sono rimasti inutilizzati. Con temperature percepite oltre i quaranta gradi, molti ospiti hanno preferito piscine, ombra ed entroterra.
Per Zorini è cambiato il prodotto turistico: "L’hotel è diventato il luogo della vacanza, non più soltanto quello in cui dormire. Chi aveva servizi e spazi adeguati ha intercettato la nuova esigenza; chi non li aveva ha ospitato persone costrette a stare scomode".
L’altro nodo è la qualità dei ricavi. Nelle strutture monitorate agosto ha prodotto più fatturato vendendo meno notti, con il ricavo medio per camera cresciuto di oltre sei punti. «L’obiettivo è ottenere il cento per cento del fatturato con l’ottanta per cento di occupazione: diminuisce la pressione sulla struttura, migliora il servizio e cresce il margine».
Il limite, secondo Zorini, è culturale: "Molti albergatori - spiega - considerano una sconfitta le righe vuote nel planning. Ma il tutto esaurito è spesso una rassicurazione emotiva, non un obiettivo aziendale. La scarsa formazione sui numeri porta inoltre a ritoccare il listino senza una vera pianificazione".
Anche i consumi invitano alla prudenza: la spesa extra non ha seguito la crescita delle camere e le famiglie più numerose hanno arretrato. «È la trappola più vecchia del mestiere: confondere l’hotel pieno con l’hotel che guadagna».
La prossima estate si costruisce ora. Settembre e ottobre servono a definire prodotto, posizionamento e listino. Attrattività e pianificazione sono le priorità: ogni struttura deve diventare una scelta, non un ripiego. «Pensare che questa stagione rappresenti il nuovo standard sarebbe la conclusione più comoda. E la più pericolosa», conclude Zorini.
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