Santa Piada, c'è anche la Sangiovesa che lancia la Pidamisù

Si tratta di un prodotto dolce che affianca la classica salsiccia e cipolla e una versione fritta con squacquerone e fichi caramellati

24 giugno 2026 12:59
Santa Piada, c'è anche la Sangiovesa che lancia la Pidamisù -
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La piada come la conosciamo oggi è figlia del Novecento e sono proprio i chioschi ad averla in qualche modo codificata”. Le parole dello storico Piero Meldini, pronunciate proprio a La Sangiovesa in occasione di una giornata dedicata alla storia di questa icona della Romagna, collegano le origini di questo pane povero alla modernità di un prodotto che è lontano da quelle radici popolari fatte di fame e farine poverissime. Nello stesso spirito la Sangiovesa, custode di un prodotto simbolo della Romagna, prova a rinnovarlo con una proposta che gioca con la storia.

“La tradizione è la nostra lingua, per questo possiamo giocare con lei”
: le parole di Massimiliano Mussoni, cuoco de La Sangiovesa di Santarcangelo di Romagna, mescolano memoria e futuro senza tradire lo spirito di questo pane popolare. La Sangiovesa, con la solita, maniacale attenzione alla filiera, partecipa a Santa Piada a Santarcangelo con tre proposte: oltre alla classica con salsiccia di Tenuta Saiano e cipolla, una versione fritta farcita con squacquerone e fichi caramellati e la novità assoluta del Pidamisù, piada con crema al mascarpone, caffè e cioccolato.

“La piadina è uno dei capisaldi della Sangiovesa, proposta dal primo giorno di apertura e sempre cotta in diretta dalle nostre piadinare davanti ai clienti dell’osteria, forte di una filiera locale di qualità e con gesti rigorosamente nella tradizione. Siamo custodi di uno dei simboli della Romagna, ma proprio per questo una volta all’anno ci sentiamo liberi di portare la piadina fuori dai suoi canoni più classici. È un momento di libertà, confronto, divertimento
”, evidenzia Massimiliano Mussoni, sottolineando lo spirito che è nella partecipazione della storica Osteria di Santarcangelo all’evento Santa Piada. La tradizione, come una lingua, si rinnova proprio nell’uso di chi la maneggia con confidenza e libertà.

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