Stop ai Diesel Euro 5 nelle grandi aree urbane della Regione: la norma "spunta" nella legge di semplificazione

I dubbi di Nicola Marcello di Fratelli d'Italia: "Auto immatricolate più o meno tra il 2011 e il 2015, macchine di famiglie, artigiani e piccole imprese"

23 luglio 2026 17:02
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La Regione Emilia Romagna è pronta a dare lo stop alla circolazione dei Diesel Euro 5 nelle grandi aree urbane, a partire dal 1° ottobre. E l'articolo attuativo della riforma spunta nel Refit 2026: una legge di semplificazione, che viene varato dall'amministrazione regionale per cancellare vecchie normative e sostituirle con nuove leggi. Secondo quanto riferito da Nicola Marcello di Fratelli d'Italia, il Refit porterà 15 milioni di spese nuove, ma non solo: l'articolo 13 recepisce lo stop alla circolazione dei Diesel Euro 5. "Stiamo parlando di auto immatricolate più o meno tra il 2011 e il 2015 – ha osservato Marcello –, cioè delle macchine di famiglie, artigiani e piccole imprese che spesso non hanno alternative. Una misura così pesante viene fatta scivolare dentro una legge di semplificazione, senza che l'Assemblea abbia potuto discutere davvero né gli effetti sociali ed economici né le misure compensative lasciate ai Comuni".

Marcello analizza anche l'articolo 8, che introduce nella legge urbanistica regionale il nuovo articolo 75 ter: stabilisce come i Comuni debbano recepire le mappe del rischio alluvioni e cosa debbano fare nelle aree colpite dagli eventi del 2023 e del 2024. "A tre anni dalla prima alluvione - ha detto il consigliere di Fratelli d'Italia - una Regione che si presenta come modello di governo del territorio dovrebbe avere regole già consolidate, già testate, già conosciute da Comuni, tecnici e cittadini. Invece, dopo il 75 bis inserito nel Refit del 2024, eccoci qui ad aggiungere un altro articolo dentro un provvedimento nato per altro. Continuiamo a rincorrere gli eventi invece di anticiparli". Il punto più delicato, osserva Marcello, è il comma 7: chi ha già un permesso in mano, in area a pericolosità media o elevata, per aprire il cantiere dovrà presentare una Scia in variante. "La norma non dice con precisione quando un intervento va considerato incompatibile, né entro quanto il Comune deve rispondere. Si toccano diritti edificatori già acquisiti e si lasciano cittadini e imprese nell'incertezza: per questo abbiamo lavorato a emendamenti che garantiscano criteri chiari e tempi certi". Marcello ha infine chiesto conto della condivisione della variante con l'Autorità di bacino del fiume Po e del confine di competenze tra Stato e Regioni sulla tutela dell'ambiente.

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