Supermercati chiusi di domenica, c'è chi dice no: "Non è la soluzione tornare al passato"

Corrado Della Vista (Conflavoro Pmi Rimini): "Centri cittadini sono un deserto? Non è colpa dei centri commerciali"

A cura di Riccardo Giannini Redazione
10 gennaio 2026 12:37
Supermercati chiusi di domenica, c'è chi dice no: "Non è la soluzione tornare al passato" - Supermercato chiuso REPERTORIO
Supermercato chiuso REPERTORIO
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Nel dibattito sul possibile ritorno alle chiusure domenicali di supermercati della grande distribuzione e centri commerciali, c'è chi si pone contro: è Corrado Della Vista di Conflavoro Pmi Rimini. Il ritorno al passato, secondo Della Vista, è proprio frutto di una visione "che guarda indietro, mentre oggi servono scelte capaci di interpretare il presente e costruire il futuro".

"Viviamo in un mondo che va avanti. Nelle grandi città italiane e, ancor di più, nei Paesi più avanzati, locali e centri commerciali sono aperti anche 24 ore su 24. Tornare oggi a parlare di chiusure appare fuori dal tempo e poco coerente con le reali abitudini delle persone, delle famiglie e dei turisti", premette Della Vista. Prima delle liberalizzazioni, quando i centri commerciali erano chiusi di domenica, "molte famiglie si spostavano oltre confine, nei Paesi confinanti con l’Italia, proprio per poter fare acquisti e trascorrere una giornata diversa". E Rimini, quando ancora era priva dei suoi centri commerciali, vedeva i propri cittadini riversarsi verso quello di Savignano sul Rubicone. "Questo dimostra un fatto semplice e inconfutabile, la domanda non si elimina chiudendo, si sposta.
E quando si sposta, il territorio perde valore, flussi economici e opportunità
", evidenzia.

Il centro commerciale, argomenta Della Vista, "non è solo consumo: è shopping, ma anche divertimento, e sempre più spesso cultura. È un luogo dove le persone si incontrano, socializzano, trascorrono tempo insieme. Per molte famiglie, giovani e anziani rappresenta uno spazio di aggregazione moderno, sicuro e accessibile, dove stare al riparo nelle giornate piovose o trovare refrigerio d’estate. È parte integrante del tempo libero contemporaneo e delle nuove abitudini sociali".

Conflavoro, in risposta a Confcommercio Rimini, evidenzia che i centri commerciali non causino la desertificazione dei centri cittadini: "no, generano movimento. Chi frequenta questi luoghi poi si sposta, scopre il territorio, va a mangiare sul lungomare, fa una passeggiata, visita un parco tematico. È indotto, non concorrenza. Per chi viene da fuori, è spesso il primo passo per entrare davvero nella città".

"Esistono numerosi esempi - argomenta Della Vista - che dimostrano come la concentrazione di attività simili non impoverisca, ma rafforzi l’attrattività. Zone con più ristoranti, più locali serali o più attività della stessa mercologia diventano poli di frequentazione più forti, non luoghi svuotati. Il commercio oggi funziona per integrazione, non per sottrazione".

"Se vogliamo davvero evitare una perdita di identità dei centri cittadini, la riflessione dovrebbe concentrarsi sulla qualità e sull’equilibrio dell’offerta commerciale, non sulla chiusura dei grandi poli. È legittimo interrogarsi sull’eccessiva concentrazione di negozi tutti uguali, spesso a basso valore aggiunto, che non contribuiscono né all’attrattività né alla vitalità urbana. Le città hanno bisogno di un mix commerciale equilibrato, fatto di attività qualificate, brand riconoscibili e proposte in grado di generare flussi", è l'analisi di Conflavoro, che risponde anche alla Filcams Cgil sul tema lavoro. "In questa discussione ci sono in ballo posti di lavoro reali, famiglie, stipendi. Conosco lavoratori che scelgono consapevolmente di lavorare nei fine settimana e nei giorni festivi per incrementare il proprio reddito. Quelle maggiorazioni fanno la differenza. Chiudere significa ridurre ore lavorabili, opportunità occupazionali e libertà di scelta.
Chi lavora nei centri commerciali fa comunque 40 ore settimanali, con riposi garantiti. La vera tutela non è chiudere, ma organizzare bene, turnazioni corrette, contratti chiari, diritti rispettati"


"Se davvero vogliamo rafforzare i centri cittadini, il tema non è abbassare le serrande altrove, ma rendere le città più accessibili. Parcheggi gratuiti o agevolati, soprattutto nei fine settimana, politiche di mobilità intelligente, servizi che permettano di muoversi senza stress. Una delle grandi convenienze dei centri commerciali è proprio la certezza del parcheggio gratuito. È su questi aspetti che bisogna intervenire", sottolinea Della Vista.

Non esiste, a suo dire, un modello valido per tutti: "Le chiusure domenicali possono funzionare in Paesi con stipendi elevati, welfare solido e sistemi urbani già strutturati, ma non sono automaticamente replicabili nel contesto italiano, e ancor meno in territori a forte vocazione turistica e di servizi dove commercio, tempo libero e socialità sono profondamente intrecciati. Per questo la strada non è quella dei divieti, ma dell’integrazione. I centri commerciali e i centri cittadini non sono nemici, possono e devono convivere. Il futuro delle città si costruisce migliorando l’accessibilità, la qualità dell’offerta, la mobilità e i servizi.
Chiudere è una rinuncia, organizzare è una scelta di visione".


"Il futuro non si governa con i divieti ma con visione, organizzazione e integrazione dei servizi. Chiudere non porta persone in centro, metterle nelle condizioni di arrivarci sì", chiosa il presidente di Conflavoro.

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