Tracciatori Gps nell’auto e messaggi su whatsapp: 68enne assolto da accuse di stalking

Anche la Procura aveva chiesto il proscioglimento dell’imputato, difeso dall'avvocato Mirko Damasco

16 giugno 2026 16:57
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Un 68enne riccionese è stato assolto, perché il fatto non sussiste, dall'accusa di atti persecutori nei confronti di una donna residente nel pesarese, per fatti risalenti a inizio 2025. Le indagini si sono concentrate sul rapporto tra imputato e persona offesa del reato: per il primo era in corso una relazione sentimentale, iniziata nel 2014; secondo la donna, che ha presentato denuncia nell'aprile 2025, si trattava solo di un legame di amicizia, benché fossero intercorsi dei rapporti sessuali. Il 68enne, difeso dall'avvocato Mirko Damasco, era accusato così di molestie e minacce, in particolare di aver utilizzato due gps "tracker", dispositivi di tracciamento, posti nell'automobile della donna, per tracciarne i movimenti. Al vaglio degli inquirenti anche messaggi inviati su Whatsapp. In uno, lui le aveva scritto: "Mi fai proprio schifo, la signora di sani principi". Il 68enne avrebbe anche telefonato a un collega della donna, dando seguito alle minacce di rivelare dettagli della loro relazione a colleghi e superiori. La Procura ha chiesto l'assoluzione dell'imputato, tesi accolta dal Tribunale.

“La vicenda è tra le più delicate, soprattutto oggi. Una querela per codice rosso e atti persecutori rischiava di sfociare in una condanna per una persona che si è difesa sin da subito respingendo ogni addebito", evidenzia l'avvocato Damasco, che entra nel dettaglio: "L’origine della contestazione è il rinvenimento, all’interno dell’auto, di dispositivi di tracciamento del percorso, riconducibili all’imputato e installati su un veicolo poi utilizzato da una donna con cui aveva intrattenuto una relazione dal 2014. Mai una lite o screzio negli 11 anni passati come amici intimi. Nessun motivo oggi, per attribuire valenza a dei dispositivi che avrebbero fatto rinvenire una goffa azione di controllo mai avvenuta. Una tesi accolta dalla stessa Procura, che ha chiesto l'assoluzione del mio assistito".

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