Scuola vandalizzata ad Halloween, la sindaca ai responsabili: "Il coraggio non è distruggere"
La prima cittadina: "Chiedete scusa e ripariamo insieme. Siamo pronti a perdonare"
"Danneggiare una scuola significa mancare di rispetto a un luogo che ogni giorno accoglie, educa e fa crescere centinaia di giovani. Significa colpire una comunità, ferire il lavoro di chi in quella scuola opera quotidianamente e compromettere un patrimonio che appartiene a tutti". Così la sindaca Lara Gobbi oggi (6 novembre), durante la manifestazione organizzata al parco delle medie di Verucchio, dopo i fatti di Halloween. La prima cittadina evidenzia non si sia trattato di bravate o scherzi, bensì di un gesto ben più grave. "A chi ha compiuto questi gesti voglio rivolgere un rimprovero, senza ambiguità: fermatevi a riflettere. Chiedetevi perché lo avete fatto, che cosa avete dimostrato e soprattutto che cosa avete lasciato agli altri. Il coraggio non è distruggere. La forza non è danneggiare. Essere grandi non significa trasgredire le regole o cercare il consenso degli amici attraverso comportamenti sbagliati. Essere grandi significa saper rispettare gli altri, assumersi le proprie responsabilità e avere il coraggio di riconoscere i propri errori".
La sindaca si sofferma sul concetto di responsabilità: "Sbagliare può capitare, soprattutto durante la crescita. Ma un errore non deve diventare un alibi. Deve diventare un'occasione per capire, per imparare e, quando necessario, per rimediare.
Voglio dirvi una cosa importante: questa città non è un giudice severo che vuole solo punire. Questa città è la vostra casa. E come in ogni casa, quando si fa un errore, si chiede scusa e si ripara. Se qualcuno di voi ha partecipato a questi atti vandalici, o sa chi è stato, sappiate che la nostra porta non è chiusa. Il perdono non significa far finta di nulla, significa darvi fiducia. Significa credere che valete molto di più di un vetro rotto o di una panchina spaccata. Noi siamo pronti a perdonare e a ripartire insieme, ma voi dovete fare il primo passo: aiutateci a prenderci cura di ciò che è di tutti". Gobbi si rivolge poi a tutti i ragazzi di Verucchio: "A voi che andate a scuola, che praticate sport, che fate musica, che partecipate alle attività del paese, che coltivate passioni, amicizie e sogni. Non voglio che il comportamento irresponsabile di pochi finisca per gettare un'ombra su un'intera generazione. Non siete tutti uguali. E noi adulti abbiamo il dovere di riconoscere e valorizzare la parte migliore dei nostri giovani. Io credo nei ragazzi di Verucchio. Credo nella vostra energia, nella vostra intelligenza, nella vostra capacità di fare cose belle e importanti. Ma credo anche che dobbiamo imparare, tutti insieme, a distinguere la libertà dall'arroganza, il divertimento dalla mancanza di rispetto, il desiderio di sentirsi protagonisti dalla volontà di prevaricare gli altri".
L'amministrazione non si limiterà a condannare l'accaduto: "Vogliamo cogliere anche questa occasione per rafforzare il dialogo con i giovani, con le famiglie, con la scuola e con tutte le realtà educative del territorio. Perché educare non significa soltanto punire quando qualcuno sbaglia. Significa anche ascoltare, accompagnare, dare opportunità e costruire alternative. Ai genitori, agli insegnanti e a tutta la comunità chiedo di fare squadra. I ragazzi hanno bisogno di regole, di esempi, di presenza e di fiducia. Hanno bisogno di adulti capaci di dire dei no quando servono, ma anche di tendere una mano quando è necessario".
L'auspicio della sindaca è che "da questo episodio nascesse qualcosa di positivo: una maggiore consapevolezza del valore dei beni comuni, un senso più forte di appartenenza alla nostra comunità e la volontà di prenderci cura dei luoghi che sono di tutti.
La nostra scuola non è un bersaglio: è un bene da custodire. La nostra comunità non è qualcosa da danneggiare: è qualcosa da costruire insieme".
"Verucchio ha bisogno dei suoi giovani, della loro voglia di fare, delle loro idee e dei loro sogni. Il futuro di Verucchio è anche nelle vostre mani. Abbiate cura del vostro paese, della vostra scuola e della comunità di cui fate parte. Perché sentirsi parte di una comunità significa prima di tutto rispettarla", chiosa Gobbi.
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