Turni fino a 18 ore al giorno in un kebab di Riccione: condannati tre gestori

Il Tribunale di Rimini ha condannato i tre gestori per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, lesioni e minacce

A cura di Michela Alessi Redazione
21 settembre 2026 17:15
Turni fino a 18 ore al giorno in un kebab di Riccione: condannati tre gestori -
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Nei giorni scorsi, all’esito di giudizio abbreviato, il Giudice per l’Udienza Preliminare del Tribunale di Rimini ha emesso una sentenza di condanna nei confronti di tre persone, gestori di un esercizio commerciale di rivendita kebab situato a Riccione. I tre sono stati ritenuti responsabili dei reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, nonché di lesioni personali e minacce.

Il provvedimento conclude una complessa attività investigativa condotta, tra il 2022 e il 2023, dalla Sezione Operativa del N.O.R. della Compagnia Carabinieri di Riccione, in sinergia con il Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro (NIL) di Rimini. Le indagini, sviluppate attraverso servizi di osservazione, indagini tecniche, accertamenti patrimoniali ed escussioni testimoniali, hanno fatto luce su un grave e sistematico quadro di sfruttamento ai danni di diversi lavoratori extracomunitari impiegati nel locale.

Dagli accertamenti era emerso come i dipendenti fossero sottoposti a turni massacranti, fino a 12-18 ore giornaliere senza alcun giorno di riposo, a fronte di retribuzioni palesemente difformi dai contratti collettivi di categoria. Il quadro indiziario aveva inoltre documentato un capillare controllo a distanza mediante telecamere, la costrizione in sistemazioni alloggiative degradanti e, in taluni episodi, il ricorso ad aggressioni fisiche, minacce e al trattenimento dei documenti d’identità. Oltre alla condanna penale e al pagamento delle spese processuali, il Giudice ha disposto la confisca e l’acquisizione al patrimonio dello Stato dei beni già sottoposti a sequestro preventivo, nonché di somme di denaro, saldi di conti correnti e beni mobili o immobili riconducibili agli imputati, fino alla concorrenza dell’importo di oltre 23.200 euro, ritenuto profitto del reato.

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