Scuola e denatalità, Bellini: "Meno studenti non significa meno scuola"
Le proiezioni demografiche prevedono una riduzione del 16% della popolazione scolastica in Emilia-Romagna entro il 2040
Le proiezioni demografiche elaborate dalla Fondazione Agnelli su dati Istat ci parlano di un progressivo calo degli studenti nei prossimi anni. Ma la vera domanda che questi dati pongono alle istituzioni e alle comunità non è quanta scuola potremo permetterci, bensì quale scuola vogliamo costruire per i bambini e i ragazzi che ci saranno.
In Emilia-Romagna il calo previsto della popolazione scolastica entro il 2040 sfiora il 16%, mentre a livello nazionale supera il 21%. Sono numeri che meritano attenzione. Ma sarebbe un errore leggerli esclusivamente attraverso una logica contabile, come se il tema riguardasse soltanto il numero delle classi, degli insegnanti o delle strutture necessarie.
La scuola non è più quella di trent’anni fa
« La scuola di oggi non è più quella di trent'anni fa », sottolinea la vicesindaca del Comune di Rimini Chiara Bellini.
« Negli ultimi anni la scuola è diventata sempre più un luogo di inclusione, socializzazione e crescita personale, un punto di riferimento fondamentale per le famiglie e per la comunità. Sono aumentate le esigenze di inclusione, la richiesta di tempo scuola, di mense, di opportunità educative pomeridiane e di servizi capaci di sostenere la conciliazione tra vita familiare e lavoro .
Per questo la denatalità non può essere affrontata come una semplice proporzione matematica tra meno studenti e meno investimenti. Se la scuola oggi svolge più funzioni educative, sociali e inclusive di ieri, il calo degli studenti può diventare un'opportunità per investire ancora di più sulla qualità educativa, sull'attenzione ai percorsi individuali e sull'innovazione didattica ».
La risposta di Rimini
A Rimini questa trasformazione è già sotto i nostri occhi. Negli ultimi anni l'Amministrazione comunale ha progressivamente rafforzato gli investimenti nei nuovi nidi e nei servizi educativi per l'infanzia, nella realizzazione di nuove mense scolastiche, nelle esperienze di tempo pieno e tempo prolungato creativo, nelle politiche per l'inclusione scolastica e in una rete sempre più ampia di opportunità educative fino ai centri estivi.
Una scelta che trova conferma anche nei numeri. Negli ultimi cinque anni la spesa comunale dedicata all'inclusione scolastica è passata da circa 5,5 a 8 milioni di euro all'anno, mentre gli alunni con disabilità sono aumentati mediamente del 6-7% ogni anno, in controtendenza rispetto all'andamento demografico. Nello stesso periodo sono stati attivati nuovi servizi di supporto educativo e post-scuola, come il progetto Fuori Classe e il servizio di pasto aggiuntivo, che coinvolgono oltre 200 bambini. Parallelamente è stata ampliata l'offerta dei nidi pubblici per più di 250 bambini ed è stato rafforzato il sostegno ai ragazzi con disabilità dai 3 ai 19 anni per consentire la partecipazione ai centri estivi.
Non si tratta di interventi separati tra loro, ma della risposta strutturale a un cambiamento profondo della società e dei bisogni delle famiglie. Anche in una fase segnata dal calo delle nascite, continuare a investire nell'educazione, nell'inclusione e nei servizi di supporto alla genitorialità significa garantire maggiori opportunità di crescita ai minori e offrire alle famiglie strumenti concreti per affrontare le sfide del presente.
« La risposta che Rimini sta dando a queste dinamiche – conclude la Bellini - passa da un concetto più ampio, quello di una città educante: una comunità che considera l'educazione non una voce di spesa da comprimere, ma il più importante investimento sul proprio futuro. La denatalità non ci chiede di fare meno scuola. Ci offre l'opportunità di fare una scuola migliore».
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