Scandalo nel calcio riminese: procuratore chiede 12.000 euro a giovane calciatore
L'imputato è accusato di aver ricevuto l'ingente somma in tre rate, tramite assegni e bonifico
Riprenderà il 10 novembre il processo a carico di un procuratore e dirigente calcistico, che deve rispondere di estorsione: secondo il teorema accusatorio, chiese 12.000 euro al padre di un calciatore, che all’epoca dei fatti aveva 20 anni, affinché quest’ultimo potesse giocare in una squadra di calcio del territorio riminese, la cui società è estranea alla vicenda e non interessata dal processo.
Il giovane nel campionato 2014-2015 militava in una società abruzzese con anni di trascorsi nelle categoria professionistiche. Fu contatto dal procuratore che imbastì il trasferimento, per l’estate 2015, dalla sua squadra dell’epoca a quella riminese. Ma il calciatore, iniziata la stagione, si ritrovò sempre in tribuna, a mercato chiuso. E a quel punto, secondo la denuncia presentata dal giovane e dal padre, scattò la richiesta di denaro.
I due, assistiti dall’avvocato Maurizio Vannoni, saranno sentiti dal giudice nella prossima udienza del processo.
L’imputato, difeso dall’avvocato Mario Ciafrè, è accusato di aver ricevuto l’ingente somma in tre rate, tramite assegni e bonifico. Soldi che sono stati versati non su un conto diretto dell’imputato, ma su quelli di una società sportiva marchigiana. Un aspetto su cui il processo dovrà fare chiarezza.
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