Sciopero medici di famiglia, anche Rimini si prepara alla protesta: “Più obblighi, meno tempo per i pazienti"

Sul tema interviene Luca Campisi di Futuro Nazionale: "Il lavoro del medico di famiglia non si esaurisce nelle ore in cui la porta dell’ambulatorio è aperta"

08 settembre 2026 13:04
Sciopero medici di famiglia, anche Rimini si prepara alla protesta: “Più obblighi, meno tempo per i pazienti" - Medico - Foto di repertorio
Medico - Foto di repertorio
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Anche a Rimini i medici di medicina generale sono pronti ad aderire allo sciopero in programma martedì 15 e mercoledì 16 settembre. La protesta è motivata dall'Accordo collettivo nazionale firmato a giugno, in particolare per quanto concerne l'organizzazione dei lavori nelle Case di Comunità. Sul tema arrivano le riflessioni del "vannacciano" Luca Campisi di Futuro Nazionale: "Uno dei temi principali è il Ruolo Unico di Assistenza Primaria. Il nuovo modello prevede che all’attività svolta con i propri assistiti si affianchi quella oraria sul territorio, comprese le attività che possono essere svolte nelle Case di Comunità. Ed è qui che nasce uno dei punti più discussi: il cosiddetto debito orario. In pratica, in base al numero di assistiti, il medico può essere chiamato a svolgere un certo numero di ore nell’ambito dell’assistenza territoriale".

Aggiunge Campisi: ” Viene contesta questa impostazione e si chiede che l’attività nelle strutture territoriali possa essere svolta volontariamente, attraverso uno specifico rapporto orario. Può sembrare una questione puramente contrattuale, ma nella pratica quotidiana il problema è più ampio. Il lavoro del medico di famiglia non si esaurisce nelle ore in cui la porta dell’ambulatorio è aperta. Ci sono le visite domiciliari, le telefonate, le richieste degli assistiti, le prescrizioni, i certificati e una quantità crescente di adempimenti burocratici. A tutto questo, per i medici che entrano oggi nella Medicina Generale, può aggiungersi l’attività oraria territoriale. Il rischio che viene evidenziato è quindi quello di aumentare progressivamente gli obblighi, senza garantire, nello stesso tempo, tutele adeguate".

Nello specifico, sul tema Case di Comunità, Campisi argomenta: "Se una parte dell’orario del medico viene obbligatoriamente destinata ad altre attività territoriali, bisogna infatti chiedersi quale effetto questo possa avere sul tempo dedicato ai propri assistiti. È un aspetto tutt’altro che secondario. La continuità del rapporto con il paziente rimane una delle caratteristiche fondamentali della Medicina Generale e qualsiasi riorganizzazione dovrebbe riuscire a preservarla".

"La Medicina Generale sta cambiando rapidamente. Nel frattempo deve affrontare pensionamenti, carenza di medici in alcune zone, un numero crescente di pazienti con patologie croniche e una popolazione sempre più anziana. Riorganizzare l’assistenza territoriale è necessario. Ma sarà altrettanto importante capire quale Medicina Generale vogliamo costruire. Perché rendere il sistema più integrato non dovrebbe significare rendere più difficile il lavoro quotidiano negli studi o ridurre il tempo che il medico può dedicare ai propri pazienti. Alla fine resta una cosa molto semplice: il medico di famiglia continua a essere, per molti cittadini, il primo punto di riferimento quando c’è un problema di salute. Ed è da questo rapporto che qualsiasi riforma dovrebbe partire", chiosa Campisi.

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