Sabotaggio treni sulla linea Bologna-Rimini-Ancona, uno degli ordigni non ha funzionato
Proseguono gli accertamenti della Digos
Proseguono le indagini della Digos sui danneggiamenti alla rete ferroviaria avvenuti ieri mattina (sabato 7 febbraio) a Castel Maggiore, nel Bolognese, che hanno interessato i cavi dell’Alta Velocità del nodo di Bologna Centrale, uno snodo strategico per il traffico ferroviario nazionale. Gli accertamenti, coordinati dalla Procura di Bologna, si concentrano in particolare sui resti dei dispositivi incendiari utilizzati per il sabotaggio. Gli investigatori stanno inoltre valutando un possibile collegamento con un altro episodio di danneggiamento avvenuto sempre nella giornata di ieri a Pesaro, lungo la linea ferroviaria Ancona–Rimini.
Al centro dell’attenzione c’è soprattutto l’ordigno che non ha funzionato come previsto. I due dispositivi sono stati individuati dalla Polizia scientifica all’interno di un pozzetto che ospita cavi essenziali per la circolazione dei treni. Uno di essi ha provocato un incendio che ha tranciato i cavi, determinando il blocco della circolazione ferroviaria in direzione Venezia. Il secondo, di analoga fattura, avrebbe dovuto colpire la linea in direzione Ancona, ma non ha prodotto gli effetti ipotizzati da chi lo ha collocato.
Parallelamente, gli inquirenti stanno passando al vaglio le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nell’area della stazione. Un’analisi resa complessa dall’orario in cui sarebbero stati posizionati i dispositivi, intorno alle 6 del mattino, quando la zona era ancora completamente al buio.
Il fascicolo d’indagine è al momento aperto contro ignoti. I reati contestati, allo stato attuale, sono incendio doloso e interruzione di pubblico servizio.
9.7°